I sentieri del gusto
La provincia di Alessandria è “terra buona” soprattutto da gustare, coi suoi tesori gastronomici che danno vita a una cucina ricca e genuina, capace di far riscoprire sapori e aromi ormai sovente perduti e le occasioni per sperimentare la bontà dei prodotti. Numerose le manifestazioni autunnali dedicate al tartufo, “Tufo e Tartufo” a Odalengo Piccolo, la Fiera di Bergamasco (http://www.comune-bergamasco.it) e la “Trifola d’or” di Murisengo, la mostra a San Sebastiano Curone, la “Sagra del tartufo bianco” a Cella Monte (http://www.comune.cellamonte.al.it) e Acqui&Sapori di Acqui Terme (http://www.comuneacqui.it). Tutte le domeniche da giugno a ottobre è possibile unire cultura, enogastronomia e turismo aderendo all’iniziativa Andar per Cantine e Castelli, che unisce in un itinerario turistico le numerose cantine della Provincia (fra cui le Enoteche regionali di Vignale Monferrato e di Acqui Terme), le tenute agricole, le attività di agriturismo e i ristoranti tipici, in un progetto di tutela dell’alta qualità dei prodotti del nostro territorio. L’iniziativa fa parte di Castelli Aperti – Viaggio nelle terre del Basso Piemonte (che copre le province di Alessandria, Asti e Cuneo) ed è estesa ad alcune Aziende e Cantine nell’Astigiano. Il turista e l’intenditore hanno inoltre l’opportunità di partecipare, con guide specializzate, a tour enogastronomici, corsi di cucina, laboratori di produ-zione del formaggio, veri “laboratori del gusto” che vogliono avvicinare l’ospite ai ricchissimi giacimenti di sapori e profumi della nostra terra. Nel mese di dicembre Novi Ligure (http://www.comune.noviligure.al.it) diventa la capitale del gusto del basso Piemonte, con l’invito ad esplorare le “Dolci Terre di Novi”: focaccia, vini, dolci, tutta l’enogastronomia locale diventano il fil rouge fra Rassegna dei prodotti, Laboratori del Gusto (sotto l’egida di Slow Food), menù a tema dei ristoranti, momenti di costume (la centenaria Fiera di Santa Caterina) e di cultura (l’inizio della sempre ricca stagione teatrale).
giovedì 5 febbraio 2009
Sulle strade dei Campionissimi
La terra che ha dato i natali a Fausto Coppi e a Costante Girardengo non può non essere terra ciclabile. Ci si avvia sulle pendici delle colline che circondano Novi Ligure (http://www.comune.noviligure.al.it) e Tortona (http://www.comune.noviligure.al.it), sui 400 km della rete stradale provinciale, si sale circondati dal caldo abbraccio delle vigne (impa-gabile l’esplosione cromatica autunnale nei filari), per scendere risto-randosi nell’ombra di brevi tratti boscosi e rivivere emozionanti confronti, cimentandosi in gare sui tracciati di allenamento dei Campionissimi o pedalare con la noncurante lentezza del ciclista non professionista e trascorrere un pomeriggio immersi nella tranquillità.
Novi Ligure sembra possedere un terreno adatto per la bicicletta, tanto che il “Veloce Club Novese” nasce già nel 1893 (la bicicletta con trasmissione a catena ha appena 10 anni!), anno in cui vede la luce anche Girardengo, primo asso del ciclismo italiano, immor-talato dai versi di una canzone di De Gregori. Quando ancora non esistono clamorose apparizioni televisive Coppi e Girardengo (e tutti quelli che pedalano con loro) emozionano gli italiani con la loro umanità e semplicità così tipicamente piemontesi. Novese di adozio-ne (benchè nato a Castellania, paesino di un centinaio di abitanti), il campionissimo Fausto (assieme al fratello Serse) con 5 vittorie al Giro d’Italia e 2 al Tour de France ha appassionato intere genera-zioni, che accorrono ancora oggi al passaggio delle due tappe del Giro d’Italia e al Memorial Fausto Coppi.
Per mantenere viva la grande tradizione ciclistica del territorio sono visitabili il Mausoleo e il Museo Casa Coppi a Castellania e il Museo dei Campionissimi a Novi (www.museodeicampionissimi.it).
Per gli appassionati di ciclismo principianti o esperti sono disponibili alcuni percorsi ciclo-turistici permanenti di varia difficoltà (cartine e depliant dettagliati sono reperibili presso gli IAT della provincia) lungo le strade su cui i Campionissimi pedalavano, percorsi selezionati per far apprezzare il contatto diretto con queste vallate ricche di storia, natura e di sapori e odori indimenticabili.
La terra che ha dato i natali a Fausto Coppi e a Costante Girardengo non può non essere terra ciclabile. Ci si avvia sulle pendici delle colline che circondano Novi Ligure (http://www.comune.noviligure.al.it) e Tortona (http://www.comune.noviligure.al.it), sui 400 km della rete stradale provinciale, si sale circondati dal caldo abbraccio delle vigne (impa-gabile l’esplosione cromatica autunnale nei filari), per scendere risto-randosi nell’ombra di brevi tratti boscosi e rivivere emozionanti confronti, cimentandosi in gare sui tracciati di allenamento dei Campionissimi o pedalare con la noncurante lentezza del ciclista non professionista e trascorrere un pomeriggio immersi nella tranquillità.
Novi Ligure sembra possedere un terreno adatto per la bicicletta, tanto che il “Veloce Club Novese” nasce già nel 1893 (la bicicletta con trasmissione a catena ha appena 10 anni!), anno in cui vede la luce anche Girardengo, primo asso del ciclismo italiano, immor-talato dai versi di una canzone di De Gregori. Quando ancora non esistono clamorose apparizioni televisive Coppi e Girardengo (e tutti quelli che pedalano con loro) emozionano gli italiani con la loro umanità e semplicità così tipicamente piemontesi. Novese di adozio-ne (benchè nato a Castellania, paesino di un centinaio di abitanti), il campionissimo Fausto (assieme al fratello Serse) con 5 vittorie al Giro d’Italia e 2 al Tour de France ha appassionato intere genera-zioni, che accorrono ancora oggi al passaggio delle due tappe del Giro d’Italia e al Memorial Fausto Coppi.
Per mantenere viva la grande tradizione ciclistica del territorio sono visitabili il Mausoleo e il Museo Casa Coppi a Castellania e il Museo dei Campionissimi a Novi (www.museodeicampionissimi.it).
Per gli appassionati di ciclismo principianti o esperti sono disponibili alcuni percorsi ciclo-turistici permanenti di varia difficoltà (cartine e depliant dettagliati sono reperibili presso gli IAT della provincia) lungo le strade su cui i Campionissimi pedalavano, percorsi selezionati per far apprezzare il contatto diretto con queste vallate ricche di storia, natura e di sapori e odori indimenticabili.
Gli itinerari tematici
Arte, storia e castelli
ALESSANDRIA
Cose da vedere: Palazzo Rosso, Arco trionfale, Cattedrale, S. Maria del Carmine, Santa Maria di Castello, S. Rocco e complesso degli Umiliati, S. Alessandro, S. Stefano, il Circuito del Sistema dei Musei Civici (www.comune.alessandria.it), Palazzo Cuttica di Cassine, Palazzo Guasco.
Ricca di tracce storiche, Alessandria poco conserva dei borghi preesistenti la fondazione nel 1168, rimodellati dall’insediamento urbano condizionato dai due fiumi Bormida e Tanaro.
Nel tranquillo centro il Palazzo del Presidio Militare ingloba i resti del Palatium Vetus, la più antica sede del governo cittadino, affacciato su Piazza della Libertà, un tempo fronteggiato dal Duomo medievale, raso al suolo da Napoleone. L’attuale ottocentesca Cattedrale di San Pietro, poco distante, conserva un campanile secondo in altezza solo al Torrazzo di Cremona.
Su Piazza della Libertà si affaccia anche Palazzo Ghilini, sede della Prefettura e della Provincia, progettato nel 1732, significativa la successione di due atrii (il primo ottagonale) e gli splendidi scaloni a tenaglia. Sul fianco di Palazzo Ghilini sorge Palazzo Cuttica di Cassine (sede del Conservatorio musicale e di uno splendido allestimento museale che espone ciclicamente le collezioni della Pinacoteca Civica), con due balconi di facciata sorretti da telamoni e un piano nobile di gusto rococò con dipinti seicenteschi, impreziosito da importanti specchiere e sovrapporte coeve.
A pochi isolati il complesso conventuale duecentesco di San Francesco, che ospita la Mostra permanente “Le Stanze di Artù” (www.comune.alessandria.it) dedicata ai 15 pannelli provenienti dalla Torre Pio V di Frugarolo, ciclo di affreschi a raro soggetto profano eseguito fra 1391 e 1402 da un artista molto vicino alla corte viscontea di Pavia.
La costruzione in cotto di Palazzo Guasco risale al sec. XVIII e, per la parte ancora destinata a residenza privata, ha raffinata tipologia che lo avvicina a Palazzo Ghilini.
Per gli appassionati di architettura contemporanea, ecco la sede storica della Fabbrica Borsalino (1857), che ospita parte della sede universitaria cittadina. Poco distanti gli edifici della Taglieria del Pelo e il Dispensario Antitubercolare, disegnati negli Anni ’50 da Ignazio Gardella.
Pregevoli gli sfavillanti mosaici di Gino Severini che ornano la facciata del Palazzo delle Poste e Telegrafi, eretto a fine degli Anni Trenta secondo i canoni dello stile razionalista.
Sulla riva sinistra del Tanaro, la Cittadella (visitabile solo in occasione di eventi) sorge sulle rovine del borgo di Bergoglio. Iniziata nel 1728 da Ignazio Bertola (geniale architetto militare sabaudo), la pianta a esagono ellittico viene modificata per adattarsi alla griglia urbana di Bergoglio e presen-ta oggi numerosi edifici residenziali, magazzini, sotterranei (nonché esempi intatti di edilizia militare, come le polveriere) articolati attorno all’am-pio spazio verde centrale, la Piazza d’Armi. I bastioni esterni resistono alle dinamiche di espansione cittadina e rappresentano un patrimonio unico a livello europeo, in ottimo stato di conservazione.
A pochi km dalla città, il sobborgo di Marengo è teatro il 14 giugno 1800 della vittoria di Napoleone che segna il passaggio del Piemonte alla dominazione francese. Il luogo, fondamentale meta per i cultori di Bonaparte, dove, in memoria dell’evento fu costruita da un estimatore una villa neoclassica a metà ‘800, e dà anche nome a una moneta aurea e a molte ricette. Ogni due anni nel mese di giugno ha luogo la rievocazione storica che richiama gruppi di figuranti e appassio-nati da tutta Europa.
I dintorni abbondano di residenze nobiliari anche fortificate, quali i Castelli di Pavone, di Castelceriolo (risalente al sec. XII e più volte ricostruito), di Solero (proprietà dei Guasco e poi dei Faa’ di Bruno), di Oviglio.
Il più caratteristico è il trecentesco Castello di Piovera (http://www.comunepiovera.it), appartenuto ai Visconti e ora adibito a residenza signorile: l’edificio è molto articolato, arricchito da posti di guardia, ponti che scavalcano il scenografico fossato e da un parco secolare, confina col borgo medievale ed entrambi ospitano affascinanti rievocazioni in costume.
CASALE MONFERRATO (http://www.comune.casale-monferrato.al.it)
Cose da vedere: Castello, Giardini pubblici, Sinagoga e Museo di arte e storia ebraica, Duomo, Chiesa dell’Addolorata, S. Paolo, S. Caterina, Teatro Municipale, Palazzo Gozzani di S. Giorgio,S. Domenico, Pinacoteca civica e Gipsoteca Bistolfi.
L’avvicendarsi dinastico (Aleramo, Monferrato, Paelologhi, Gonzaga, Savoia) ha arricchito la cittadina capitale del marchesato di storia e di monumenti, nel rispetto dell’originario impianto medievale.
Sulla riva destra del Po il Castello Paleologo difende la città con la sua sagoma imponente, che pare oggi quasi ingiustificata per una cittadina dall’aria pacifica come Casale. Il primo nucleo risale al sec. XIV e in seguito viene munito di mura imponenti, di quattro torrioni e di quattro pivellini. Sul lato opposto della città viene completata nel 1590 la Cittadella, voluta dai Gonzaga a chiusura della cinta muraria e poi distrutta dai Francesi.
Edifici religiosi pregevoli, come il Duomo dedicato a Sant’Evasio e la Sinagoga, si collocano in un contesto urbano arricchito da palazzi nobiliari, fra cui Palazzo Gozzani di Treville e il Palazzo di Anna d’Alençon, una residenza tardo quattrocentesca che conserva un loggiato interno e preziosi affreschi. Degni di nota anche l’ex convento agostiniano di Santa Croce, rimodellato con una facciata del Magnocavalli nel 1758, che ospita le collezioni del Museo Civico, la Gipsoteca Leonardo Bistolfi (intitolata al maestro della scultura simbolista in Italia) e la raccolta di reperti archeologici del sec. XI provenienti dagli scavi effettuati nella necropoli di Morano Po.
Gli Aleramici fortificarono i dintorni di Casale e un esempio notevole è il Maniero di Camino (http://www.comune.camino.al.it), con una torre d’avvistamento e un complesso residenziale, impreziosito nel ‘400 da un salone decorato da Pier Francesco Guala coi ritratti della dinastia degli Scarampi (protagonisti di una novella del Bandello).
In un punto panoramico si erge il castello Ricaldone, nel paese di San Giorgio Monferrato (http://www.comune.sangiorgiomonferrato.al.it): risalente al sec. X, feudo del vescovo di Vercelli, attraverso rimaneggiamenti barocchi del cortile d’onore assume nell’800 la definitiva imponente facciata.
Reminescenze letterarie nel Castello di Murisengo (http://www.comuninprovincia.it/al/murisengo), di impianto trecentesco rifatto nel sec. XVII, dove Silvio Pellico si dedica alla stesura di “Francesca da Rimini”.
TORTONA (http://www.comune.tortona.al.it).
Cose da vedere: Duomo, Teatro Civico, Palazzo Guidobono, S. Matteo, Sepolcri romani, Luoghi orionini, Accademia musicale “Lorenzo Perosi”; Atelier di Pellizza a Volpedo, Castellania ed i luoghi natali di Fausto Coppi, Abbazia di Rivalta Scrivia.
Fondata nel 120 a.C. al crocevia fra le vie consolari Postumia e Fulvia (cui si aggiungerà il prolungamento della via Emilia verso la Gallia), la romana Dertona ha lasciato numerose tracce nel tessuto urbano di Tortona e nelle vicinanze. Già florida in età imperiale romana, raggiunge il massimo splendore in età comunale, quando si scontra con Pavia per interessi commerciali e viene assediata e distrutta da Barbarossa nel 1155, per poi entrare nella sfera d’influenza milanese. I Visconti iniziano la costruzione di un nuovo castello, potenziato nei secoli successivi fino a diventare una piazzaforte, smantellata da Napoleone.
Nella vicina Val Curone, il paese di Volpedo ha dato i natali al pittore divisionista Giuseppe Pellizza, formatosi alla scuola del Fattori e ricco di spunti personali inconfondibili quali l’attenzione alle esplosioni di colore della luce solare. Autore del Quarto Stato, nel suo studio è allestito il Museo che ospita pregevoli tele (fra cui i ritratti dei genitori e due autoritratti).
Novi Ligure (http://www.comune.noviligure.al.it).
Cose da vedere: Palazzi Dipinti, Teatro Municipale, Biblioteca Civica, Museo dei Campionissimi, Parco e Castello, Basilica La Maddalena; i Luoghi di Fausto Coppi e Costante Girardengo, Zona archeologica di Libarna e sale espositive di Villa Caffarena a
SERRAVALLE SCRIVIA (http://www.comune.serravalle-scrivia.al.it), Outlet di Serravalle Scrivia, Pinacoteca di Voltaggio.
Dominata dai resti (tratti di mura e una torre quadrata) del castello duecentesco, Novi Ligure è una città ricca di influenze liguri, nel dialetto, nella cucina e nell’architettura cittadina.
Tipicamente ligure è l’usanza di dipingere le facciate delle case dei nobili e dei ricchi commercianti - Novi fu sede della fiera di cambio dal 1626 - con finti elementi archi-tettonici e figure storiche e mitologiche. Scene di ampio respiro e cicli pittorici veri e propri o elaborate decorazioni floreali otto-centesche creano così una galleria d’arte all’aperto (per esempio lungo le facciate dei Palazzi Negrone-Costa, Cambiaso-Negrotto, Bianchi, Brignole), meritando a Novi l’appel-lativo di “città dipinta”.
Pregevole la Collegiata di Santa Maria Assunta, rinnovata a metà sec. XVII nelle sue forme originarie del sec. XIII (sorte nel sec. VI su un preesistente tempio pagano): all’interno opere seicentesche di ambito ligure e la statua della Patrona cittadina (di provenienza orientale).
Del seicento l’Oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena all’interno del quale si trova un gruppo ligneo barocco raffigurante il Calvario, composto da 21 figure dipinte, completate nei primi anni del ‘600. L’Oratorio conserva anche un prezioso gruppo in terracotta di inizio ‘500, il Compianto sul Cristo morto.
Poco distante sorge Libarna. Citata da Plinio il Vecchio, è il più sviluppato sito romano in territorio alessandrino: sorto sulla via Postumia, la fiorente cittadina viene abbandonata nel sec. VII per le incursioni barbariche. Del tessuto urbano rimangono perfettamente conservati il Teatro, l’Anfiteatro, le Terme e il Foro, uniti dal complesso acquedotto e dal condotto fognario, che attraversa abitazioni un tempo arricchite da preziose decorazioni, in parte visibili in loco, in parte disperse nei musei di Genova e Torino. A Serravalle Scrivia di notevole rilievo il centro commerciale Outlet, uno dei più grandi nel suo genere in Europa.
A circa 400 metri di altezza, su uno sperone roccioso, il Forte di Gavi (http://www.immagine.com/gavi) è monumento nazionale ben restaurato, che domina la Val Lemme con la sua forma stellata racchiusa dalla cortina muraria a sei bastioni angolari, sorti sulla seicentesca fortezza quadrangolare a sua volta edificata su strutture risalenti al sec. XII.
Proseguendo per la Val Lemme si raggiunge Voltaggio dove si può ammirare la Pinacoteca dei Padri Cappuccini.
OVADA (http://www.comune.ovada.al.it)
Cose da vedere: Parrocchiale antica, Parrocchiale dell’Assunta, Palazzo Spinola, Casa natale e Museo di S. Paolo della Croce, Scuola di Musica “Antonio Rebora”, Civico Paleontologico “Giulio Maini”, Museo della maschera di Roccagrimalda.
Citata nei documenti di fondazione dell’Abbazia di Spigno (991), a partire dal sec. XIII la città comincia a gravitare nella sfera d’influenza di Genova, da cui rimane condizionata in ambito politico e culturale. Ovada conserva numerose tradizioni tipicamente liguri, come le processioni delle confraternite religiose, che due volte all’anno sfilano per le vie cittadine con immensi Crocifissi.
Ricche di castelli sono le colline dei dintorni. Quasi ogni comune dispone di un proprio castello, come Silvano d’Orba, Roccagrimalda, Cremolino, Mornese e Montaldeo, conferendo al panorama collinare una particolare suggestione. Caratteristica la torre trecentesca del castello di Roccagrimalda (http://www.ovada.it/roccagrimalda), rifatto in epoche successive e arricchito di un giardino all’italiana.
A Trisobbio, paese disposto su tre terrazzamenti con-centrici, sintomi di un impianto fortificato, il Castello presenta un corpo massiccio ingentilito da bifore e da una singola torre merlata angolare, rifacimenti moderni di una struttura preesistente al Duecento.
Ancora più antico il nucleo del Castello di Tagliolo Monferrato (http://www.comunetagliolo.it) , una torre del sec. X poi rafforzata dai Genovesi e più volte rimaneggiata, in ultimo dal D’Andrade: le splendide sale interne ospitano un Archivio storico e una Biblioteca.
Arrampicato su una scarpata, il Castello di Lerma appartiene da sempre alla famiglia Spinola e non riesce - pur con ingentilimenti rinascimentali - a nascondere la sua destinazione militare.
Merita una visita Castelletto d’Orba, località turistica conosciuta per le acque oligominerali.
ACQUI TERME (http://www.comuneacqui.it)
Cose da vedere: Palazzo Vescovile, Chiesa di S. Francesco,Basilica di S. Pietro, Palazzo Municipale, Palazzo Robellini ed Enoteca Regionale, Zona Bagni¸ Museo Civico Archeologico; Museo della Civiltà contadina a Montechiaro, Chiesa di S. Lorenzo a Cavatore, Museo di arte sacra di Ponzone, Gipsoteca Giulio Monteverde a Bistagno.
Abitata dai liguri Statielli, ribattezzata Aquae Statiellae dai Romani - incantati dalle acque salutari che sgorgano in città -, antica e potente sede vescovile, Acqui vive un momento di splendore in età alto-medievale, di cui conserva numerose testimonianze come il Duomo e il caratteristico quartiere medievale della Pisterna. Sulla Pisterna vigila il Castello dei Paleologhi, già nell’XI sec. residenza vescovile e ora sede del Museo Archeologico e del Museo dei Maestri Ferrari.
Ricco il patrimonio cittadino di edifici religiosi – per esempio la basilica di San Pietro, il duomo di San Guido, la Chiesa di San Francesco - dovuto all’antica cristianizzazione della città ad opera di San Maggiorino (sec. IV)
Caratteristica nel centro cittadino è l’edicola della Fontana della Bollente, da cui sgorgano le acque terma-li curative (a 75° C), ancora oggi utilizzate negli stabilimenti cittadini, che sorgono poco distante, in Zona Bagni, segnalati dai resti imponenti del-l’acquedotto romano.
L’Acquese è un territorio ricco di sopravvivenze medievali, dislocate lungo la Val Bormida e la Valle dell’Erro, come i borghi di Montechiaro, di Ponzone, di Strevi (castello quattrocentesco), di Cassine (http://www.comuninprovincia.it/al/cassine) (che ospita il primo weekend di settembre un’affascinante Festa Medievale, arricchita da mostre, incontri e percorsi enogastronomici) e i complessi come l’Abbazia di Sezzadio (di fondazione longobarda) e l’Abbazia di Spigno Monferrato (fondata dagli Aleramici sul finire del secolo X). Pregevoli e ben conservate le torri fortificate: a Denice la struttura risale al Duecento ed è circondata da case dell’antico abitato, a Cartosio rimane la torre del castello quattrocentesco degli Asinari.
La Gipsoteca Giulio Monteverde a Bistagno raccoglie circa gessi che consentono di cogliere i diversi aspetti dell’attività del Monteverde.
Arte, storia e castelli
ALESSANDRIA
Cose da vedere: Palazzo Rosso, Arco trionfale, Cattedrale, S. Maria del Carmine, Santa Maria di Castello, S. Rocco e complesso degli Umiliati, S. Alessandro, S. Stefano, il Circuito del Sistema dei Musei Civici (www.comune.alessandria.it), Palazzo Cuttica di Cassine, Palazzo Guasco.
Ricca di tracce storiche, Alessandria poco conserva dei borghi preesistenti la fondazione nel 1168, rimodellati dall’insediamento urbano condizionato dai due fiumi Bormida e Tanaro.
Nel tranquillo centro il Palazzo del Presidio Militare ingloba i resti del Palatium Vetus, la più antica sede del governo cittadino, affacciato su Piazza della Libertà, un tempo fronteggiato dal Duomo medievale, raso al suolo da Napoleone. L’attuale ottocentesca Cattedrale di San Pietro, poco distante, conserva un campanile secondo in altezza solo al Torrazzo di Cremona.
Su Piazza della Libertà si affaccia anche Palazzo Ghilini, sede della Prefettura e della Provincia, progettato nel 1732, significativa la successione di due atrii (il primo ottagonale) e gli splendidi scaloni a tenaglia. Sul fianco di Palazzo Ghilini sorge Palazzo Cuttica di Cassine (sede del Conservatorio musicale e di uno splendido allestimento museale che espone ciclicamente le collezioni della Pinacoteca Civica), con due balconi di facciata sorretti da telamoni e un piano nobile di gusto rococò con dipinti seicenteschi, impreziosito da importanti specchiere e sovrapporte coeve.
A pochi isolati il complesso conventuale duecentesco di San Francesco, che ospita la Mostra permanente “Le Stanze di Artù” (www.comune.alessandria.it) dedicata ai 15 pannelli provenienti dalla Torre Pio V di Frugarolo, ciclo di affreschi a raro soggetto profano eseguito fra 1391 e 1402 da un artista molto vicino alla corte viscontea di Pavia.
La costruzione in cotto di Palazzo Guasco risale al sec. XVIII e, per la parte ancora destinata a residenza privata, ha raffinata tipologia che lo avvicina a Palazzo Ghilini.
Per gli appassionati di architettura contemporanea, ecco la sede storica della Fabbrica Borsalino (1857), che ospita parte della sede universitaria cittadina. Poco distanti gli edifici della Taglieria del Pelo e il Dispensario Antitubercolare, disegnati negli Anni ’50 da Ignazio Gardella.
Pregevoli gli sfavillanti mosaici di Gino Severini che ornano la facciata del Palazzo delle Poste e Telegrafi, eretto a fine degli Anni Trenta secondo i canoni dello stile razionalista.
Sulla riva sinistra del Tanaro, la Cittadella (visitabile solo in occasione di eventi) sorge sulle rovine del borgo di Bergoglio. Iniziata nel 1728 da Ignazio Bertola (geniale architetto militare sabaudo), la pianta a esagono ellittico viene modificata per adattarsi alla griglia urbana di Bergoglio e presen-ta oggi numerosi edifici residenziali, magazzini, sotterranei (nonché esempi intatti di edilizia militare, come le polveriere) articolati attorno all’am-pio spazio verde centrale, la Piazza d’Armi. I bastioni esterni resistono alle dinamiche di espansione cittadina e rappresentano un patrimonio unico a livello europeo, in ottimo stato di conservazione.
A pochi km dalla città, il sobborgo di Marengo è teatro il 14 giugno 1800 della vittoria di Napoleone che segna il passaggio del Piemonte alla dominazione francese. Il luogo, fondamentale meta per i cultori di Bonaparte, dove, in memoria dell’evento fu costruita da un estimatore una villa neoclassica a metà ‘800, e dà anche nome a una moneta aurea e a molte ricette. Ogni due anni nel mese di giugno ha luogo la rievocazione storica che richiama gruppi di figuranti e appassio-nati da tutta Europa.
I dintorni abbondano di residenze nobiliari anche fortificate, quali i Castelli di Pavone, di Castelceriolo (risalente al sec. XII e più volte ricostruito), di Solero (proprietà dei Guasco e poi dei Faa’ di Bruno), di Oviglio.
Il più caratteristico è il trecentesco Castello di Piovera (http://www.comunepiovera.it), appartenuto ai Visconti e ora adibito a residenza signorile: l’edificio è molto articolato, arricchito da posti di guardia, ponti che scavalcano il scenografico fossato e da un parco secolare, confina col borgo medievale ed entrambi ospitano affascinanti rievocazioni in costume.
CASALE MONFERRATO (http://www.comune.casale-monferrato.al.it)
Cose da vedere: Castello, Giardini pubblici, Sinagoga e Museo di arte e storia ebraica, Duomo, Chiesa dell’Addolorata, S. Paolo, S. Caterina, Teatro Municipale, Palazzo Gozzani di S. Giorgio,S. Domenico, Pinacoteca civica e Gipsoteca Bistolfi.
L’avvicendarsi dinastico (Aleramo, Monferrato, Paelologhi, Gonzaga, Savoia) ha arricchito la cittadina capitale del marchesato di storia e di monumenti, nel rispetto dell’originario impianto medievale.
Sulla riva destra del Po il Castello Paleologo difende la città con la sua sagoma imponente, che pare oggi quasi ingiustificata per una cittadina dall’aria pacifica come Casale. Il primo nucleo risale al sec. XIV e in seguito viene munito di mura imponenti, di quattro torrioni e di quattro pivellini. Sul lato opposto della città viene completata nel 1590 la Cittadella, voluta dai Gonzaga a chiusura della cinta muraria e poi distrutta dai Francesi.
Edifici religiosi pregevoli, come il Duomo dedicato a Sant’Evasio e la Sinagoga, si collocano in un contesto urbano arricchito da palazzi nobiliari, fra cui Palazzo Gozzani di Treville e il Palazzo di Anna d’Alençon, una residenza tardo quattrocentesca che conserva un loggiato interno e preziosi affreschi. Degni di nota anche l’ex convento agostiniano di Santa Croce, rimodellato con una facciata del Magnocavalli nel 1758, che ospita le collezioni del Museo Civico, la Gipsoteca Leonardo Bistolfi (intitolata al maestro della scultura simbolista in Italia) e la raccolta di reperti archeologici del sec. XI provenienti dagli scavi effettuati nella necropoli di Morano Po.
Gli Aleramici fortificarono i dintorni di Casale e un esempio notevole è il Maniero di Camino (http://www.comune.camino.al.it), con una torre d’avvistamento e un complesso residenziale, impreziosito nel ‘400 da un salone decorato da Pier Francesco Guala coi ritratti della dinastia degli Scarampi (protagonisti di una novella del Bandello).
In un punto panoramico si erge il castello Ricaldone, nel paese di San Giorgio Monferrato (http://www.comune.sangiorgiomonferrato.al.it): risalente al sec. X, feudo del vescovo di Vercelli, attraverso rimaneggiamenti barocchi del cortile d’onore assume nell’800 la definitiva imponente facciata.
Reminescenze letterarie nel Castello di Murisengo (http://www.comuninprovincia.it/al/murisengo), di impianto trecentesco rifatto nel sec. XVII, dove Silvio Pellico si dedica alla stesura di “Francesca da Rimini”.
TORTONA (http://www.comune.tortona.al.it).
Cose da vedere: Duomo, Teatro Civico, Palazzo Guidobono, S. Matteo, Sepolcri romani, Luoghi orionini, Accademia musicale “Lorenzo Perosi”; Atelier di Pellizza a Volpedo, Castellania ed i luoghi natali di Fausto Coppi, Abbazia di Rivalta Scrivia.
Fondata nel 120 a.C. al crocevia fra le vie consolari Postumia e Fulvia (cui si aggiungerà il prolungamento della via Emilia verso la Gallia), la romana Dertona ha lasciato numerose tracce nel tessuto urbano di Tortona e nelle vicinanze. Già florida in età imperiale romana, raggiunge il massimo splendore in età comunale, quando si scontra con Pavia per interessi commerciali e viene assediata e distrutta da Barbarossa nel 1155, per poi entrare nella sfera d’influenza milanese. I Visconti iniziano la costruzione di un nuovo castello, potenziato nei secoli successivi fino a diventare una piazzaforte, smantellata da Napoleone.
Nella vicina Val Curone, il paese di Volpedo ha dato i natali al pittore divisionista Giuseppe Pellizza, formatosi alla scuola del Fattori e ricco di spunti personali inconfondibili quali l’attenzione alle esplosioni di colore della luce solare. Autore del Quarto Stato, nel suo studio è allestito il Museo che ospita pregevoli tele (fra cui i ritratti dei genitori e due autoritratti).
Novi Ligure (http://www.comune.noviligure.al.it).
Cose da vedere: Palazzi Dipinti, Teatro Municipale, Biblioteca Civica, Museo dei Campionissimi, Parco e Castello, Basilica La Maddalena; i Luoghi di Fausto Coppi e Costante Girardengo, Zona archeologica di Libarna e sale espositive di Villa Caffarena a
SERRAVALLE SCRIVIA (http://www.comune.serravalle-scrivia.al.it), Outlet di Serravalle Scrivia, Pinacoteca di Voltaggio.
Dominata dai resti (tratti di mura e una torre quadrata) del castello duecentesco, Novi Ligure è una città ricca di influenze liguri, nel dialetto, nella cucina e nell’architettura cittadina.
Tipicamente ligure è l’usanza di dipingere le facciate delle case dei nobili e dei ricchi commercianti - Novi fu sede della fiera di cambio dal 1626 - con finti elementi archi-tettonici e figure storiche e mitologiche. Scene di ampio respiro e cicli pittorici veri e propri o elaborate decorazioni floreali otto-centesche creano così una galleria d’arte all’aperto (per esempio lungo le facciate dei Palazzi Negrone-Costa, Cambiaso-Negrotto, Bianchi, Brignole), meritando a Novi l’appel-lativo di “città dipinta”.
Pregevole la Collegiata di Santa Maria Assunta, rinnovata a metà sec. XVII nelle sue forme originarie del sec. XIII (sorte nel sec. VI su un preesistente tempio pagano): all’interno opere seicentesche di ambito ligure e la statua della Patrona cittadina (di provenienza orientale).
Del seicento l’Oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena all’interno del quale si trova un gruppo ligneo barocco raffigurante il Calvario, composto da 21 figure dipinte, completate nei primi anni del ‘600. L’Oratorio conserva anche un prezioso gruppo in terracotta di inizio ‘500, il Compianto sul Cristo morto.
Poco distante sorge Libarna. Citata da Plinio il Vecchio, è il più sviluppato sito romano in territorio alessandrino: sorto sulla via Postumia, la fiorente cittadina viene abbandonata nel sec. VII per le incursioni barbariche. Del tessuto urbano rimangono perfettamente conservati il Teatro, l’Anfiteatro, le Terme e il Foro, uniti dal complesso acquedotto e dal condotto fognario, che attraversa abitazioni un tempo arricchite da preziose decorazioni, in parte visibili in loco, in parte disperse nei musei di Genova e Torino. A Serravalle Scrivia di notevole rilievo il centro commerciale Outlet, uno dei più grandi nel suo genere in Europa.
A circa 400 metri di altezza, su uno sperone roccioso, il Forte di Gavi (http://www.immagine.com/gavi) è monumento nazionale ben restaurato, che domina la Val Lemme con la sua forma stellata racchiusa dalla cortina muraria a sei bastioni angolari, sorti sulla seicentesca fortezza quadrangolare a sua volta edificata su strutture risalenti al sec. XII.
Proseguendo per la Val Lemme si raggiunge Voltaggio dove si può ammirare la Pinacoteca dei Padri Cappuccini.
OVADA (http://www.comune.ovada.al.it)
Cose da vedere: Parrocchiale antica, Parrocchiale dell’Assunta, Palazzo Spinola, Casa natale e Museo di S. Paolo della Croce, Scuola di Musica “Antonio Rebora”, Civico Paleontologico “Giulio Maini”, Museo della maschera di Roccagrimalda.
Citata nei documenti di fondazione dell’Abbazia di Spigno (991), a partire dal sec. XIII la città comincia a gravitare nella sfera d’influenza di Genova, da cui rimane condizionata in ambito politico e culturale. Ovada conserva numerose tradizioni tipicamente liguri, come le processioni delle confraternite religiose, che due volte all’anno sfilano per le vie cittadine con immensi Crocifissi.
Ricche di castelli sono le colline dei dintorni. Quasi ogni comune dispone di un proprio castello, come Silvano d’Orba, Roccagrimalda, Cremolino, Mornese e Montaldeo, conferendo al panorama collinare una particolare suggestione. Caratteristica la torre trecentesca del castello di Roccagrimalda (http://www.ovada.it/roccagrimalda), rifatto in epoche successive e arricchito di un giardino all’italiana.
A Trisobbio, paese disposto su tre terrazzamenti con-centrici, sintomi di un impianto fortificato, il Castello presenta un corpo massiccio ingentilito da bifore e da una singola torre merlata angolare, rifacimenti moderni di una struttura preesistente al Duecento.
Ancora più antico il nucleo del Castello di Tagliolo Monferrato (http://www.comunetagliolo.it) , una torre del sec. X poi rafforzata dai Genovesi e più volte rimaneggiata, in ultimo dal D’Andrade: le splendide sale interne ospitano un Archivio storico e una Biblioteca.
Arrampicato su una scarpata, il Castello di Lerma appartiene da sempre alla famiglia Spinola e non riesce - pur con ingentilimenti rinascimentali - a nascondere la sua destinazione militare.
Merita una visita Castelletto d’Orba, località turistica conosciuta per le acque oligominerali.
ACQUI TERME (http://www.comuneacqui.it)
Cose da vedere: Palazzo Vescovile, Chiesa di S. Francesco,Basilica di S. Pietro, Palazzo Municipale, Palazzo Robellini ed Enoteca Regionale, Zona Bagni¸ Museo Civico Archeologico; Museo della Civiltà contadina a Montechiaro, Chiesa di S. Lorenzo a Cavatore, Museo di arte sacra di Ponzone, Gipsoteca Giulio Monteverde a Bistagno.
Abitata dai liguri Statielli, ribattezzata Aquae Statiellae dai Romani - incantati dalle acque salutari che sgorgano in città -, antica e potente sede vescovile, Acqui vive un momento di splendore in età alto-medievale, di cui conserva numerose testimonianze come il Duomo e il caratteristico quartiere medievale della Pisterna. Sulla Pisterna vigila il Castello dei Paleologhi, già nell’XI sec. residenza vescovile e ora sede del Museo Archeologico e del Museo dei Maestri Ferrari.
Ricco il patrimonio cittadino di edifici religiosi – per esempio la basilica di San Pietro, il duomo di San Guido, la Chiesa di San Francesco - dovuto all’antica cristianizzazione della città ad opera di San Maggiorino (sec. IV)
Caratteristica nel centro cittadino è l’edicola della Fontana della Bollente, da cui sgorgano le acque terma-li curative (a 75° C), ancora oggi utilizzate negli stabilimenti cittadini, che sorgono poco distante, in Zona Bagni, segnalati dai resti imponenti del-l’acquedotto romano.
L’Acquese è un territorio ricco di sopravvivenze medievali, dislocate lungo la Val Bormida e la Valle dell’Erro, come i borghi di Montechiaro, di Ponzone, di Strevi (castello quattrocentesco), di Cassine (http://www.comuninprovincia.it/al/cassine) (che ospita il primo weekend di settembre un’affascinante Festa Medievale, arricchita da mostre, incontri e percorsi enogastronomici) e i complessi come l’Abbazia di Sezzadio (di fondazione longobarda) e l’Abbazia di Spigno Monferrato (fondata dagli Aleramici sul finire del secolo X). Pregevoli e ben conservate le torri fortificate: a Denice la struttura risale al Duecento ed è circondata da case dell’antico abitato, a Cartosio rimane la torre del castello quattrocentesco degli Asinari.
La Gipsoteca Giulio Monteverde a Bistagno raccoglie circa gessi che consentono di cogliere i diversi aspetti dell’attività del Monteverde.
Le vie del sacro
Alessandria (www.comune.alessandria.it) e dintorni
La chiesa di Santa Maria di Castello è originariamente inserita nella cinta muraria dell’antico Castrum Roboreti (ora scomparso). Già citata in un documento del 1107 presenta attualmente forme tardo-gotiche di fine secolo XV, sovrapposte alla struttura romanica triabsidata. La Chiesa, il chiostro e la sala capitolare conservano pre-gevoli testimonianze, fra cui una terracotta policroma del sec. XVI di scuola lombarda, opere attribuite di Giorgio Soleri e di Guglielmo Caccia (il Moncalvo).
Iniziata nel sec. XIV, la chiesa di Santa Maria del Carmine ha una facciata gotica a salienti e i fianchi a mattoni a vista: particolare l’interno, una “sala a gradinatura” con crociera sorretta da pilastri cruci-formi e con abside centrale poligonale.
Il complesso conventuale di San Francesco ingloba una chiesa a tre navate e volte ogivali terminata nel corso del Trecento: il riutilizzo otto-centesco come ospedale militare rende difficile il recupero degli elementi superstiti. Ospita l’esposizione permanente “Le Stanze di Artù che presenta ciclo di affreschi arturiani di Frugarolo.
Altrettanto antico è l’insediamento degli Umiliati, ordine giunto in città nel sec. XIII, impiantando una florida industria di lavorazione e tintura della lana. I resti dei laboratori sono visitabili sul retro della chiesa di San Rocco, di origine romanica con copertura gotica.
Nelle vicinanze di Alessandria, a Bosco Marengo, nasce nel 1504 il futuro Pio V, che avvia la costruzione del complesso conventuale di Santa Croce. La chiesa è esempio del desiderio di rinnovamento artistico della Controriforma, con facciata classicheggiante, navata unica e impo-nente, ricchissimo patrimonio artistico che comprende opere di Giorgio Vasari (un’Adorazione dei Magi, un Giudizio Universale, dieci tavole di storie testamentarie), il sarcofago destinato a San Pio V, elaborate cornici barocche, altari marmo-rei settecenteschi. Suggestivi i due chiostri del convento, la Sala del Capitolo e la sagrestia.
Il paese di Castellazzo Bormida, borgo fortificato da Ludovico il Moro, ospita il Santuario neoclassico della Madonna della Creta, dal 1947 patrona dei Centauri, che danno vita al raduno motociclistico estivo. Al di fuori della cinta muraria, la chiesa di Santo Stefano (o Trinità da Lungi) “extra muros” conserva del primitivo impianto romanico le absidi esterne decorate ad archetti pensili.
Casale Monferrato (http://www.comune.casale-monferrato.al.it) e dintorni
Nonostante gli interventi di abbattimento in epoca napoleonica, Casale conserva 16 chiese consacrate, tutte di notevole pregio.
La Cattedrale di Sant’Evasio viene consacrata nel 1107 e nel 1474 diventa sede vescovile. L’ambiente del vasto nartece presenta una inconsueta vicinanza con modalità costruttive dell’architettura armena e immette nelle cinque navate originariamente coperte da mosaici, i cui elementi superstiti hanno trovato sistemazione nell’area presbiterale. Nel 1404 viene collocato al centro del transetto (e qui è rimasto) il crocifisso laminato in argento sottratto al Duomo di Alessandria. In sacrestia è custodita l’unica opera rimasta in città di Gaudenzio Ferrari (morto nel 1546).
L’edificazione della chiesa di San Domenico inizia nel 1472 ed è legata al trasferimento a Casale della corte marchionale monferrina. La facciata gotica presenta l’inserimento di un portale rinascimentale di scuola lombarda. L’interno diviso in tre navate ospita tele del Moncalvo e di Pier Francesco Guala.
Vale una visita il Tempio Israelitico (Sinagoga), sorto nel 1595 in sostituzione del tempio precedente risalente all’arrivo in città di esuli spagnoli nel 1492. La modesta facciata nasconde uno sfavillante interno, sontuosamente decorato con pitture e stucchi dorati. Nei piani dei matronei è ora allestito un Museo di Storia e Arte Ebraica.
Allontanandosi dalla città in direzione ovest si arriva al Sacro Monte di Crea, nel Parco Naturale. La devozione popolare collega l’arrivo della statua della Vergine Nera alla venuta di Sant’Eusebio di Vercelli nel sec. IV e i restauri che hanno restituito una Madonna ripulita e datata al sec. XIV non hanno intaccato la tradizione. La chiesa romanica del borgo fortificato originario viene ampliata nel 1483 da Guglielmo Paleologo, committente di un pregevole ciclo di affreschi su Santa Margherita d’Antiochia. Il progetto iniziale (1589) del percorso devozionale del Sacro Monte viene ampliato fino alle attuali 23 cappelle e 5 romitori, dominati dalla Cappella del Paradiso: i gruppi statuari (terracotta policroma) risalgono a due periodi, uno a cavallo fra ‘500 e ‘600 (cui partecipano il Moncalvo e Giovanni e Nicola de Wespin), l’altro nel corso dell’’800.
Tortona (http://www.comune.tortona.al.it) e dintorni
In città sorge la basilica del Santuario Madonna della Guardia, la cui costruzione viene avviata negli anni Venti del sec. XX per sciogliere un voto pronunciato dal beato Luigi Orione (fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza) e realizzata sotto l’egida dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Edifici più antichi abbondano nei dintorni della cittadina, a cominciare dalla Abbazia di Rivalta Scrivia, residuo di un complesso cistercense risalente al 1180, istituita in Commenda nel 1478 e passato in mano private: l’opera di smantellamento viene completata nel 1810. All’interno della chiesa di Santa Maria (unita già in epoca medievale alla pieve di San Siro), a Sale (http://www.comune.sale.al.it), viene firmato nel 1165 il trattato di pace fra Pavia e Tortona: la pianta ad aula articolata in tre navate conserva soltanto i resti della stupenda decorazione affrescale, fra cui spiccano i dipinti dell’abside.Edificata nel sec. X a Pontecurone (http://www.comune.pontecurone.al.it), non distante dal tracciato della via Postumia, la Collegiata di Santa Maria Assunta (documentata dal 1175) diventa una della tappe sulla direttrice Terrasanta – Roma – Compostela, e conserva due pregevoli affreschi raffiguranti San Giacomo in veste di pellegrino. L’edificio, interamente in cotto, risale al sec. XIII ed è articolato in tre navate (quella centrale terminante nel presbiterio con volta a crociera).
Novi (http://www.comune.noviligure.al.it) e dintorni
La chiesa di Santa Maria della Pieve è legata alla nascita stessa di Novi: notevoli le absidi medievali, in fasce di mattoni e arenaria bianca. Conserva un bell’affresco di Manfredino Boxilio, raffigurante Sant’Anna con Vergine e Bambino (1474).
Nel seicentesco Oratorio di Santa Maria Mad-dalena si trova il gruppo ligneo barocco del Cal-vario, 21 figure dipinte completate a inizio ‘600. Vi è anche conservato il Compianto sul Cristo morto, preziosa terracotta di inizio ‘500.
Merita una visita la Pinacoteca della Chiesa e del Convento dei Cappuccini a Voltaggio, che raccoglie tele degli ultimi cinque secoli, fra cui spicca una Deposizione di scuola genovese attribuita ad Anton Van Dick.
La Chiesa di San Giacomo nel centro di Gavi nonostante gli interventi nel ‘600 mantiene gli elementi caratteristici romanici: la facciata in arenaria bianca e il portale con lunetta a basso-rilievo (raffigurante l’Ultima Cena).
In stile romanico sono anche le chiese di San Michele (con elementi romani di riutilizzo) e di San Martino (in frazione omonima, con campanile quadrato con archetti ornamentali) entrambe a Borghetto Borghera (http://www.comune.borghettodiborbera.al.it).
Il Santuario del Monte Spineto di Stazzano (http://www.comune.stazzano.al.it) (viene costruito fra 1623 e 1630 sul luogo di un fatto miracoloso all’epoca dell’invasione francese.
Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e dintorni
Chiusa al pubblico è la Loggia di San Sebastiano (già chiesa di Santa Maria), costruita su preesistenze romaniche nel sec. XIII, con affreschi risalenti al sec. XV.
Di costruzione contemporanea il santuario cittadino dedicato a San Paolo della Croce, la cui casa natale nel centro storico è insieme museo e monumento nazionale.
Nei dintorni di Silvano d’Orba troviamo la Pieve di Santa Maria in Prelio, databile al sec. IX, che conserva al suo interno numerosi ex-voto della pietà popolare, che ha provveduto a conservare anche il vicino Oratorio di San Rocco (inizi sec. XVI) e il Santuario di San Pancrazio, raggiungibile con un escursione sulla collina nei pressi del castello, con una vista incantevole sull’Appennino ligure-piemontese.
Acqui Terme ( www.comuneacqui.com) e dintorni
Il Duomo è consacrato nel 1067 da San Guido, vescovo e protettore della città: costruito su un precedente edificio paleo-cristiano, mantiene dell’originale struttura romanica l’esterno, il transetto e le absidi con monofore, mentre la facciata ha subito l’aggiunta seicentesca di un atrio a colonne. Il campanile in cotto risale agli inizi del sec. XV. Pregevoli l’altare maggiore del ‘500 e i confessionali barocchi, la cripta triabsidata divisa in piccole navate e il chiostro dei canonici (con loggia a due ordini). Nella sala del Capitolo spicca il trittico della Madonna del Monserrato del Bermejo (1480 c.ca).
La primitiva cattedrale cittadina, la basilica di San Pietro (risalente al sec. IV, epoca di San Maggiorino e della prima comunità cristiana acquese) viene modificata in età romanica e diventa abbazia benedettina, per venire infine nel sec. XVIII dedicata all’Addolorata. L’abside e il campanile sono le rimanenze alto-medievali, in un interno a tre navate con copertura a capriate.
A pochi chilometri, nei pressi di Spigno Monferrato, è possibile visitare l’alto-medievale Abbazia di San Quintino, voluta nel sec. X dal marchese Oddone, succeduto al padre Aleramo (alla cui memoria dedica la nascente struttura).
Il centro storico di Cassine è uno dei più ricchi di testimonianze storiche in terra alessandrina: al centro del borgo il complesso conventuale di San Francesco, sede della comunità monastica presente in loco dal 1232 e ora proprietà comunale. L’edificio originario (terminato fra 1330 e 1350) è stato liberato dagli interventi sette-centeschi, riportando alla luce l’originale facciata a capanna (modificata con una quarta navata nel sec. XV e con i contrafforti eretti dopo un terremoto a metà ‘600).
Da sempre sede abbaziale, Sezzadio ospita il com-plesso benedettino di Santo Stefano (risalente al sec. X e pesantemente rimaneggiato) e l’abbazia di Santa Giustina. Fondata dal sovrano longobardo Liutprando nel sec. VIII, viene ricostruita e ampliata nel 1030 dagli Aleramici, che la affidano ai Benedettini. La struttura mantiene dell’aspetto romanico la facciata e il perimetro, la planimetria a tre navate con transetto, il presbiterio sopraelevato e la cripta. Nel sec. XV viene modificata con l’inserimento di una volta a crociera e dei pinnacoli sulla facciata. Il passaggio napoleonico compromette la decorazione pittorica, cancellata con calce e intonaco e solo dalla fine del sec. XIX lenta-mente riportata alla luce, soprattutto nel transetto e nell’abside (con una Passione e un Giudizio Univer-sale risalenti al sec. XV). Pregevoli i resti della decora-zione musiva pavimentale, a tessere bianche e nere con decori geometrici e floreali.
Alessandria (www.comune.alessandria.it) e dintorni
La chiesa di Santa Maria di Castello è originariamente inserita nella cinta muraria dell’antico Castrum Roboreti (ora scomparso). Già citata in un documento del 1107 presenta attualmente forme tardo-gotiche di fine secolo XV, sovrapposte alla struttura romanica triabsidata. La Chiesa, il chiostro e la sala capitolare conservano pre-gevoli testimonianze, fra cui una terracotta policroma del sec. XVI di scuola lombarda, opere attribuite di Giorgio Soleri e di Guglielmo Caccia (il Moncalvo).
Iniziata nel sec. XIV, la chiesa di Santa Maria del Carmine ha una facciata gotica a salienti e i fianchi a mattoni a vista: particolare l’interno, una “sala a gradinatura” con crociera sorretta da pilastri cruci-formi e con abside centrale poligonale.
Il complesso conventuale di San Francesco ingloba una chiesa a tre navate e volte ogivali terminata nel corso del Trecento: il riutilizzo otto-centesco come ospedale militare rende difficile il recupero degli elementi superstiti. Ospita l’esposizione permanente “Le Stanze di Artù che presenta ciclo di affreschi arturiani di Frugarolo.
Altrettanto antico è l’insediamento degli Umiliati, ordine giunto in città nel sec. XIII, impiantando una florida industria di lavorazione e tintura della lana. I resti dei laboratori sono visitabili sul retro della chiesa di San Rocco, di origine romanica con copertura gotica.
Nelle vicinanze di Alessandria, a Bosco Marengo, nasce nel 1504 il futuro Pio V, che avvia la costruzione del complesso conventuale di Santa Croce. La chiesa è esempio del desiderio di rinnovamento artistico della Controriforma, con facciata classicheggiante, navata unica e impo-nente, ricchissimo patrimonio artistico che comprende opere di Giorgio Vasari (un’Adorazione dei Magi, un Giudizio Universale, dieci tavole di storie testamentarie), il sarcofago destinato a San Pio V, elaborate cornici barocche, altari marmo-rei settecenteschi. Suggestivi i due chiostri del convento, la Sala del Capitolo e la sagrestia.
Il paese di Castellazzo Bormida, borgo fortificato da Ludovico il Moro, ospita il Santuario neoclassico della Madonna della Creta, dal 1947 patrona dei Centauri, che danno vita al raduno motociclistico estivo. Al di fuori della cinta muraria, la chiesa di Santo Stefano (o Trinità da Lungi) “extra muros” conserva del primitivo impianto romanico le absidi esterne decorate ad archetti pensili.
Casale Monferrato (http://www.comune.casale-monferrato.al.it) e dintorni
Nonostante gli interventi di abbattimento in epoca napoleonica, Casale conserva 16 chiese consacrate, tutte di notevole pregio.
La Cattedrale di Sant’Evasio viene consacrata nel 1107 e nel 1474 diventa sede vescovile. L’ambiente del vasto nartece presenta una inconsueta vicinanza con modalità costruttive dell’architettura armena e immette nelle cinque navate originariamente coperte da mosaici, i cui elementi superstiti hanno trovato sistemazione nell’area presbiterale. Nel 1404 viene collocato al centro del transetto (e qui è rimasto) il crocifisso laminato in argento sottratto al Duomo di Alessandria. In sacrestia è custodita l’unica opera rimasta in città di Gaudenzio Ferrari (morto nel 1546).
L’edificazione della chiesa di San Domenico inizia nel 1472 ed è legata al trasferimento a Casale della corte marchionale monferrina. La facciata gotica presenta l’inserimento di un portale rinascimentale di scuola lombarda. L’interno diviso in tre navate ospita tele del Moncalvo e di Pier Francesco Guala.
Vale una visita il Tempio Israelitico (Sinagoga), sorto nel 1595 in sostituzione del tempio precedente risalente all’arrivo in città di esuli spagnoli nel 1492. La modesta facciata nasconde uno sfavillante interno, sontuosamente decorato con pitture e stucchi dorati. Nei piani dei matronei è ora allestito un Museo di Storia e Arte Ebraica.
Allontanandosi dalla città in direzione ovest si arriva al Sacro Monte di Crea, nel Parco Naturale. La devozione popolare collega l’arrivo della statua della Vergine Nera alla venuta di Sant’Eusebio di Vercelli nel sec. IV e i restauri che hanno restituito una Madonna ripulita e datata al sec. XIV non hanno intaccato la tradizione. La chiesa romanica del borgo fortificato originario viene ampliata nel 1483 da Guglielmo Paleologo, committente di un pregevole ciclo di affreschi su Santa Margherita d’Antiochia. Il progetto iniziale (1589) del percorso devozionale del Sacro Monte viene ampliato fino alle attuali 23 cappelle e 5 romitori, dominati dalla Cappella del Paradiso: i gruppi statuari (terracotta policroma) risalgono a due periodi, uno a cavallo fra ‘500 e ‘600 (cui partecipano il Moncalvo e Giovanni e Nicola de Wespin), l’altro nel corso dell’’800.
Tortona (http://www.comune.tortona.al.it) e dintorni
In città sorge la basilica del Santuario Madonna della Guardia, la cui costruzione viene avviata negli anni Venti del sec. XX per sciogliere un voto pronunciato dal beato Luigi Orione (fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza) e realizzata sotto l’egida dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Edifici più antichi abbondano nei dintorni della cittadina, a cominciare dalla Abbazia di Rivalta Scrivia, residuo di un complesso cistercense risalente al 1180, istituita in Commenda nel 1478 e passato in mano private: l’opera di smantellamento viene completata nel 1810. All’interno della chiesa di Santa Maria (unita già in epoca medievale alla pieve di San Siro), a Sale (http://www.comune.sale.al.it), viene firmato nel 1165 il trattato di pace fra Pavia e Tortona: la pianta ad aula articolata in tre navate conserva soltanto i resti della stupenda decorazione affrescale, fra cui spiccano i dipinti dell’abside.Edificata nel sec. X a Pontecurone (http://www.comune.pontecurone.al.it), non distante dal tracciato della via Postumia, la Collegiata di Santa Maria Assunta (documentata dal 1175) diventa una della tappe sulla direttrice Terrasanta – Roma – Compostela, e conserva due pregevoli affreschi raffiguranti San Giacomo in veste di pellegrino. L’edificio, interamente in cotto, risale al sec. XIII ed è articolato in tre navate (quella centrale terminante nel presbiterio con volta a crociera).
Novi (http://www.comune.noviligure.al.it) e dintorni
La chiesa di Santa Maria della Pieve è legata alla nascita stessa di Novi: notevoli le absidi medievali, in fasce di mattoni e arenaria bianca. Conserva un bell’affresco di Manfredino Boxilio, raffigurante Sant’Anna con Vergine e Bambino (1474).
Nel seicentesco Oratorio di Santa Maria Mad-dalena si trova il gruppo ligneo barocco del Cal-vario, 21 figure dipinte completate a inizio ‘600. Vi è anche conservato il Compianto sul Cristo morto, preziosa terracotta di inizio ‘500.
Merita una visita la Pinacoteca della Chiesa e del Convento dei Cappuccini a Voltaggio, che raccoglie tele degli ultimi cinque secoli, fra cui spicca una Deposizione di scuola genovese attribuita ad Anton Van Dick.
La Chiesa di San Giacomo nel centro di Gavi nonostante gli interventi nel ‘600 mantiene gli elementi caratteristici romanici: la facciata in arenaria bianca e il portale con lunetta a basso-rilievo (raffigurante l’Ultima Cena).
In stile romanico sono anche le chiese di San Michele (con elementi romani di riutilizzo) e di San Martino (in frazione omonima, con campanile quadrato con archetti ornamentali) entrambe a Borghetto Borghera (http://www.comune.borghettodiborbera.al.it).
Il Santuario del Monte Spineto di Stazzano (http://www.comune.stazzano.al.it) (viene costruito fra 1623 e 1630 sul luogo di un fatto miracoloso all’epoca dell’invasione francese.
Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e dintorni
Chiusa al pubblico è la Loggia di San Sebastiano (già chiesa di Santa Maria), costruita su preesistenze romaniche nel sec. XIII, con affreschi risalenti al sec. XV.
Di costruzione contemporanea il santuario cittadino dedicato a San Paolo della Croce, la cui casa natale nel centro storico è insieme museo e monumento nazionale.
Nei dintorni di Silvano d’Orba troviamo la Pieve di Santa Maria in Prelio, databile al sec. IX, che conserva al suo interno numerosi ex-voto della pietà popolare, che ha provveduto a conservare anche il vicino Oratorio di San Rocco (inizi sec. XVI) e il Santuario di San Pancrazio, raggiungibile con un escursione sulla collina nei pressi del castello, con una vista incantevole sull’Appennino ligure-piemontese.
Acqui Terme ( www.comuneacqui.com) e dintorni
Il Duomo è consacrato nel 1067 da San Guido, vescovo e protettore della città: costruito su un precedente edificio paleo-cristiano, mantiene dell’originale struttura romanica l’esterno, il transetto e le absidi con monofore, mentre la facciata ha subito l’aggiunta seicentesca di un atrio a colonne. Il campanile in cotto risale agli inizi del sec. XV. Pregevoli l’altare maggiore del ‘500 e i confessionali barocchi, la cripta triabsidata divisa in piccole navate e il chiostro dei canonici (con loggia a due ordini). Nella sala del Capitolo spicca il trittico della Madonna del Monserrato del Bermejo (1480 c.ca).
La primitiva cattedrale cittadina, la basilica di San Pietro (risalente al sec. IV, epoca di San Maggiorino e della prima comunità cristiana acquese) viene modificata in età romanica e diventa abbazia benedettina, per venire infine nel sec. XVIII dedicata all’Addolorata. L’abside e il campanile sono le rimanenze alto-medievali, in un interno a tre navate con copertura a capriate.
A pochi chilometri, nei pressi di Spigno Monferrato, è possibile visitare l’alto-medievale Abbazia di San Quintino, voluta nel sec. X dal marchese Oddone, succeduto al padre Aleramo (alla cui memoria dedica la nascente struttura).
Il centro storico di Cassine è uno dei più ricchi di testimonianze storiche in terra alessandrina: al centro del borgo il complesso conventuale di San Francesco, sede della comunità monastica presente in loco dal 1232 e ora proprietà comunale. L’edificio originario (terminato fra 1330 e 1350) è stato liberato dagli interventi sette-centeschi, riportando alla luce l’originale facciata a capanna (modificata con una quarta navata nel sec. XV e con i contrafforti eretti dopo un terremoto a metà ‘600).
Da sempre sede abbaziale, Sezzadio ospita il com-plesso benedettino di Santo Stefano (risalente al sec. X e pesantemente rimaneggiato) e l’abbazia di Santa Giustina. Fondata dal sovrano longobardo Liutprando nel sec. VIII, viene ricostruita e ampliata nel 1030 dagli Aleramici, che la affidano ai Benedettini. La struttura mantiene dell’aspetto romanico la facciata e il perimetro, la planimetria a tre navate con transetto, il presbiterio sopraelevato e la cripta. Nel sec. XV viene modificata con l’inserimento di una volta a crociera e dei pinnacoli sulla facciata. Il passaggio napoleonico compromette la decorazione pittorica, cancellata con calce e intonaco e solo dalla fine del sec. XIX lenta-mente riportata alla luce, soprattutto nel transetto e nell’abside (con una Passione e un Giudizio Univer-sale risalenti al sec. XV). Pregevoli i resti della decora-zione musiva pavimentale, a tessere bianche e nere con decori geometrici e floreali.
L’enogastronomia
Il vino
La provincia di Alessandria occupa un ruolo non certo secondario nella produzione vitivinicola vanto di tutto il Piemonte, con la difesa di vini rari (Carica l’asino e Timorasso) e la produzione di 37 vini fra D.O.C. e D.O.C.G.
Barbera Il vitigno piemontese più rustico, forte, ottimo per l’invecchiamento, passa dal giovanile ros-so rubino (piacevolmente pungente) al più maturo rosso granato attenuando l’intenso profumo, rimane adatto all’abbinamento con piatti robusti.
Ci sono 6 certificazioni D.O.C.: Barbera del Monferrato e Barbera d’Asti (contenenti anche Freisa, Grignolino e Dolcetto), Gabiano e Rubino di Cantavenna, Colli Tortonesi Barbera e Piemonte Barbera.
Dolcetto Vitigno diffuso nell’Acquese e nell’Ovadese, citato in un documento del 1593, di dolce ha solo il nome, essendo il “secco” per eccellenza, ammandorlato, con un retrogusto amarognolo che lo rende adatto a gustosi risotti al tartufo come alle carni bianche.
Il Dolcetto di Acqui e quello di Ovada (con uve dolcetto al 100%) sono affiancati dal Monferrato Dolcetto e dai Colli Tortonesi Dolcetto.
Grignolino Anticamente chiamato “barbesino”, coltivato nel Casalese e nell’Astigiano fin dal 1252, color rubino chiaro, dal profumo poco intenso e dal sapore tannico, è un vino non facile, dal carattere “anarchico”, con una mutevolezza che lo rende sovente incompreso, ma anche molto amato, come un figlio capriccioso, capace di sorprenderci (da provare coi piatti di pesce!).
D.O.C. sono il Grignolino del Monferrato Casalese e il Piemonte Grignolino.
Cortese Si ottiene dal vitigno bianco Corte-se, ben ambientato nelle terre attorno a Tortona, Acqui e Novi. Il Gavi è un vino asciutto, fresco, dal colore paglierino, leggermente ammandor-lato, dal profumo insieme delicato e persistente: è ottimo per un aperitivo e si sposa alla perfezio-ne con piatti di pesce (gli antipasti), con carni bianche e con focacce.
Il Cortese di Gavi (o Gavi tout court) è D.O.C.G., mentre D.O.C. sono il Colli Tortonesi Cortese, il Cortese dell’Alto Monferrato, Il Monferrato Casalese Cortese e il Piemonte Cortese.
Moscato bianco Vitigno amato già dai Fenici, il moscato dall’Oriente ha raggiunto l’Acquese e l’Astigiano, dove è divenuto estre-mamente ricercato per la sua giusta dolcezza e la bassa alcolicità che lo rendono perfetto per i dessert e per i brindisi conviviali. La produzione alessandrina è concentrata nelle colline del Monferrato e soprattutto a Strevi.
Qui nascono l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti (entrambi D.O.C.G.) affiancati dai D.O.C. Piemonte Moscato e Piemonte Moscato Passito.
Brachetto Ricavato da uve a bacca nera (diffuse fin dal sec. XV), è un vino dolce e liquo-roso, color rubino chiaro, dal profumo mu-schiato, con sentori di frutta matura, da gustarsi giovane. Esiste anche la variante spumante.
D.O.C.G. il Brachetto d’Acqui (o Acqui, cui è dedicata l’Enoteca regionale), D.O.C. il Piemonte Brachetto.
“un vino racchiude in sé molto più di quanto certe definizioni convenzionali possano lasciar intendere: un vino, infatti, al di sopra e al di là del colore, della limpidezza, del profumo e del sapore che lo definiscono, esprime l’anima e la personalità, la storia e le tradizioni delle genti e dei luoghi che lo hanno prodotto”
(Mario Soldati)
I prodotti dell’agricoltura
La morfologia differenziata del territorio della provincia di Alessandria da esito a una particolare ricchezza e varietà di prodotti tipici.
I terreni di pianura, collina e montagna sono da sempre amati e coltivati con cura, all’insegna di una produzione di qualità che è fiore all’oc-chiello della zona e dà il meglio di sé nella produzione di qualità di verdura, frutta, formaggi e salumi, tutelati dall’Assessorato provinciale per la Promozione dei prodotti tipici e di pregio.
La produzione di frutta e verdura è calata quantita-tivamente rispetto ai secoli scorsi, ma si è mantenuta immutata la qualità di varietà locali gustose e ricercate quali la fragola alessandrina (del sobborgo di Casalbagliano) e la preziosa fragolina di Tortona, la pregiata e saporita pesca di Volpedo, l’albicocca di Volpedo, la ciliegia “precoce”di Rivarone, la ciliegia “bella di Garbagna” e le mele della Val Curone (www.vallicuronegrueossona.com), la castagna, la Mela Carla e la fagiolana (legume molto richiesto nella vicina Liguria) della Val Borbera (http://www.valborberaespinti.it).
E ancora la rapa rossa e la scorzonera (radice amara bianco-giallognola) di Casalcermelli, il sedano di Alluvioni Cambiò, la zucca di Castellazzo Bormida, le patate di Castelnuovo Scrivia, i meloni di Isola Sant’Antonio, l’aglio di Molino dei Torti. Tutti questi prodotti di nicchia danno vita ad abbinamenti enogastronomici unici.
Gastronomia
L’Alessandrino e il Casalese hanno tradizioni culinarie dai sapori tipicamente monferrini, dove robusti e ricchi di storia sono i primi piatti, come il pollo alla Marengo, gli agnolotti di stufato (conditi col sugo del medesimo stufato), gli agno-lotti di arrosti (insaporiti dal cavolo), i bolliti misti conditi con le tre salse tradizionali (bagnetto verde, rosso e salsa bianca) e la “bagna cauda” che nel suo ingrediente principale (l’acciuga) testimonia la passione locale per il salato (si dice che un alessandrino che debba scegliere fra un pasticcino e un’acciuga scelga sempre l’acciuga!). Tipici della Fraschetta (i sobborghi di Alessandria) i gnocchetti di verdure e formaggio, bolliti dopo esser stati fatti “rabatare” (rotolare) nella farina, da cui il nome di rabatòn.
Le terre confinanti con la Liguria hanno subito un influsso gastronomico oltre che culturale, e si ha oggi la possibilità di gustare aromi medi-terranei abbinati a gusti più tipicamente locali, per esempio con l’abbinamento di piatti di funghi e selvaggina a pesci conservati sotto sale (l’antica Via del Sale passava proprio di qui) come stoccafissi e acciughe.
L’influsso ligure ha prodotto una passione per le focacce (inimitabile la morbidezza della focac-cia di Novi, prodotto IGT) che si affianca alla ricca produzione di pane e grissini delle rinoma-te panetterie.
Le cuoche amano poi ricorrere alle erbe per rendere unici i propri piatti, arricchiti da odori e sapori nella cui produzione eccelle la Comunità Montana dell’Alta Valle Orba, Erro e Bormida di Spigno, che rivaleggia con la Provenza per erbe officinali e aromatiche (e per gli olii essen-ziali) coltivate sui versanti meno adatti all’agri-coltura con tecniche biologiche e biodinamiche.
Nella zona di pianura troviamo le influenze della cucina lombarda (e longobarda) con l’abitudine di servire risotti, verdure in carpione (tipica presenza anche nei menù degli agricoltori monferrini) e piatti a base di rane (per l’influenza dei vicini vercellesi e lomellini).
Pregevoli al palato e indimenticabili sono i formaggi. La produzione delle zone collinari acquesi fa concorrenza alle robiole caprine di Roccaverano (la cui zona di produzione sconfina in territorio alessandrino) e lungo tutto l’arco ap-penninico piemontese si producono da secoli le inconfondibili formaggette (o robiole) il cui gusto è prodotto inconfondibile dovuti all’unione di pascoli stesi al sole, latte caprino (a volte con una percentuale vaccina) e stagionatura tradi-zionale, vanto della Comunità montana Suol d’Aleramo - Comuni delle Valli Orba, Erro e Bormida (http://www.cm-ponzone.al.it).
Prodotto unico è il Montebore, antichissimo formaggio dalla forma tronco-conica schiacciata (ora a componente vaccina al 70 % e caprina al 30%) la cui produzione a rischio di scomparsa è ricominciata da pochi anni sotto la dicitura DOP, e rappresenta vanto (oltre che presidio enogastro-nomico) delle Val Curone (www.vallicuronegrueossona.com) e Borbera(http://www.valborberaespinti.it).
.
Fra i salumi non ha bisogno di presen-tazione il filetto baciato di Ponzone (http://www.comuneponzone.it), prodotto unico del suo genere in Italia, ottenuto avvol-gendo il cuore del filetto suino (aromatizzato adeguatamente) con una pasta di salame pure suino. Apprezzatissimi il prosciutto cotto di Tortona (privo di polisfofati e di glutine), la testa in cassetta della Val Lemme, la pancetta, la coppa e la testa in cassetta tipici della Val Borbera (privi di conservanti chimici) e la muletta monferrina (prodotta nel casalese e stagionata per 3 mesi).
Caratteristici due piccoli formati: il cacciatore monferrino (del peso massimo di 4 etti, da consumare giovane entro i tre mesi, una porzione creata apposta per non far perdere tempo ai cacciatori!) e il salamino di vacca tipico di Mandrogne (carne bovina mista a lardo suino trito, ottimo sia bollito che alla griglia).
I dolci dell’alessandrino sono prodotti in varie-tà (e quantità) tali da fare la felicità dei golosi, che possono ad ogni passo scoprire prodotti indimenticabili. Ogni cittadina ha il proprio tesoro particolare, dalla ricetta mantenuta rigo-rosamente segreta e passata invariata attraverso i maestri pasticcieri. Le vetrine delle pasticce-rie traboccano di baci di dama, di baci dorati (con l’impasto arricchito di cacao), di canno-ncini ripieni di zabaione e di cioccolato, di bavaresi, di polentine di Marengo (torte di mais povere all’aspetto ma friabili e gustose), di creme di cioccolato (la famosa Giacometta, dal nome della compagna della maschera Gian-duia), di canestrelli (ciambelle mignon di pasta frolla ricoperte di zucchero).
Quasi ogni città produce un proprio tipo di amaretti, da Acqui (pregiati i morbidi amaretti del Sassello) a Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e a Gavi (http://www.immagine.com/gavi) (morbidissimi, dall’inconfondibile forma triangolare), mentre il Novese è rinomato per la lavorazione del cioccolato, del torrone e del croccante (che ad Alessandria sono prodotti tradizionalmente legati alla festa di Santa Lucia). A Casale Monferrato da più di un secolo si cuociono i krumiri, paste frolle prodotte secondo una ricetta custodita gelosamente, piegate a forma di “v” ed esportate in tutto il mondo nelle inconfondibili scatole di latta.
Il vino
La provincia di Alessandria occupa un ruolo non certo secondario nella produzione vitivinicola vanto di tutto il Piemonte, con la difesa di vini rari (Carica l’asino e Timorasso) e la produzione di 37 vini fra D.O.C. e D.O.C.G.
Barbera Il vitigno piemontese più rustico, forte, ottimo per l’invecchiamento, passa dal giovanile ros-so rubino (piacevolmente pungente) al più maturo rosso granato attenuando l’intenso profumo, rimane adatto all’abbinamento con piatti robusti.
Ci sono 6 certificazioni D.O.C.: Barbera del Monferrato e Barbera d’Asti (contenenti anche Freisa, Grignolino e Dolcetto), Gabiano e Rubino di Cantavenna, Colli Tortonesi Barbera e Piemonte Barbera.
Dolcetto Vitigno diffuso nell’Acquese e nell’Ovadese, citato in un documento del 1593, di dolce ha solo il nome, essendo il “secco” per eccellenza, ammandorlato, con un retrogusto amarognolo che lo rende adatto a gustosi risotti al tartufo come alle carni bianche.
Il Dolcetto di Acqui e quello di Ovada (con uve dolcetto al 100%) sono affiancati dal Monferrato Dolcetto e dai Colli Tortonesi Dolcetto.
Grignolino Anticamente chiamato “barbesino”, coltivato nel Casalese e nell’Astigiano fin dal 1252, color rubino chiaro, dal profumo poco intenso e dal sapore tannico, è un vino non facile, dal carattere “anarchico”, con una mutevolezza che lo rende sovente incompreso, ma anche molto amato, come un figlio capriccioso, capace di sorprenderci (da provare coi piatti di pesce!).
D.O.C. sono il Grignolino del Monferrato Casalese e il Piemonte Grignolino.
Cortese Si ottiene dal vitigno bianco Corte-se, ben ambientato nelle terre attorno a Tortona, Acqui e Novi. Il Gavi è un vino asciutto, fresco, dal colore paglierino, leggermente ammandor-lato, dal profumo insieme delicato e persistente: è ottimo per un aperitivo e si sposa alla perfezio-ne con piatti di pesce (gli antipasti), con carni bianche e con focacce.
Il Cortese di Gavi (o Gavi tout court) è D.O.C.G., mentre D.O.C. sono il Colli Tortonesi Cortese, il Cortese dell’Alto Monferrato, Il Monferrato Casalese Cortese e il Piemonte Cortese.
Moscato bianco Vitigno amato già dai Fenici, il moscato dall’Oriente ha raggiunto l’Acquese e l’Astigiano, dove è divenuto estre-mamente ricercato per la sua giusta dolcezza e la bassa alcolicità che lo rendono perfetto per i dessert e per i brindisi conviviali. La produzione alessandrina è concentrata nelle colline del Monferrato e soprattutto a Strevi.
Qui nascono l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti (entrambi D.O.C.G.) affiancati dai D.O.C. Piemonte Moscato e Piemonte Moscato Passito.
Brachetto Ricavato da uve a bacca nera (diffuse fin dal sec. XV), è un vino dolce e liquo-roso, color rubino chiaro, dal profumo mu-schiato, con sentori di frutta matura, da gustarsi giovane. Esiste anche la variante spumante.
D.O.C.G. il Brachetto d’Acqui (o Acqui, cui è dedicata l’Enoteca regionale), D.O.C. il Piemonte Brachetto.
“un vino racchiude in sé molto più di quanto certe definizioni convenzionali possano lasciar intendere: un vino, infatti, al di sopra e al di là del colore, della limpidezza, del profumo e del sapore che lo definiscono, esprime l’anima e la personalità, la storia e le tradizioni delle genti e dei luoghi che lo hanno prodotto”
(Mario Soldati)
I prodotti dell’agricoltura
La morfologia differenziata del territorio della provincia di Alessandria da esito a una particolare ricchezza e varietà di prodotti tipici.
I terreni di pianura, collina e montagna sono da sempre amati e coltivati con cura, all’insegna di una produzione di qualità che è fiore all’oc-chiello della zona e dà il meglio di sé nella produzione di qualità di verdura, frutta, formaggi e salumi, tutelati dall’Assessorato provinciale per la Promozione dei prodotti tipici e di pregio.
La produzione di frutta e verdura è calata quantita-tivamente rispetto ai secoli scorsi, ma si è mantenuta immutata la qualità di varietà locali gustose e ricercate quali la fragola alessandrina (del sobborgo di Casalbagliano) e la preziosa fragolina di Tortona, la pregiata e saporita pesca di Volpedo, l’albicocca di Volpedo, la ciliegia “precoce”di Rivarone, la ciliegia “bella di Garbagna” e le mele della Val Curone (www.vallicuronegrueossona.com), la castagna, la Mela Carla e la fagiolana (legume molto richiesto nella vicina Liguria) della Val Borbera (http://www.valborberaespinti.it).
E ancora la rapa rossa e la scorzonera (radice amara bianco-giallognola) di Casalcermelli, il sedano di Alluvioni Cambiò, la zucca di Castellazzo Bormida, le patate di Castelnuovo Scrivia, i meloni di Isola Sant’Antonio, l’aglio di Molino dei Torti. Tutti questi prodotti di nicchia danno vita ad abbinamenti enogastronomici unici.
Gastronomia
L’Alessandrino e il Casalese hanno tradizioni culinarie dai sapori tipicamente monferrini, dove robusti e ricchi di storia sono i primi piatti, come il pollo alla Marengo, gli agnolotti di stufato (conditi col sugo del medesimo stufato), gli agno-lotti di arrosti (insaporiti dal cavolo), i bolliti misti conditi con le tre salse tradizionali (bagnetto verde, rosso e salsa bianca) e la “bagna cauda” che nel suo ingrediente principale (l’acciuga) testimonia la passione locale per il salato (si dice che un alessandrino che debba scegliere fra un pasticcino e un’acciuga scelga sempre l’acciuga!). Tipici della Fraschetta (i sobborghi di Alessandria) i gnocchetti di verdure e formaggio, bolliti dopo esser stati fatti “rabatare” (rotolare) nella farina, da cui il nome di rabatòn.
Le terre confinanti con la Liguria hanno subito un influsso gastronomico oltre che culturale, e si ha oggi la possibilità di gustare aromi medi-terranei abbinati a gusti più tipicamente locali, per esempio con l’abbinamento di piatti di funghi e selvaggina a pesci conservati sotto sale (l’antica Via del Sale passava proprio di qui) come stoccafissi e acciughe.
L’influsso ligure ha prodotto una passione per le focacce (inimitabile la morbidezza della focac-cia di Novi, prodotto IGT) che si affianca alla ricca produzione di pane e grissini delle rinoma-te panetterie.
Le cuoche amano poi ricorrere alle erbe per rendere unici i propri piatti, arricchiti da odori e sapori nella cui produzione eccelle la Comunità Montana dell’Alta Valle Orba, Erro e Bormida di Spigno, che rivaleggia con la Provenza per erbe officinali e aromatiche (e per gli olii essen-ziali) coltivate sui versanti meno adatti all’agri-coltura con tecniche biologiche e biodinamiche.
Nella zona di pianura troviamo le influenze della cucina lombarda (e longobarda) con l’abitudine di servire risotti, verdure in carpione (tipica presenza anche nei menù degli agricoltori monferrini) e piatti a base di rane (per l’influenza dei vicini vercellesi e lomellini).
Pregevoli al palato e indimenticabili sono i formaggi. La produzione delle zone collinari acquesi fa concorrenza alle robiole caprine di Roccaverano (la cui zona di produzione sconfina in territorio alessandrino) e lungo tutto l’arco ap-penninico piemontese si producono da secoli le inconfondibili formaggette (o robiole) il cui gusto è prodotto inconfondibile dovuti all’unione di pascoli stesi al sole, latte caprino (a volte con una percentuale vaccina) e stagionatura tradi-zionale, vanto della Comunità montana Suol d’Aleramo - Comuni delle Valli Orba, Erro e Bormida (http://www.cm-ponzone.al.it).
Prodotto unico è il Montebore, antichissimo formaggio dalla forma tronco-conica schiacciata (ora a componente vaccina al 70 % e caprina al 30%) la cui produzione a rischio di scomparsa è ricominciata da pochi anni sotto la dicitura DOP, e rappresenta vanto (oltre che presidio enogastro-nomico) delle Val Curone (www.vallicuronegrueossona.com) e Borbera(http://www.valborberaespinti.it).
.
Fra i salumi non ha bisogno di presen-tazione il filetto baciato di Ponzone (http://www.comuneponzone.it), prodotto unico del suo genere in Italia, ottenuto avvol-gendo il cuore del filetto suino (aromatizzato adeguatamente) con una pasta di salame pure suino. Apprezzatissimi il prosciutto cotto di Tortona (privo di polisfofati e di glutine), la testa in cassetta della Val Lemme, la pancetta, la coppa e la testa in cassetta tipici della Val Borbera (privi di conservanti chimici) e la muletta monferrina (prodotta nel casalese e stagionata per 3 mesi).
Caratteristici due piccoli formati: il cacciatore monferrino (del peso massimo di 4 etti, da consumare giovane entro i tre mesi, una porzione creata apposta per non far perdere tempo ai cacciatori!) e il salamino di vacca tipico di Mandrogne (carne bovina mista a lardo suino trito, ottimo sia bollito che alla griglia).
I dolci dell’alessandrino sono prodotti in varie-tà (e quantità) tali da fare la felicità dei golosi, che possono ad ogni passo scoprire prodotti indimenticabili. Ogni cittadina ha il proprio tesoro particolare, dalla ricetta mantenuta rigo-rosamente segreta e passata invariata attraverso i maestri pasticcieri. Le vetrine delle pasticce-rie traboccano di baci di dama, di baci dorati (con l’impasto arricchito di cacao), di canno-ncini ripieni di zabaione e di cioccolato, di bavaresi, di polentine di Marengo (torte di mais povere all’aspetto ma friabili e gustose), di creme di cioccolato (la famosa Giacometta, dal nome della compagna della maschera Gian-duia), di canestrelli (ciambelle mignon di pasta frolla ricoperte di zucchero).
Quasi ogni città produce un proprio tipo di amaretti, da Acqui (pregiati i morbidi amaretti del Sassello) a Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e a Gavi (http://www.immagine.com/gavi) (morbidissimi, dall’inconfondibile forma triangolare), mentre il Novese è rinomato per la lavorazione del cioccolato, del torrone e del croccante (che ad Alessandria sono prodotti tradizionalmente legati alla festa di Santa Lucia). A Casale Monferrato da più di un secolo si cuociono i krumiri, paste frolle prodotte secondo una ricetta custodita gelosamente, piegate a forma di “v” ed esportate in tutto il mondo nelle inconfondibili scatole di latta.
martedì 27 gennaio 2009
giovedì 22 gennaio 2009
L'arte piemontese del '900 in mostra
Dal 5 dicembre 2008 al 29 marzo 2009, Alessandria e la sua provincia celebreranno la grande e irripetibile stagione dell’arte piemontese del Novecento. L’esposizione, dal titolo ‘900. Cento anni di creatività in Piemonte, è promossa dalla Società Palazzo del Monferrato e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, in collaborazione con il Comune di Alessandria, il Comune di Novi Ligure, il Comune di Acqui Terme, il Comune di Valenza, col contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria, della Banca Popolare di Milano, ed è curata da Marisa Vescovo, in collaborazione con Giuliana Godio e Isa Caffarelli.
L’iniziativa abbraccia cinque sedi - Palazzo del Monferrato e Palazzo Cuttica ad Alessandria, il Museo dei Campionissimi a Novi Ligure, il Movicentro ad Acqui Terme e l’oratorio di San Bartolomeo a Valenza - e presenta 250 opere di oltre 150 artisti che hanno tracciato un solco indelebile nella storia dell’arte del XX secolo, sia nella pittura, che nella scultura, che nella grafica.
Ad Alessandria, la sezione allestita a Palazzo del Monferrato esplorerà la pittura piemontese del primo ‘900, da Morbelli a Pellizza da Volpedo, Carrà, Chessa, Casorati, mentre a Palazzo Cuttica sarà protagonista l’arte prodotta in provincia di Alessandria, in un percorso tra le pubbliche collezioni d’arte, da Bozzetti e Morando a Dina Bellotti, Fallini, Porta, Marchelli e Maddalena Sisto. Al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, si troveranno le opere del secondo ‘900, da Spazzapan a Merz, Mastroianni, De Maria, Salvo.
Gli altri due segmenti testimonieranno, al Movicentro di Acqui Terme, l’importanza del Piemonte nel campo della scultura e dell’installazione contemporanea (da Mainolfi a Grassino, Viale, Bolla, Todaro), e all’oratorio di San Bartolomeo di Valenza, in quello delle tempere, degli acquerelli e dei disegni (da Bistolfi a Pistoletto, Boetti, Cremona, Paulucci).
Dal 5 dicembre 2008 al 29 marzo 2009, Alessandria e la sua provincia celebreranno la grande e irripetibile stagione dell’arte piemontese del Novecento. L’esposizione, dal titolo ‘900. Cento anni di creatività in Piemonte, è promossa dalla Società Palazzo del Monferrato e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, in collaborazione con il Comune di Alessandria, il Comune di Novi Ligure, il Comune di Acqui Terme, il Comune di Valenza, col contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria, della Banca Popolare di Milano, ed è curata da Marisa Vescovo, in collaborazione con Giuliana Godio e Isa Caffarelli.
L’iniziativa abbraccia cinque sedi - Palazzo del Monferrato e Palazzo Cuttica ad Alessandria, il Museo dei Campionissimi a Novi Ligure, il Movicentro ad Acqui Terme e l’oratorio di San Bartolomeo a Valenza - e presenta 250 opere di oltre 150 artisti che hanno tracciato un solco indelebile nella storia dell’arte del XX secolo, sia nella pittura, che nella scultura, che nella grafica.
Ad Alessandria, la sezione allestita a Palazzo del Monferrato esplorerà la pittura piemontese del primo ‘900, da Morbelli a Pellizza da Volpedo, Carrà, Chessa, Casorati, mentre a Palazzo Cuttica sarà protagonista l’arte prodotta in provincia di Alessandria, in un percorso tra le pubbliche collezioni d’arte, da Bozzetti e Morando a Dina Bellotti, Fallini, Porta, Marchelli e Maddalena Sisto. Al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, si troveranno le opere del secondo ‘900, da Spazzapan a Merz, Mastroianni, De Maria, Salvo.
Gli altri due segmenti testimonieranno, al Movicentro di Acqui Terme, l’importanza del Piemonte nel campo della scultura e dell’installazione contemporanea (da Mainolfi a Grassino, Viale, Bolla, Todaro), e all’oratorio di San Bartolomeo di Valenza, in quello delle tempere, degli acquerelli e dei disegni (da Bistolfi a Pistoletto, Boetti, Cremona, Paulucci).
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