giovedì 9 luglio 2009
In questi mesi, mi si perdoni il rilievo, personalmente ho avuto l’impressione di una certa confusione e non chiarezza di intenti ed obiettivi, di difficoltà a prospettare ed armonizzare un progetto politico più unitario e realistico, credibile e sostenibile in una città come Alessandria, potenzialmente capace di offrire nuove opportunità di lavoro, di sviluppo e di sostegno sociale e quindi non semplice da governare. Gli elettori con il libero voto hanno deciso a chi affidare i prossimi anni di governo della città. Vincitori e vinti dovrebbero comprendere che la politica è un’arte finalizzata a dare stabilità e sicurezza ad un popolo e migliorarne le condizioni di vita,oltre le posizioni e gli interessi di parte. La vittoria dà il diritto di governare, mentre la sconfitta deve spingere verso una responsabile opposizione. Per i vincitori e gli sconfitti, l’esperienza dovrebbe insegnare qualcosa in rapporto al futuro. La politica, non lo dimentichiamo mai, è un servizio per il bene di un contesto umano. Ecco che allora emerge l’esigenza che la politica, specie quella locale, deve affrontare una problematica quanto mai necessaria. Il vero problema che sorge nella odierna società e che ogni giorno apprendo stando a contatto con la gente, è la mancanza di una politica che sia ”TRASPARENTE”; perché il nostro agire possa tornare ad essere credibile e sostenibile è necessario che il nostro operare politico e non solo il nostro pensiero politico, sia il più possibile “leggibile”e chiaro alla coscienza e alla critica politico-sociale della gente. Pertanto auspico ad”un palazzo rosso” che non sia solo un palazzo di potere, ma anche un palazzo di “vetro”, un palazzo trasparente, un palazzo in cui ogni cittadino possa “specchiarsi” e vedere le proprie esigenze, le proprie problematiche ed aspirazioni concretamente realizzarsi e risolversi. Ecco che la nostra politica deve tornare a COMUNICARE. La comunicazione politico-sociale è la trasmissione di contenuti di coscienza(idee,stati d’animo,notizie, progetti politici ecc..) dall”EMITTENTE” (colui che trasmette), al “RICEVENTE” (colui che riceve). IL ricevente,nella specie il cittadino, in genere non rimane passivo: in lui può esserci adesione o dissenso, ma comunque REAZIONE. La comunicazione politico-sociale permette il sorgere di una relazione interpersonale, per cui si mette in comune ciò che era esclusivo di un individuo. IL messaggio che viene trasmesso, viene interpretato dal cittadino ricevente in base alla sua mentalità, esperienza di vita, cultura, formazione, età, classe sociale di appartenenza. Fa parte della istanza morale la competenza, ossia la preparazione idonea da parte degli operatori di trasmissione, nella specie noi politici, per poter presentare degnamente ed onestamente i contenuti di coscienza e le proposte politiche, oggetto di comunicazione. La comunicazione politico-sociale deve avere il requisito della sincerità, ossia dovrà riflettere il genuino contenuto della ”coscienza” e pertanto sarà e deve essere onesta, TRASPARENTE, invitante al bene del cittadino. Quanta responsabilità signor sindaco! Sono convinto che i politici non si inventano, ma devono crescere e maturare nel tempo e sul campo nella convinzione profonda di un servizio da rendere alla collettività. Detto da una sorta di “matricola”politica ,suona come un auspicio oltre che come un insegnamento. I latini dicevano “Bis dat qui cito dat,duplex fit bonitas, simul accesit celeritas” ossia: dà due volte chi dà presto, viene duplicata la bontà del beneficio, se vi si aggiunge la sollecitudine”: pertanto chiedo formalmente, in questa sede, di cambiare il nome al”palazzo rosso”e che d’ora in poi sia chiamato “PALAZZO DI VETRO” auspicando che questo avvenga non soltanto nel nome , ma anche nei fatti nella continua promozione di attività rivolte a tale scopo per rendere il più possibile trasparente agli occhi dei cittadini ogni nostro operato politico. Appellandomi a lei Signor Sindaco,certo della sua attenzione, concludo augurandomi che nei mesi avvenire quello che i latini dicevano ”Concordia parve res crescunt ,discordia maximae dilabuntur” ossia: con la concordia le piccole cose crescono,con la discordia anche le più grandi vanno in rovina….valga anche per noi. Grazie. Davide Nocito
Unione di Centro
manifesto per una nuova Italia
“A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora
sentono alto il dovere
di cooperare ai fini supremi della Patria,
senza pregiudizi né preconcetti,
facciamo appello perché,
uniti insieme,
propugnino nella loro interezza
gli ideali di giustizia e di libertà”
Luigi Sturzo
L’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle sue migliori energie, allo slancio delle donne e degli uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.
Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori della giustizia e della libertà.
Perciò nasce l’Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti. La cosiddetta Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l’anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.
Quando, negli anni Novanta, crollò il vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni che giustificavano la transizione verso un nuovo tempo della Repubblica:
1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta dall’illusione referendaria.
2) La questione giudiziaria, parte essenziale della questione istituzionale, esplosa drammaticamente in un inedito, radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della magistratura, dei media e dell’opinione pubblica.
3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord e Sud.
4) La questione della modernizzazione economica, sentita come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate dell’Occidente.
Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato. Le pochissime realtà riformate (Regioni, Comuni, legge elettorale) lo sono state seguendo suggestioni del momento o logiche di convenienza, fuori
da un omogeneo progetto nazionale. E così si continua ancora oggi, tentando di piegare leggi elettorali e nodi istituzionali agli interessi di parte. Bisognerebbe trovare le sedi e gli strumenti per soluzioni largamente condivise. Il panorama è stato invece dominato da una sorta di guerra civile ideologica.
Il risultato è che la cosiddetta Seconda Repubblica ha finito per mettere in archivio i concetti di “interesse generale” e di “bene comune” che sono invece il fondamento di ogni democrazia. Ha offuscato la partecipazione popolare alla vita pubblica trasformando il consenso in audience, le strategie politiche in surrogato quotidiano dei sondaggi, i partiti in clan elettorali dei leader e, infine, ciò che è più grave, il Parlamento in una sorta di “ente inutile”, pura cassa di risonanza dell’Esecutivo. Non è questa la modernità politica che gli italiani pretendevano. Fingendo di costruire una “democrazia degli elettori” si è, in realtà, dato vita ad una soffocante “democrazia delle oligarchie”. Questo è il vero volto dell’Italia nel primo decennio del XXI secolo.
Per questo nasce l’Unione di Centro. Per aprire un nuovo tempo della Repubblica. Per ricostruire i valori fondativi della democrazia italiana: l’interesse nazionale e il bene comune come esclusiva finalità dell’agire politico. La competenza, lo spirito di servizio, il senso dello Stato come modello di selezione
della classe dirigente. Il ruolo dei “corpi intermedi” nella gestione della cosa pubblica. La partecipazione popolare come motore della vita associata. Il dovere di “guidare” eticamente e politicamente il Paese, al di là delle effimere rilevazioni statistiche del consenso. La democrazia nei partiti e nei sistemi elettorali come unica garanzia di libertà per tutti gli eletti e per tutti i cittadini. La centralità del parlamento come sede legittima della formazione dell’interesse pubblico. Fuori da questa “cornice di valori” nessuna democrazia può avere futuro.
L’Unione di Centro, partita dall’incontro tra l’esperienza storica dell’Udc con nuove realtà di movimento come la Rosa per l’Italia, i circoli liberal e i Popolari democratici, forte dei due milioni di consensi che, nelle elezioni del 2008, le hanno permesso di resistere all’illusione del “voto utile”, nasce per proporre ai cittadini italiani di tutti gli schieramenti che vivono il disagio del finto bipartitismo, al mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico, un grande progetto politico: l’orizzonte di un nuovo partito popolare e liberale di governo.
L’unità politica dei cattolici è formula che appartiene ad altra e superata stagione storica. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica corrisponde ai loro valori.
Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.
C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri.
È giunto dunque il momento di aprire una nuova storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra costruito con analoga disomogeneità non sono stati e non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.
L’Italia di oggi è malata di immobilismo, mentre tutt’intorno il mondo cambia e prepara, a cominciare dagli Stati Uniti, l’avvento di una nuova era. Noi siamo fermi. La grave crisi economica internazionale mette in discussione la tenuta del nostro patto sociale e denuncia come ormai intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico. Il deficit di valori che colpisce soprattutto le
giovani generazioni sta facendo nascere un vero e proprio allarme sulla tenuta etica della nostra società.
Non c’è più tempo da perdere. Non c’è più tempo per pigrizie, per paure, per coltivare piccole rendite di posizione. È tempo di rimettersi in cammino. Con il coraggio dei liberi e dei forti.
Roma, 20 febbraio 2009
manifesto per una nuova Italia
“A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora
sentono alto il dovere
di cooperare ai fini supremi della Patria,
senza pregiudizi né preconcetti,
facciamo appello perché,
uniti insieme,
propugnino nella loro interezza
gli ideali di giustizia e di libertà”
Luigi Sturzo
L’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle sue migliori energie, allo slancio delle donne e degli uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.
Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori della giustizia e della libertà.
Perciò nasce l’Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti. La cosiddetta Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l’anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.
Quando, negli anni Novanta, crollò il vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni che giustificavano la transizione verso un nuovo tempo della Repubblica:
1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta dall’illusione referendaria.
2) La questione giudiziaria, parte essenziale della questione istituzionale, esplosa drammaticamente in un inedito, radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della magistratura, dei media e dell’opinione pubblica.
3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord e Sud.
4) La questione della modernizzazione economica, sentita come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate dell’Occidente.
Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato. Le pochissime realtà riformate (Regioni, Comuni, legge elettorale) lo sono state seguendo suggestioni del momento o logiche di convenienza, fuori
da un omogeneo progetto nazionale. E così si continua ancora oggi, tentando di piegare leggi elettorali e nodi istituzionali agli interessi di parte. Bisognerebbe trovare le sedi e gli strumenti per soluzioni largamente condivise. Il panorama è stato invece dominato da una sorta di guerra civile ideologica.
Il risultato è che la cosiddetta Seconda Repubblica ha finito per mettere in archivio i concetti di “interesse generale” e di “bene comune” che sono invece il fondamento di ogni democrazia. Ha offuscato la partecipazione popolare alla vita pubblica trasformando il consenso in audience, le strategie politiche in surrogato quotidiano dei sondaggi, i partiti in clan elettorali dei leader e, infine, ciò che è più grave, il Parlamento in una sorta di “ente inutile”, pura cassa di risonanza dell’Esecutivo. Non è questa la modernità politica che gli italiani pretendevano. Fingendo di costruire una “democrazia degli elettori” si è, in realtà, dato vita ad una soffocante “democrazia delle oligarchie”. Questo è il vero volto dell’Italia nel primo decennio del XXI secolo.
Per questo nasce l’Unione di Centro. Per aprire un nuovo tempo della Repubblica. Per ricostruire i valori fondativi della democrazia italiana: l’interesse nazionale e il bene comune come esclusiva finalità dell’agire politico. La competenza, lo spirito di servizio, il senso dello Stato come modello di selezione
della classe dirigente. Il ruolo dei “corpi intermedi” nella gestione della cosa pubblica. La partecipazione popolare come motore della vita associata. Il dovere di “guidare” eticamente e politicamente il Paese, al di là delle effimere rilevazioni statistiche del consenso. La democrazia nei partiti e nei sistemi elettorali come unica garanzia di libertà per tutti gli eletti e per tutti i cittadini. La centralità del parlamento come sede legittima della formazione dell’interesse pubblico. Fuori da questa “cornice di valori” nessuna democrazia può avere futuro.
L’Unione di Centro, partita dall’incontro tra l’esperienza storica dell’Udc con nuove realtà di movimento come la Rosa per l’Italia, i circoli liberal e i Popolari democratici, forte dei due milioni di consensi che, nelle elezioni del 2008, le hanno permesso di resistere all’illusione del “voto utile”, nasce per proporre ai cittadini italiani di tutti gli schieramenti che vivono il disagio del finto bipartitismo, al mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico, un grande progetto politico: l’orizzonte di un nuovo partito popolare e liberale di governo.
L’unità politica dei cattolici è formula che appartiene ad altra e superata stagione storica. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica corrisponde ai loro valori.
Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.
C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri.
È giunto dunque il momento di aprire una nuova storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra costruito con analoga disomogeneità non sono stati e non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.
L’Italia di oggi è malata di immobilismo, mentre tutt’intorno il mondo cambia e prepara, a cominciare dagli Stati Uniti, l’avvento di una nuova era. Noi siamo fermi. La grave crisi economica internazionale mette in discussione la tenuta del nostro patto sociale e denuncia come ormai intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico. Il deficit di valori che colpisce soprattutto le
giovani generazioni sta facendo nascere un vero e proprio allarme sulla tenuta etica della nostra società.
Non c’è più tempo da perdere. Non c’è più tempo per pigrizie, per paure, per coltivare piccole rendite di posizione. È tempo di rimettersi in cammino. Con il coraggio dei liberi e dei forti.
Roma, 20 febbraio 2009
giovedì 21 maggio 2009
IL RINNOVAMENTO DEL CENTRO STORICO
Restyling di piazzetta della Lega e corso Roma, per farne un centro di alto livello e colorato, vista la pavimentazione policroma che sarà realizzata.
Lunedì al via i lavori, conclusione prevista per metà luglio 2010, per l’imponente progetto di rifacimento del ‘cuore’ alessandrino affidato dal Comune alle imprese Capra e Coopedile in raggruppamento temporaneo.
A rendere più sopportabili gli inevitabili disagi la rassicurazione da parte del sindaco Piercarlo Fabbio, dell’assessore Franco Trussi e dell’ingegnere capo Marco Neri di una tempistica rigorosa e di un risultato finale eccellente.
Il primo intervento riguarda la parte centrale della piazzetta per poi proseguire con i lotti per corso Roma. A completare il progetto una speciale illuminazione, offerta da Capra e Coopedile, per l’obelisco della piazzetta.
Fondamentale il rapporto diretto con residenti e negozianti, con i quali sarà tenuto un filo diretto attraverso una mirata comunicazione curata da Massimo Gastini, con tanto di assistenza telefonica al 348 2834490 e il sito www.corsoromanews.it. Parking voucher gratuiti per chi ha box auto e servizio carico e scarico. In vista dell’apertura del cantiere già ieri a palazzo Rosso gli assessori al Commercio e Lavori Pubblici Manuela Ulandi e Franco Trussi, l’ingegnere Neri e il direttore dello Sviluppo economico Nicola Sirchia hanno incontrato i commercianti.
A tutti i propretari degli immobili frontisti di corso Roma e piazzetta che devono o pensano di dovere gestire problematiche per gli impianti di acqua e gas, è stato inviato un comunicato per sollecitarli a contattare l’Amag allo 0131 283611.
Restyling di piazzetta della Lega e corso Roma, per farne un centro di alto livello e colorato, vista la pavimentazione policroma che sarà realizzata.
Lunedì al via i lavori, conclusione prevista per metà luglio 2010, per l’imponente progetto di rifacimento del ‘cuore’ alessandrino affidato dal Comune alle imprese Capra e Coopedile in raggruppamento temporaneo.
A rendere più sopportabili gli inevitabili disagi la rassicurazione da parte del sindaco Piercarlo Fabbio, dell’assessore Franco Trussi e dell’ingegnere capo Marco Neri di una tempistica rigorosa e di un risultato finale eccellente.
Il primo intervento riguarda la parte centrale della piazzetta per poi proseguire con i lotti per corso Roma. A completare il progetto una speciale illuminazione, offerta da Capra e Coopedile, per l’obelisco della piazzetta.
Fondamentale il rapporto diretto con residenti e negozianti, con i quali sarà tenuto un filo diretto attraverso una mirata comunicazione curata da Massimo Gastini, con tanto di assistenza telefonica al 348 2834490 e il sito www.corsoromanews.it. Parking voucher gratuiti per chi ha box auto e servizio carico e scarico. In vista dell’apertura del cantiere già ieri a palazzo Rosso gli assessori al Commercio e Lavori Pubblici Manuela Ulandi e Franco Trussi, l’ingegnere Neri e il direttore dello Sviluppo economico Nicola Sirchia hanno incontrato i commercianti.
A tutti i propretari degli immobili frontisti di corso Roma e piazzetta che devono o pensano di dovere gestire problematiche per gli impianti di acqua e gas, è stato inviato un comunicato per sollecitarli a contattare l’Amag allo 0131 283611.
LA FELICITA’
E’ il vero albero della vita, la fonte dell’eterna giovinezza, il filtro dell’immortalità così tanto ricercato nelle leggende, nelle fiabe e molto probabilmente, nel fondo del cuore di tutti noi! Ma cosa intendiamo veramente per essere felici?
Le risposte a questa domanda credo siano le più disparate, dal semplice “voglio uscire la sera e rientrare quando ormai è l’alba” del ragazzino adolescente nel pieno della sua crisi d’autonomia, al desiderio di pace universale professato da Ghandi. Vedo negli occhi dei lettori molti sguardi perplessi, forse il paragone gli ha scioccati, forse ritengono la mia affermazione un’iperbole, una boutade, lasciatemi spiegare il concetto poi, è assolutamente lecito possiate dissentire.
La felicità è l’espressione di una gioia profonda, vitale, contagiosa e appagante che potremmo provare se… La felicità non è uno status di vita, è una speranza! Non è una condizione nella quale possa trovarsi qualche fortunato, è preghiera che raggiunta quella meta, qualunque essa sia, questa sia l’ultima.
Sì, perché se dopo questa noi avessimo una meta ulteriore, la nostra sensazione di essere felici crollerebbe per gli sforzi, le tensioni, le delusioni, le aspettative che la nuova meta da raggiungere ci porterebbe. Cerchiamo la felicità senza sapere che felicità è proprio non dover cercare nulla, essere in pace e appagati, avere ciò che si desidera perché si desidera proprio e solo ciò che si ha… e questo non fa parte dell’indole dell’essere umano.
La ricerca del Nirvana? Non così come è inteso nelle religioni orientali. No è la ricerca di spiritualità che professano tutti credo, non è una fuga dalla realtà, no! E non perché non possa essere quella una soluzione, ma sembra non esserla per la nostra mente ed il nostro cuore moderno ed edonista che richiede di avere di più, avere più di altri, richiede il potere e la competizione, richiede soldi, richiede soddisfazione continua di desideri e bisogni ormai troppo spesso indotti da altri.
Per il nostro mondo, per la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne una meta spirituale è inaccettabile. C’è chi propone l’amore come alternativa alla spiritualità, ma l’amore non è l’alternativa, l’amore è spiritualità. L’amore è il motore dell’universo, ma sulle labbra dell’uomo ha preso il sapore di possesso, dovere, sesso, status sociale.
Amare non è questo. Amare è dare! E in un mondo nel quale impariamo a competere da quando nasciamo, dare è ormai un’utopia. Diciamo di amare la persona che abbiamo accanto e che lei è la nostra fonte della felicità ma, dopo poco, non sopportiamo nemmeno la sua voce.
L’amore è finito e con esso la felicità? Non credo signori, l’amore non è mai esistito perché l’amore vero non finisce e quella parvenza di felicità provata con la conquista viene cancellata dal desiderio di provare altro, un’altra emozione, un’altra situazione, un’altra vita! La felicità sembra non esistere, la felicità è come giocare al superenalotto, aspettare la felicità è come aspettare una vincita improbabile… e io credo sia colpa nostra che avremmo tanto per essere felici, avremmo, moltissimi motivi per goderci l’esistenza e non siamo capaci di farlo.
Allora smettiamo di parlare di felicità, di amore e di speranze, smettiamo di lamentarci e impariamo ad apprezzare la vita!
E’ il vero albero della vita, la fonte dell’eterna giovinezza, il filtro dell’immortalità così tanto ricercato nelle leggende, nelle fiabe e molto probabilmente, nel fondo del cuore di tutti noi! Ma cosa intendiamo veramente per essere felici?
Le risposte a questa domanda credo siano le più disparate, dal semplice “voglio uscire la sera e rientrare quando ormai è l’alba” del ragazzino adolescente nel pieno della sua crisi d’autonomia, al desiderio di pace universale professato da Ghandi. Vedo negli occhi dei lettori molti sguardi perplessi, forse il paragone gli ha scioccati, forse ritengono la mia affermazione un’iperbole, una boutade, lasciatemi spiegare il concetto poi, è assolutamente lecito possiate dissentire.
La felicità è l’espressione di una gioia profonda, vitale, contagiosa e appagante che potremmo provare se… La felicità non è uno status di vita, è una speranza! Non è una condizione nella quale possa trovarsi qualche fortunato, è preghiera che raggiunta quella meta, qualunque essa sia, questa sia l’ultima.
Sì, perché se dopo questa noi avessimo una meta ulteriore, la nostra sensazione di essere felici crollerebbe per gli sforzi, le tensioni, le delusioni, le aspettative che la nuova meta da raggiungere ci porterebbe. Cerchiamo la felicità senza sapere che felicità è proprio non dover cercare nulla, essere in pace e appagati, avere ciò che si desidera perché si desidera proprio e solo ciò che si ha… e questo non fa parte dell’indole dell’essere umano.
La ricerca del Nirvana? Non così come è inteso nelle religioni orientali. No è la ricerca di spiritualità che professano tutti credo, non è una fuga dalla realtà, no! E non perché non possa essere quella una soluzione, ma sembra non esserla per la nostra mente ed il nostro cuore moderno ed edonista che richiede di avere di più, avere più di altri, richiede il potere e la competizione, richiede soldi, richiede soddisfazione continua di desideri e bisogni ormai troppo spesso indotti da altri.
Per il nostro mondo, per la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne una meta spirituale è inaccettabile. C’è chi propone l’amore come alternativa alla spiritualità, ma l’amore non è l’alternativa, l’amore è spiritualità. L’amore è il motore dell’universo, ma sulle labbra dell’uomo ha preso il sapore di possesso, dovere, sesso, status sociale.
Amare non è questo. Amare è dare! E in un mondo nel quale impariamo a competere da quando nasciamo, dare è ormai un’utopia. Diciamo di amare la persona che abbiamo accanto e che lei è la nostra fonte della felicità ma, dopo poco, non sopportiamo nemmeno la sua voce.
L’amore è finito e con esso la felicità? Non credo signori, l’amore non è mai esistito perché l’amore vero non finisce e quella parvenza di felicità provata con la conquista viene cancellata dal desiderio di provare altro, un’altra emozione, un’altra situazione, un’altra vita! La felicità sembra non esistere, la felicità è come giocare al superenalotto, aspettare la felicità è come aspettare una vincita improbabile… e io credo sia colpa nostra che avremmo tanto per essere felici, avremmo, moltissimi motivi per goderci l’esistenza e non siamo capaci di farlo.
Allora smettiamo di parlare di felicità, di amore e di speranze, smettiamo di lamentarci e impariamo ad apprezzare la vita!
ELEZIONI AMMINISTRATIVE E PROVINCIALI
Giugno 2009
Nell'ultima assemblea del COMITATO PROVINCIALE è stata confermata la candidatura a presidente della Provincia di Alessandria del Segretario provinciale Giovanni BAROSINI per le elezioni che si terranno il 6/7 giugno 2009. Alla presenza del segretario regionale Alberto GOFFI e del candidato europeo Deodato SCANDEREBECH è stata ribadita la linea politica di presentarsi da soli alle elezioni, preservando però le sinergie di alleanze strettamente locali per la nomina dei rappresentanti amministrativi.
Nei prossimi giorni verranno ufficializzate le candidature provinciali dei vari collegi elettorali.
La segreteria provinciale di Alessandria dell’UDC – Unione di Centro - ha dato impulso per presentare, tramite l’on. Buttiglione, una Proposta di legge per istituire uno sportello unico per l'assistenza ai disabili. L'obiettivo è quello di creare a livello regionale uno sportello unico, legato a una banca dati sulla disabilità per l'informazione sulla normativa vigente e sulla giurisprudenza , cui le persone disabili, i loro familiari e le associazioni ed enti di riferimento possano rivolgersi per avere le indicazioni complete su quanto possano e/o debbano fare. La proposta inserisce un articolo aggiuntivo, il 39-bis, nella legge 5 febbraio 1992, n. 104, prevedendo la copertura degli eventuali oneri mediante l'utilizzazione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali. Le leggi e i provvedimenti normativi riguardanti la disabilità sono numerosi e contenuti, oltre che in fonti di rango statale anche in leggi e provvedimenti regionali o locali. Pertanto i disabili, i loro familiari e le associazioni di riferimento incontrano molto spesso consistenti difficoltà ad orientarsi nel panorama normativo e amministrativo di riferimento, anche per la risoluzione di questioni importanti e necessarie per l'assolvimento di funzioni essenziali della vita quotidiana. La proposta di legge, contemplando l'istituzione ad opera delle regioni di sportelli informavi e di consulenza sulla disabilità, sulla scorta di quanto già avvenuto in alcune regioni del nostro Paese, nonché di una banca dati in collaborazione con il Ministero, le Amministrazioni della Camera e del Senato e le Regioni, in collegamento con gli sportelli informativi, intende venire incontro a queste difficoltà allo scopo di consentire agli interessati un migliore orientamento e di fornir loro un'assistenza adeguata all'evoluzione dell'ordinamento in tale ambito.
Giovanni Barosini
Segretario provinciale UDC
LA QUESTIONE MORALE
La questione morale è di fondamentale importanza sociale e politica insieme.
Ritengo che le forze politiche, in quanto associazioni di confronto dialettico e sociale, “strumento” democratico per la scelta dei rappresentanti in seno agli organi elettivi, devono avere la capacità e la forza a far fronte a questo fenomeno. Ma, certo, le forze politiche per far ciò devono essere sane e trasparenti, devono aprirsi alla gente, agli uomini che vogliono farne parte per contribuire a risollevare questo Paese. Non possono essere partiti chiusi a riccio e respingere indietro le persone “responsabili” che vorrebbero o vogliono farne parte.
E la gente ha perso e continua a perdere la fiducia! Il partito politico è costretto a porsi questi chiarimenti e aprirsi al confronto non solo internamente. Una forza politica seria si pone il problema della “Questione morale” poiché deve coniugare le esigenze sociali ed economiche con la “ragion di Stato”.
Un partito può essere considerato tale quando è vicino alla gente e ai cittadini e quando si pone, appunto, queste riflessioni internamente e cerca di risolverli in modo etico svolgendo quella funzione in modo democratico di aggregare e coinvolgere le forze giovani e sane.
Tutto questo, oggi, può avvenire solo se si riscopre il modo di fare politica con la “P” maiuscola, ovvero mettere al centro del proprio impegno in politica il servizio agli altri, cioè, ai cittadini. Servono uomini semplici, seri ed onesti, con le mani pulite, che conoscano i problemi veri della gente.
Non abbiamo bisogno né di “mercanti” né di mestieranti. Un Paese dove tutti hanno un lavoro e un ruolo, dove il cittadino è rispettato e tutelato in quanto tale e dove la giustizia è uguale per tutti e al servizio di tutti i cittadini.
Giovanni Barosini
Udc Alessandria
Giugno 2009
Nell'ultima assemblea del COMITATO PROVINCIALE è stata confermata la candidatura a presidente della Provincia di Alessandria del Segretario provinciale Giovanni BAROSINI per le elezioni che si terranno il 6/7 giugno 2009. Alla presenza del segretario regionale Alberto GOFFI e del candidato europeo Deodato SCANDEREBECH è stata ribadita la linea politica di presentarsi da soli alle elezioni, preservando però le sinergie di alleanze strettamente locali per la nomina dei rappresentanti amministrativi.
Nei prossimi giorni verranno ufficializzate le candidature provinciali dei vari collegi elettorali.
La segreteria provinciale di Alessandria dell’UDC – Unione di Centro - ha dato impulso per presentare, tramite l’on. Buttiglione, una Proposta di legge per istituire uno sportello unico per l'assistenza ai disabili. L'obiettivo è quello di creare a livello regionale uno sportello unico, legato a una banca dati sulla disabilità per l'informazione sulla normativa vigente e sulla giurisprudenza , cui le persone disabili, i loro familiari e le associazioni ed enti di riferimento possano rivolgersi per avere le indicazioni complete su quanto possano e/o debbano fare. La proposta inserisce un articolo aggiuntivo, il 39-bis, nella legge 5 febbraio 1992, n. 104, prevedendo la copertura degli eventuali oneri mediante l'utilizzazione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali. Le leggi e i provvedimenti normativi riguardanti la disabilità sono numerosi e contenuti, oltre che in fonti di rango statale anche in leggi e provvedimenti regionali o locali. Pertanto i disabili, i loro familiari e le associazioni di riferimento incontrano molto spesso consistenti difficoltà ad orientarsi nel panorama normativo e amministrativo di riferimento, anche per la risoluzione di questioni importanti e necessarie per l'assolvimento di funzioni essenziali della vita quotidiana. La proposta di legge, contemplando l'istituzione ad opera delle regioni di sportelli informavi e di consulenza sulla disabilità, sulla scorta di quanto già avvenuto in alcune regioni del nostro Paese, nonché di una banca dati in collaborazione con il Ministero, le Amministrazioni della Camera e del Senato e le Regioni, in collegamento con gli sportelli informativi, intende venire incontro a queste difficoltà allo scopo di consentire agli interessati un migliore orientamento e di fornir loro un'assistenza adeguata all'evoluzione dell'ordinamento in tale ambito.
Giovanni Barosini
Segretario provinciale UDC
LA QUESTIONE MORALE
La questione morale è di fondamentale importanza sociale e politica insieme.
Ritengo che le forze politiche, in quanto associazioni di confronto dialettico e sociale, “strumento” democratico per la scelta dei rappresentanti in seno agli organi elettivi, devono avere la capacità e la forza a far fronte a questo fenomeno. Ma, certo, le forze politiche per far ciò devono essere sane e trasparenti, devono aprirsi alla gente, agli uomini che vogliono farne parte per contribuire a risollevare questo Paese. Non possono essere partiti chiusi a riccio e respingere indietro le persone “responsabili” che vorrebbero o vogliono farne parte.
E la gente ha perso e continua a perdere la fiducia! Il partito politico è costretto a porsi questi chiarimenti e aprirsi al confronto non solo internamente. Una forza politica seria si pone il problema della “Questione morale” poiché deve coniugare le esigenze sociali ed economiche con la “ragion di Stato”.
Un partito può essere considerato tale quando è vicino alla gente e ai cittadini e quando si pone, appunto, queste riflessioni internamente e cerca di risolverli in modo etico svolgendo quella funzione in modo democratico di aggregare e coinvolgere le forze giovani e sane.
Tutto questo, oggi, può avvenire solo se si riscopre il modo di fare politica con la “P” maiuscola, ovvero mettere al centro del proprio impegno in politica il servizio agli altri, cioè, ai cittadini. Servono uomini semplici, seri ed onesti, con le mani pulite, che conoscano i problemi veri della gente.
Non abbiamo bisogno né di “mercanti” né di mestieranti. Un Paese dove tutti hanno un lavoro e un ruolo, dove il cittadino è rispettato e tutelato in quanto tale e dove la giustizia è uguale per tutti e al servizio di tutti i cittadini.
Giovanni Barosini
Udc Alessandria
PRINCIPI PROGRAMMA UDC
1 Famiglia La famiglia è il pilastro fondamentale della società, ma oggi è abbandonata a se stessa. Sosteniamola in concreto, rivoluzioniamo il fisco con il quoziente familiare: chi ha più figli deve pagare meno tasse.
2 Vita L’eutanasia minaccia il bene più prezioso che abbiamo, la vita. Chi soffre perché gravemente malato o chi non ha i mezzi per sostenersi non può essere lasciato solo a decidere se vivere o morire. Uno Stato che rinuncia a stare vicino a chi è in difficoltà è uno Stato che rinuncia al suo futuro.
3 Scuola Una scuola più competitiva non si costruisce col taglio delle risorse. Serve una riforma organica che motivi gli insegnanti, alzi il livello dell’istruzione degli studenti e valorizzi i più meritevoli senza lasciare indietro gli altri.
4 Lavoro e imprese La flessibilità è un bene, la precarietà no. Incentiviamo la trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato, proteggiamo tutti i lavoratori colpiti dalla crisi attraverso l’estensione degli ammortizzatori sociali anche alle piccole imprese, favoriamo il nuovo ingresso nel lavoro con la formazione permanente. Detassiamo gli utili reinvestiti nell’impresa. Miglioriamo l’accesso al credito per le piccole e medie imprese attraverso il potenziamento del sistema dei CONFIDI.
5 Casa Vogliamo un grande piano casa che rilanci l’edilizia sociale per le famiglie meno abbienti, le giovani coppie e gli anziani. Occorre incentivare la costruzione o la ristrutturazione di case sicure, antisismiche e all’avanguardia sul piano del risparmio energetico.
6 Salute Un’Italia protagonista in Europa ha bisogno anche di un sistema sanitario che garantisca prestazioni di qualità omogenee al Nord, come al Centro e al Sud. Si devono ridurre le differenze di costi e di livello delle prestazioni tra le varie Regioni, eliminando gli sprechi, valorizzando e promuovendo la costruzione di centri di eccellenza all’avanguardia. La carriera di medici e infermieri deve basarsi su un sistema meritocratico che premi i migliori, non chi ha le conoscenze giuste. Per il bene e la salute di tutti vogliamo la gestione delle ASL senza ingerenze della politica.
7 Sicurezza Uno Stato che si affida alle ronde è uno Stato che alza bandiera bianca di fronte alla criminalità e dice ai cittadini di arrangiarsi. Solo le forze di polizia hanno la professionalità e la preparazione per fronteggiare il crimine, ma il Governo taglia loro gli organici e le risorse. Il contrario di ciò che è necessario, il contrario di ciò che vogliamo.
8 Federalismo Vogliamo un federalismo che riformi la macchina statale con una distribuzione delle competenze e dei costi certa, per dare nuovo slancio all’economia del Nord e del Centro e per recuperare i ritardi del Sud. Ecco perché diciamo no al federalismo della Lega, uno spot vuoto di cifre e contenuti che rischia di sfasciare lo Stato senza dare alle Regioni gli strumenti per funzionare.
9 Immigrazione Diciamo no ad ogni forma di razzismo e di xenofobia. Gli stranieri onesti che vengono in Italia per lavorare sono una risorsa e vanno aiutati concretamente ad integrarsi con le loro famiglie. Favoriamo l’immigrazione volenterosa e qualificata e contrastiamo l’immigrazione clandestina, coinvolgendo l’Europa attraverso intese con i Paesi di provenienza.
1 Famiglia La famiglia è il pilastro fondamentale della società, ma oggi è abbandonata a se stessa. Sosteniamola in concreto, rivoluzioniamo il fisco con il quoziente familiare: chi ha più figli deve pagare meno tasse.
2 Vita L’eutanasia minaccia il bene più prezioso che abbiamo, la vita. Chi soffre perché gravemente malato o chi non ha i mezzi per sostenersi non può essere lasciato solo a decidere se vivere o morire. Uno Stato che rinuncia a stare vicino a chi è in difficoltà è uno Stato che rinuncia al suo futuro.
3 Scuola Una scuola più competitiva non si costruisce col taglio delle risorse. Serve una riforma organica che motivi gli insegnanti, alzi il livello dell’istruzione degli studenti e valorizzi i più meritevoli senza lasciare indietro gli altri.
4 Lavoro e imprese La flessibilità è un bene, la precarietà no. Incentiviamo la trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato, proteggiamo tutti i lavoratori colpiti dalla crisi attraverso l’estensione degli ammortizzatori sociali anche alle piccole imprese, favoriamo il nuovo ingresso nel lavoro con la formazione permanente. Detassiamo gli utili reinvestiti nell’impresa. Miglioriamo l’accesso al credito per le piccole e medie imprese attraverso il potenziamento del sistema dei CONFIDI.
5 Casa Vogliamo un grande piano casa che rilanci l’edilizia sociale per le famiglie meno abbienti, le giovani coppie e gli anziani. Occorre incentivare la costruzione o la ristrutturazione di case sicure, antisismiche e all’avanguardia sul piano del risparmio energetico.
6 Salute Un’Italia protagonista in Europa ha bisogno anche di un sistema sanitario che garantisca prestazioni di qualità omogenee al Nord, come al Centro e al Sud. Si devono ridurre le differenze di costi e di livello delle prestazioni tra le varie Regioni, eliminando gli sprechi, valorizzando e promuovendo la costruzione di centri di eccellenza all’avanguardia. La carriera di medici e infermieri deve basarsi su un sistema meritocratico che premi i migliori, non chi ha le conoscenze giuste. Per il bene e la salute di tutti vogliamo la gestione delle ASL senza ingerenze della politica.
7 Sicurezza Uno Stato che si affida alle ronde è uno Stato che alza bandiera bianca di fronte alla criminalità e dice ai cittadini di arrangiarsi. Solo le forze di polizia hanno la professionalità e la preparazione per fronteggiare il crimine, ma il Governo taglia loro gli organici e le risorse. Il contrario di ciò che è necessario, il contrario di ciò che vogliamo.
8 Federalismo Vogliamo un federalismo che riformi la macchina statale con una distribuzione delle competenze e dei costi certa, per dare nuovo slancio all’economia del Nord e del Centro e per recuperare i ritardi del Sud. Ecco perché diciamo no al federalismo della Lega, uno spot vuoto di cifre e contenuti che rischia di sfasciare lo Stato senza dare alle Regioni gli strumenti per funzionare.
9 Immigrazione Diciamo no ad ogni forma di razzismo e di xenofobia. Gli stranieri onesti che vengono in Italia per lavorare sono una risorsa e vanno aiutati concretamente ad integrarsi con le loro famiglie. Favoriamo l’immigrazione volenterosa e qualificata e contrastiamo l’immigrazione clandestina, coinvolgendo l’Europa attraverso intese con i Paesi di provenienza.
martedì 10 febbraio 2009
ALESSANDRIA
Chiesa di Santa Maria di Castello
Già Duomo di Alessandria, questa chiesa è la custode delle testimonianze più antiche sulla fondazione di Alessandria. Su questo territorio sorgeva infatti il castello di Rovereto, accanto al quale la primitiva chiesa di Santa Maria fu costruita intorno al IX secolo. L’edificio originario è ancora riconoscibile in alcuni particolari dell’interno, ma la chiesa fu ristrutturata nel Quattrocento seguendo i canoni tardo-gotici, gli stessi dell’annesso convento e del chiostro, atto ad ospitare pellegrini e viandanti e oggi Ostello della gioventù, nonché sede di Alexala, ente di valorizzazione del territorio e di informazioni turistiche. Dopo la soppressione napoleonica, il convento venne adibito prima a magazzino, poi a ospedale e quindi a carcere e scuola. Tra le opere presenti nella chiesa, il Compianto su Cristo Morto, gruppo in terracotta policroma del XVI secolo, ristrutturato di recente dal maestro di Aramengo Guido Nicola, la Madonna con Bambino ad affresco attribuita a Giorgio Soleri (XVI secolo), e il coro seicentesco in legno.
Chiesa di Santa Maria di Castello
piazza Santa Maria di Castello
tel. 0131223489 (abitazione del parroco)
Visite: dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.30; il sabato dalle 14.00 alle 19.30; la domenica dalle 8.00 alle 12.00
Piazza della Libertà
Nell’antica piazza della città, per secoli vero centro civico e sede dell’antico duomo di San Pietro fatto demolire nel 1803 da Napoleone, oggi sorgono i più importanti palazzi di Alessandria. Sul lato meridionale il Municipio, soprannominato Palazzo Rosso per il colore della facciata, da un disegno del 1772 di Giuseppe Caselli. Sul lato orientale l’imponente Palazzo Ghilini, in stile barocco piemontese, un tempo sfarzosa residenza dei marchesi Ghilini e oggi sede della Prefettura e dell’Amministrazione Provinciale. Parzialmente nascosto, sulla destra di Palazzo Ghilini, sta Palazzo Cuttica di Cassine, oggi sede del conservatorio “Antonio Vivaldi”, edificato alla fine del Seicento come dimora familiare. Gusti rococò e neoclassico si ritrovano negli interni e nel balcone esterno sorretto da cariatidi. Proseguendo lungo via Parma si arriva alla cattedrale di San Pietro (con la seconda torre campanaria più alta d’Italia), di stile neoclassico, eretto nel 1875 da Edoardo Arbiorio Mella. Sul lato nord di piazza della Libertà, il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi, edificato in puro stile razionalista nel 1939 da Franco Petrucci, vanta un pregevole mosaico di Gino Severini sulla parte bassa della facciata, che racconta la storia dei servizi postali e telegrafici. Nell’angolo nord-occidentale l’ex Comando del Presidio Militare (in fase di restauro), ove durante il Medioevo sorgeva la sede del governo della città.
Museo del Cappello Borsalino
Il Museo è ospitato all’interno della storica sede della fabbrica di cappelli, fondata nel 1857 da Giuseppe Borsalino, che ha reso Alessandria famosa nel mondo. L’esposizione è collocata nella Sala Campioni, e comprende i campioni di tutti i copricapo realizzati dalla Borsalino dall’anno della fondazione fino a oggi, per un totale di circa 2000 esemplari, esposti negli storici armadi della Borsalino, disegnati da Arnaldo Gardella. Ogni sezione del museo racconta, con percorsi multimediali, il fitto intreccio tra la fabbrica e la città, che prosegue da oltre 150 anni. Il resto della struttura è occupato quasi interamente dall’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, che la utilizza come sede principale.
Museo del Cappello Borsalino - via Cavour, 84
tel. 0131326463 (Ufficio Borsalino) e 013140035 (Ufficio Cultura del Comune)
Visite: mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00 (per gruppi e scuole su prenotazione allo 0131234794)
Palazzo Monferrato
Il suggestivo palazzo, fatto edificare nel 1931 dalla Camera di Commercio di Alessandria, affronta con superbi risultati l’eclettismo architettonico del Novecento, opera dell’ingegnere Giovanni Chevalley. Lo stile si esplicita nella fusione di elementi barocchi a parti di impronta espressionista, con la contrapposizione di soluzioni auliche a semplici scelte funzionali. Dopo la ristrutturazione, il Palazzo ospita mostre, esibizioni ed eventi culturali, tesi a valorizzare il binomio arte-territorio. L’interno si estende per circa 2000 metri quadrati su quattro piani; da citare il salone in marmo, caratterizzato da una grande pittura murale, e la scala d’onore in travertino, che richiama lo stile dei palazzi nobiliari in età barocca.
Palazzo Monferrato - via San Lorenzo, 21 - tel. 848886622
Visite: durante le esposizioni a seconda degli orari stabiliti
A pochi chilometri...
Castellazzo Bormida (11 km) dove, all’ingresso del paese, si è accolti dal Santuario della Creta, meglio conosciuto come Madonnina dei Centauri, protettrice dei motociclisti. Ogni anno, in luglio, il Santuario accoglie migliaia di motociclisti da ogni parte del mondo, che formano un festoso corteo che si muove lungo le strade della provincia.
ACQUI TERME
Antiche terme di Acqui
L’antico nome romano della città, Aquae Stellae, allude all’abbondante presenza di acque termali, le stesse di cui già Plinio il Vecchio scriveva nel I secolo d.C. A quel periodo risalgono le prime strutture, parte delle quali ancora presenti oggi, che alimentavano piscine private, fontane e complessi termali. Dopo la scomparsa di numerose strutture nel corso dei secoli, dagli anni Trenta ad oggi le Terme di Acqui hanno vissuto una costante crescita, sia strutturale sia qualitativa, puntando sulla ricerca scientifica relativa alla fangobalneoterapia, con la costruzione di alcuni reparti di cura e la fondazione del Centro di Studi di Reumatologia e Fangobalneoterapia. Per pernottamenti c’è il sontuoso Grand Hotel Nuove Terme, collegato internamente allo stabilimento termale.
Terme di Acqui - via XX Settembre, 5 - tel. 0144324390 - termediacqui.it
Grand Hotel Nuove Terme**** - piazza Italia, 1 - tel. 014458555 - antichedimore.com
La Bollente
L’acqua sgorga da questa antica sorgente a 75° C. In epoca medievale, la piazza antistante era sempre animata da botteghe e ospizi, che traevano dalla fonte il proprio lavoro. Alla fine del XVI secolo i Gonzaga, privilegiando le fonti al di là del fiume Bormida, ne oscurarono l’importanza addirittura interrando la sorgente. Soltanto nell’Ottocento si decise di valorizzare di nuovo l’area, con la costruzione nel 1879 di un’edicola marmorea in stile contemporaneo. Suggestivo il colpo d’occhio che si ha guardando verso la Porta della Bollente, che collega direttamente con corso Italia, che un tempo era la porta di accesso principale della città.
Curiosità: si dice “sgaientò” il gesto augurale che chiunque arriva ad Acqui, in piazza della Bollente, è invitato a fare: mettere una mano nell’acqua sulfurea - bollente appunto - che sgorga dalla porta.
Palazzo Robellini
L’esterno del palazzo, con l’imponente colonnato, richiama gli anni dell’edificazione, ad opera di Giovanni Antonio Robellini, sul finire del Cinquecento. Gli interni si presentano invece più moderni, grazie alla ristrutturazione del XVIII secolo dei Dagna Sabina, a cui sono attribuiti lo scalone e gli ambienti aulici. Ai piani, Palazzo Robellini ospita attualmente gli uffici comunali dell’assessorato alla cultura e la sala mostre civica. Nelle ampie cantine ha invece sede l’Enoteca Regionale di Acqui Terme, dove sono stati selezionati i migliori vini della zona, proposti all’assaggio e all’acquisto. Sosta imperdibile.
Palazzo Robellini - piazza Levi, 7 - tel. 0144770272
Enoteca Regionale di Acqui Terme - piazza Levi, 7 - tel. 0144770273/4
Visite: martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 (chiuso lunedì e mercoledì)
Castello dei Paleologi
Sebbene sia conosciuto come il castello dei marchesi del Monferrato, la prima proprietà risale al 1056. Era il vescovo di Acqui Terme a utilizzare l’edificio come residenza privata. Passato nelle mani della famiglia dei Paleologi, Guglielmo VII ne promosse la ricostruzione nel decennio 1480-1490. Nel corso degli anni il castello subì numerosi rimaneggiamenti, dei Gonzaga prima, degli architetti Scapitta e Ferroggio poi: fu quest’ultimo a edificare nel 1789 le carceri. Dai tempi dei marchesi del Monferrato la funzione del castello rimase solo più militare: ne sono testimonianza i gravi danni alle cortine, inadeguate alle armi da fuoco francesi che la espugnarono nel 1746. Dal 1967 il castello ospita le collezioni del Museo Civico Archeologico, con reperti dal periodo preistorico all’epoca romana; il parco interno è stato ristrutturato e trasformato in una zona di tutela di animali e specie vegetali. Merita una visita per le suggestive scalinate che portano nelle varie sale del castello.
Castello dei Paleologi - via Morelli, 2 - tel. 0144.770272
Visite: dal mercoledì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30; domenica dalle 15.30 alle 18.30 (chiuso il lunedì e martedì)
A pochi chilometri...
Merita una visita Cassine (13 km), dove ogni anno ai primi di settembre si tiene la Festa Medievale, una rievocazione storica ambientata nelle vie del paese. La chiesa di San Francesco, a Cassine, rappresenta un perfetto esempio di stile gotico lombardo del XII secolo, con i due campanili (uno del Seicento) e la facciata in cotto decorata con archetti pensili.
Strevi (7 km) è un paese costituto da due nuclei, che gli abitanti chiamano “di sopra” e “di sotto”. La città annovera anche la Valle Bagnario, dove si produce il vino passito di uve moscato detto Strevi.
ALFIANO NATTA
Tenuta Castello di Razzano
Il castello sorge su un antico sito romano, con un impianto originale risalente con molta probabilità alla metà del IX secolo. La preziosa dimora nobiliare risale al 1697, e conobbe momenti di particolare prestigio durante il Settecento grazie alla famiglia Caligaris, che ne conservò la proprietà per oltre 200 anni. Dagli anni Sessanta la proprietà è passata alla famiglia Olearo che ha ridato splendore al castello, utilizzando le antiche cantine per l’esposizione dei vini prodotti in azienda, un museo delle contadinerie e varie sale di degustazione. All’interno del maniero è presente un relais con suites che si affacciano sulla bella corte che ospita un rigoglioso giardino all’italiana.
Tenuta Castello di Razzano - loc. Razzano, 2 - tel. 0141922124 - castellodirazzano.it
ALTAVILLA MONFERRATO
Cappella Votiva “La Rotonda”
La Cappella è inserita nel parco della casa di Mazzetti d’Altavilla, storica distilleria del Monferrato. L’edificio fu costruito dall’abate spoletino Agostino Vitoli, attivo nell’area di Casale Monferrato a partire dal 1785. Edificio a pianta circolare, alta oltre dodici metri, la Cappella è conosciuta come “La Rotonda” per via della sua forma e della parte superiore, costituita da lesene pure in mattoni. L’architettura è di impronta neoclassica, anche se lo stile del Vitoli presenta elementi di discontinuità con la concezione del neoclassicismo illuminista.
Cappella Votiva “La Rotonda” - viale Unità d’Italia, 2 - tel. 0142926147 - mazzetti.it
Visite: su prenotazione
BOSCO MARENGO
Complesso Monumentale di Santa Croce
Fu per volere di papa Pio V, Antonio Ghisleri, originario di Bosco Marengo, che il complesso conventuale domenicano di Santa Croce fu fatto edificare durante gli anni dei suo papato, tra il 1566 e il 1572. La chiesa, splendido esempio di Rinascimento alessandrino di Ignazio Danti, ebbe in origine il compito di custodire le spoglie del pontefice (che rimasero invece a Roma). All’interno, forti testimonianze artistiche si ritrovano nelle opere del Vasari (suoi, tra gli altri, l’originario altare maggiore, il Giudizio Universale e l’Adorazione dei Magi), l’imponente mausoleo di Pio V, in marmo verde e porfido, un crocifisso ligneo del 1570 attribuito al Siciliano. La chiesa, recentemente scelta dal World Political Forum come propria sede, sta subendo in questi anni importanti opere di restauro. Anche il primo chiostro dell’originario convento domenicano è in fase di restauro.
Complesso Monumentale di Santa Croce - piazza Vasari - tel. 0131299410
Visite: su prenotazione
CAMINO MONFERRATO
Castello di Camino
L’edificazione del castello viene fatta risalire attorno all’anno 1000, anno in cui, secondo gli archivi, gli aleramici fecero costruire l’imponente torre di 44 metri. Nel 1323 il maniero passò nelle mani della famiglia Scarampi, banchieri di Asti, e così rimase fino al 1950. Come molti dei castelli del Monferrato, Camino fu teatro di uno scontro epico, al limite della leggenda, raccontato da Matteo Bandello nella sua XIII novella. Per merito delle numerose opere di restauro e di un ottimo stato di conservazione, possono ancora essere ammirate le mura e le torri merlate del nucleo originario. Del Settecento la costruzione delle finestre ad arco sulla sommità della torre, la posa dei balconi in pietra sulla facciata e il rifacimento dello scalone e della sala dal ballo. Recentemente è stato anche restaurato il ponte levatoio. All’interno del castello oggi vengono organizzati eventi, prodotti i vini tipici del Monferrato, e nell’ala sinistra del maniero è stata realizzata un’affascinante foresteria con posti letto. Da visitare anche l’ampio parco che circonda il maniero.
Castello di Camino - via Castello, 30 - tel. 3355383307 (Associazione culturale di promozione sociale “Castello di Camino Monferrato”) - castellodicamino.it
Visite: su prenotazione
Tenuta Monastero di Rocca delle Donne
Il monastero sorge su uno sperone di roccia tufacea, sede di antichi insediamenti fatti risalire ai primi comitati degli Aleramici, intorno alla fine del X secolo. La leggenda vuole però che siano stati addirittura i Cimbri, di stirpe germanica, a rifugiarsi su questa roccia dopo la sconfitta contro il console Mario, chiamando il loro insediamento Rocca delle Donne. Fino al 1492, anno della chiusura, il monastero rivestì grande importanza, anche grazie alla guida di Adalasia, sorella del marchese di Monferrato Guglielmo IV, uno dei più prestigiosi personaggi della feudalità italica. Negli interni del monastero sono da ammirare i pregevoli soffitti a cassettoni, con volte a vela, la Sala Capitolare e quella del camino, che accolgono spesso sfilate di moda e mostre. Dopo essere stato per secoli il rifugio di viandanti e forestieri, il monastero di Rocca delle Donne ospita una struttura Bed&Breakfast, adibita nel caseggiato che chiude il lato orientale del monastero.
Tenuta Monastero di Rocca delle Donne - via Monastero, 10 - fraz. Rocca delle Donne - tel. 0142469326
Visite: su prenotazione
CASALE MONFERRATO
Castello dei Paleologi
La posizione strategica di questa struttura, chiusa tra l’argine del Po da un lato e dal semicerchio fortificato dall’altro, l’imponente pianta esagonale e l’ampio fossato lasciano intuire l’importanza militare e strategica che ebbe nei secoli per la città di Casale. Sul portale campeggia lo stemma in marmo dei Paleologi, signori del Monferrato. Al completamento dei lavori di restauro, a oggi in corso, il Castello ospiterà la biblioteca civica e un centro per le attività culturali della città.
Castello dei Paleologi - piazza Castello - tel. 0142444330 (ufficio comunale)
Il Castello è chiuso per restauro
Duomo
La cattedrale, in stile romanico, è dedicata a Sant’Evasio, patrono della città. Il primo impianto risale al 1108, anno della consacrazione, rimaneggiato successivamente fino a metà Ottocento. La maestosa facciata a capanna, in arenaria e mattoni, è delimitata da due campanili duecenteschi. La parte più imponente è il raro nartece che apre alle cinque strette navate. Di grande interesse la Cappella dedicata a Sant’Evasio, in corrispondenza del transetto, opera di Benedetto Alfieri, che riporta l’effigie del patrono cittadino.
Cattedrale di Sant’Evasio - via Liutprando, 22 - tel. 0142452520 (parrocchia) - 0142451999 (prenotazioni)
Visite: tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30; visite al tesoro del duomo su prenotazione o il 2° fine settimana di ogni mese dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00 17
Sinagoga
La Sinagoga, costruita a partire dal 1595, è considerata una delle più belle d’Europa. Dietro la facciata austera l’edificio nasconde pareti e soffitti interamente decorati di stucchi dorati, verdi e azzurri. Di grande interesse storico le Tavole della Legge contenute nell’Arca in legno dorato (VIII secolo), a sua volta delimitata da due bassorilievi raffiguranti le città di Gerusalemme e Hebron. Annesso alla Sinagoga, il Museo di Arte e Storia Ebraica custodisce importanti testi religiosi e preziose testimonianze relative alla storia della comunità ebraica di Casale Monferrato.
Sinagoga e Museo di Arte e Storia Ebraica - vicolo Olper, 44 - tel. 014271807
Visite: la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00; in settimana per gruppi e su prenotazione. Chiuso il sabato e in occasione delle festività ebraiche.
Museo Civico
Risale al XII secolo la sede del Museo Civico, che fa parte dell’ex convento agostiniano di Santa Croce. L’ampio chiostro accoglie alcuni affreschi del pittore Guglielmo Caccia detto Il Moncalvo, originario dell’omonimo paese del Monferrato. Seppure non sia stato esposto tutto il materiale in possesso, le Raccolte Civiche annoverano importanti pezzi della storia dell’arte piemontese e lombarda a partire dal XVI secolo. Immancabile una visita alla Gipsoteca Leonardo Bistolfi, in cui sono attualmente esposte 120 opere dello scultore, nato a Casale nel 1859.
Museo Civico e Gipsoteca Leonardo Bistolfi - via Cavour, 5 - tel. 0142444309 (museo) - tel. 0142444249 (prenotazioni)
Visite: sabato e domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30 (gli altri giorni su prenotazione)
A pochi chilometri...
Casale è stata capitale del Monferrato, e si estende in una zona caratterizzata dalla dolcezza dei rilievi collinari, dediti alla produzione di vini Barbera e Grignolino. Da Casale, verso Asti e verso Torino, si scorgono numerosi castelli che si ergono con le loro torri al di sopra dei vari paesi. Uno dei primi che si incontra è quello di San Giorgio Monferrato (5 km), che porta il nome di Castel Ricaldone, tra i più antichi del Monferrato (X secolo).
CELLA MONTE
Gli “infernott”
Il paese di Cella Monte sorge su una dorsale tufacea, e il suo nome ricorda le prime stanze scolpite nel tufo scavate a uso abitativo. A questa tradizione risalgono gli “infernott”, piccole cantine scolpite nella roccia, che un tempo erano utilizzate come dispensa per la conservazione dei cibi nei giorni di festa. Decisamente affascinanti per via della loro struttura, spesso anche con il tavolo e le mensole ricavati dal tufo, oggi gli infernott hanno perlopiù lo scopo di conservare i vini. Dove sorgeva l’antico castello di Cella Monte c’è Villa Perona, azienda vitivinicola e agrituristica, sorta nel 1874 e costruita interamente in tufo.
Villa Perona - strada Perona, 1 - tel. 0142488280 - www.villaperona.it
FRASSINELLO MONFERRATO
Castello di Lignano
Il passato del Castello di Lignano è ricco di storia e di suggestioni. Le sue origini, incerte, risalgono all’epoca romana (da cui il nome, Castrum Lignani), quando la struttura comprendeva l’odierno blocco del primo cortile. L’epigrafe presente nel cortile principale, a Lucio Herennio Lhennius, che probabilmente diede il nome al castello, e i continui ritrovamenti di reperti archeologici accreditano le prime tracce intorno al X secolo. Successivamente, nell’XI secolo, il castello fu ampliato con la struttura attuale, e delle quattro torri originarie ne rimane soltanto più una, che ha mantenuto l’originale composizione a mattoni e tufo. All’interno del maniero oggi è attiva un’azienda agricola vitivinicola, che estende le sue vigne sulla collina circostante, per un totale di quindici ettari.
Castello di Lignano - strada Castello di Lignano, 1 - tel. 0142925326 - castellodilignano.com
Visite: su prenotazione
FUBINE
Cascina Meraviglia - Enosis
All’interno della seicentesca Cascina Meraviglia, appartenuta un tempo ai conti Cacherano di Bricherasio, è stata inaugurata nel 2005 Enosis, un avanzato quanto rivoluzionario centro di servizi e ricerca nel campo dell’enologia e della viticoltura, voluto dall’enologo Donato Lanati. Nei 2500 metri quadrati in cui si estende la struttura, sono stati allestiti laboratori, sale di degustazione, cantine e sperimentali e zona universitaria (Enosis è anche sede didattica della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Torino). All’esterno, una vigna sperimentale di 5 ettari, la metà dei quali destinati alla coltivazione di 37 varietà autoctone italiane e alcune a diffusione internazionale.
Cascina Meraviglia - Enosis - via per Cuccaro, 19 - tel. 0131798311 - enosis.it
GABIANO
Castello di Gabiano
Le documentazioni parlano di un maniero fondato dallo stesso Aleramo all’estremo nord-ovest dell’attuale provincia di Alessandria, già nell’VIII secolo. È tuttavia dal 1164, con l’investitura di Gugliemo II del Monferrato per mano di Federico I, che il castello diventa nodo strategico per il Monferrato. Passato nelle mani dei Montiglio, dei Gonzaga e infine a Ferdinando di Mantova, viene infine ceduto ad Agostino Durazzo nel 1622. Dopo un attento restauro compiuto attorno al 1920, oggi il castello è sede di attività culturali e di un’azienda vitivinicola. Di pregevole importanza storica i torrioni a pianta quadrata e circolare.
Castello di Gabiano - via San Defendente, 2 - tel. 0142945004 - castellodigabiano.com
Visite: su prenotazione
GIAROLE
Castello Sannazzaro
Edificato dalla famiglia Sannazzaro nel XIII secolo su licenza del Barbarossa, il castello ha offerto per secoli un punto difensivo di estrema importanza per il Monferrato. La struttura è a pianta quadrilatera, con due torri anch’esse quadrate che interrompono le lunghe cinta murarie, in modo da permettere la difesa del castello pressoché da ogni punto. La terza torre, la più alta, era preposta invece all’avvistamento (ancora oggi dalla sua cima si possono avvistare i castelli e le torri adiacenti, fino a Casale Monferrato). Nel corso dell’Ottocento il castello ha subito alcuni rimaneggiamenti che hanno conferito tratti neogotici al complesso. Da segnalare, nell’ala Sud, il balcone del salotto dove Napoleone III e Vittorio Emanuele II si affacciarono per salutare la folla in festa alla vigilia della Seconda Guerra d’Indipendenza. Nel salone del pianterreno si possono ammirare due tele di Pier Francesco Guala, molto legato alla famiglia Sannazzaro, datate 1737. Annessa al castello, la chiesa di San Giacomo, edificata nel corso del XIV secolo come cappella gentilizia. Oggi è possibile pernottare all’interno del castello, ancora di proprietà della famiglia, soggiornando in camere arredate con mobili d’epoca.
Castello Sannazzaro - tel. 3472505519 - castellosannazzaro.it
MASIO
Castello di Redabue
Il Castello di Redabue, situato all’interno dei confini del paese di Masio, risale al XIII secolo, epoca di datazione di alcuni archi di tufo alternati a mattoni. La sua posizione strategica, tra la provincia di Alessandria e quella di Asti, a difesa della media valle del Tanaro, si rivelò spesso uno svantaggio a causa delle ripetute devastazioni e saccheggiamenti che dovette subire nel corso degli anni anche a causa degli scontri tra le famiglie dei Paleologi e dei Visconti per il dominio del Monferrato. Oggi sono aperti al pubblico gli spazi dell’antica cantina, alla base del castello, e la chiesta adiacente, disegnata da Filippo Juvarra come prototipo della futura Superga. Di rara suggestività il parco, che si estende per oltre dieci ettari con piante secolari come il lauro, il salice e l’ippocastano. Nelle case di fronte, un tempo adibite all’abitazione del fattore e della servitù, sono stati realizzati alcuni appartamenti, per un totale di circa 20 posti letto, per passare un suggestivo weekend.
Castello di Redabue - strada Redabue, 5 - tel. 3406589310 - redabue.it
NOVI LIGURE
Museo dei Campionissimi
Il Museo, inaugurato nel 2003 e fortemente voluto dalla comunità locale, è dedicato ai due Campioni di ciclismo di origine novese: Costante Girardengo e Fausto Coppi (quest’ultimo nativo di Castellania, paese poco distante). Nei 3000 metri quadrati dell’esposizione viene raccontata la storia della bicicletta, fino alle avventure dei due ciclisti che hanno reso famosa la città. La struttura ospita anche eventi fieristici, tra cui Dolci Terre di Novi, una rassegna enogastronomica annuale dedicata alla promozione dei prodotti tipici locali, e Mastro Artigiano, un’esposizione dell’artigianato d’eccellenza piemontese certificato con un marchio conferito dalla Regione Piemonte.
Museo dei Campionissimi - viale dei Campionissimi - tel. 014372585 (Iat) -
Visite: venerdì dalle 15.00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 19.00 (dal 1° aprile dalle 10.00 alle 20.00); altri giorni visite su prenotazione (solo per gruppi di almeno 10 persone)
Piazza Dellepiane
Questa piazza rappresenta l’antico cuore nobile di Novi Ligure, con i suoi palazzi dipinti che ricordano lo stile genovese (Novi ha fatto parte della Repubblica di Genova dal 1447 al 1815) e la presenza dei più importanti edifici della città. La Chiesa della Collegiata, dedicata a Santa Maria Assunta, fu fondata tra il VI e il VII secolo sopra le fondamenta di un tempio pagano, e successivamente modificata nel XVIII secolo. Di notevole interesse, Palazzo Durazzo e Palazzo Cambiaso Negrotto, entrambi di stile genovese. Sempre in piazza Dellepiane, il Palazzo Negrone-Costa, che presenta una meridiana basata sul calendario della rivoluzione francese. Al centro della piazza si innalza la grossa fontana, detta del Sale, perché donata da Lord Bentick dopo aver salvato il deposito di sale cittadino dall’assalto dei francesi.
Oratorio della Maddalena
L’oratorio, di proprietà della Confraternita dei Disciplinati, è dedicato a Santa Maria Maddalena, come si evince dalla superba statua barocca presente sul portale. L’interno è uno scrigno di opere d’arte, a partire dal Calvario in legno composto di ventuno statue a grandezza naturale disposte sulla parete del bacino absidale, che a colpo d’occhio danno l’impressione di trovarsi di fronte a un monte, quello del Calvario appunto. Di notevole interesse il crocifisso dello scultore del tardo Barocco Anton Maria Maragliano, la serie di rappresentazioni della Crocifissione di Cristo e il gruppo di otto statue in terracotta policroma ispirate alla Deposizione, risalenti ai primi anni del Cinquecento.
Oratorio della Maddalena - via Giuseppe Cesare Abba - tel. 014376600 (priore della Confraternita dei Disciplinati)
Visite: solo su prenotazione
Il Castello
Ormai rimangono solo più i resti dell’originario castello di Novi Ligure, ma sia l’edificio sia il parco che lo circonda meritano una visita. Spicca su tutti la torre a pianta quadrata risalente al 1233, alta 30 metri, mentre all’interno è possibile visitare il lungo tratto di sotterranei, che dal 1820 sono diventati parte dell’acquedotto. Gli alberi del parco risalgono al Settecento, e furono fatti piantare per volere del nobile genovese Gerolamo Durazzo. Nei pressi del castello è ancora possibile scorgere i resti della cinta muraria fatta erigere dalla Repubblica di Genova nel XV secolo.
Castello di Novi Ligure – parco del Castello - tel. 014372585 (Iat)
Visite: nel periodo estivo, durante la rassegna regionale di Castelli Aperti
A pochi chilometri...
Appena lasciata la città di Novi, proseguendo verso Sud, si stagliano le colline di Gavi Ligure, che insieme a quelle novesi rappresentano le terre di produzione del famoso vino bianco, conosciuto come Gavi. La città di Gavi (11 km) merita una visita per l’imponente forte (fine Cinquecento), edificato come nodo cruciale per la via che conduceva al mare, che dallo sperone roccioso su cui fu costruito domina tutta la Valle del Lemme. Altrettanto suggestivo l’itinerario che da Novi conduce alla Val Borbera, con paesaggi mozzafiato.
Seguendo il percorso del fiume Borbera si possono visitare le Strette di Pertuso, un tratto di gole lungo circa 6 chilometri, dove il fiume scorre impetuoso all’ombra degli imponenti muraglioni.
Nel Comune di Borghetto Borbera (17 km) si può ammirare il Castello Torre Ratti, risalente al XII secolo.
OVADA
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Conosciuta anche col nome di San Domenico, questa chiesa risale alla fine del Quattrocento. Durante il periodo napoleonico subì molti danni, dovuti soprattutto al fatto che i locali furono utilizzati per lungo tempo come caserma prima e magazzino poi. Nel 1986 un grave incendio distrusse completamente il coro e l’organo originali, ma tra le opere rimaste sono da citare l’altare di San Vincenzo Ferreri, situato nella seconda campata destra, in marmo policromo, e l’altare della Beata Vergine del Rosario, datato 1706. Negli oratori sono conservate alcune importanti opere, tra cui alcune casse processionali di Anton Maria Maragliano e dipinti del manierista Luca Cambiaso.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie - piazza San Domenico - tel. 014380206
Visite: tutti i giorni dalle 7.30 alle 11.00 e dalle 15.30 alle 17.00
Parrocchiale Antica di San Sebastiano
L’antica chiesa parrocchiale di Ovada, documentata già nel 1200 e intitolata originariamente a Santa Maria, fu venduta e smembrata nel 1791 (l’originale impianto romanico lo si scorge ancora nella zona dell’abside): il campanile divenne una prigione, mentre la navata centrale e quella sinistra furono trasformate nell’Oratorio di San Sebastiano, di proprietà dell’omonima confraternita. L’intitolazione rimase la stessa negli anni, anche dopo l’estinzione della confraternita, e nel corso dell’Ottocento l’oratorio venne trasformato nella Loggia di San Sebastiano, destinata al mercato coperto. Oggi l’edificio viene usato per mostre d’arte ed eventi.
Parrocchiale Antica di San Sebastiano - via San Sebastiano • tel. 01438361
Visite: aperta solo in occasione di iniziative culturali
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta
I due campanili di questa chiesa, costruita a partire dal 1772, svettano al di sopra della città. Dall’interno, a tre navate, si eleva la cupola, divenuta negli anni insieme alla facciata il simbolo del panorama di Ovada. Gli elementi architettonici sono di ispirazione tipicamente ligure, con decorazioni trompe-l’œil. Di interesse artistico l’altare maggiore, realizzato in marmo policromo su disegno dell’Antonelli, e la statua della Vergine Assunta, risalente al Settecento.
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta - via S. Teresa, 1 - tel. 0143832140/1/2
Visite: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
Palazzo Spinola
Il palazzo, a pianta rettangolare, fu fatto edificare nella seconda metà del XVII secolo sulla sinistra della chiesa di Santa Maria delle Grazie, traendo ispirazione dalle ville genovesi del Seicento. Il nome richiama la potente famiglia genovese che intrecciò spesso i suoi affari di finanza e di acquisto di terre nella zona di Ovada. Oggi la proprietà dell’edificio è della comunità dei Padri Scolopi, che officia le celebrazioni nella chiesa di San Domenico. Al piano rialzato sono presenti ampi e sontuosi spazi di rappresentanza, mentre il piano nobile è caratterizzato dai preziosi saloni.
Palazzo Spinola - piazza San Domenico - tel. 014380206
A pochi chilometri...
A causa della sua posizione di frontiera, al confine con la Liguria, l’Ovadese è una terra ricca di castelli e rocche poste a difesa della via che porta al mare. Da menzionare, il castello di Trisobbio (8 km), in cui è possibile soggiornare, visitando anche l’annessa chiesa di San Bernardo (XII secolo).
Il Santuario della Madonna delle Rocche, nel comune di Molare (5 km), si erge da oltre cinque secoli su uno dei ripidi pendii che interrompono la piana di Molare, nell’alta Valle Orba.
OVIGLIO
Castello Reale di Oviglio
Non si può datare con certezza l’edificazione di questo imponente castello, simbolo di Oviglio, ma ancor prima del 1367, anno in cui il paese cadde sotto il controllo dei Galeazzo Visconti, vi era un castrum con una cinta a bastioni. Il castello assunse il nome attuale dopo l’acquisto da parte della regina Cristina di Savoia, e già nel 1908 venne dichiarato monumento nazionale per la sua arte e la sua storia. Oggi ospita un relais di grande stile, con nove suites alle quali si accede passando per le antiche cantine, le sale, il deambulatorio e la biblioteca, abilmente ristrutturati. Si svolgono convention ed è a disposizione anche un servizio ristorante allestito nelle varie sale.
Castello Reale di Oviglio - via XXIV Maggio, 1 - tel. 0131776166 - castellodioviglio.it
ROSIGNANO MONFERRATO
Castello di Uviglie
Adagiato sui colli a est di Rosignano, il castello fu costruito tra il 1239 e il 1271 dalla famiglia dei Paucaparte. Passato ai Conti Pico-Gonzaga nel 1491, il maniero fu da subito improntato sull’attività agricola. Per mano dell’architetto Arborio Mella il castello subì importanti opere di ammodernamento nel corso dell’Ottocento, quando ne presero possesso i Conti Callori di Vignale Monferrato. È il 1879 quando subentra il Conte Cacherano di Bricherasio, socio fondatore della Fiat. Dal 1992 la Tenuta del Castello diventa sede di coltivazione viticola, che prosegue ancora oggi nelle antiche sale. All’interno del maniero è attivo il ristorante Cavalieri del Monferrato, arredato in stile medievale.
Tenuta e Castello di Uviglie - via Castello di Uviglie - fraz. San Martino - tel. 0142488132 - castellodiuviglie.com
SERRALUNGA DI CREA
Sacro Monte di Crea
La tradizione, non suffragata da elementi storici provati, vuole che sia stato Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, a salire la collina di Serralunga verso il 350 d.C., portando con sé la statua lignea della Madonna col Bambino, che viene venerata ancora oggi nella chiesa del Santuario. Le origini del modello del Sacro Monte si perdono negli anni della Controriforma, in cui si diffuse la pratica della realizzazione di percorsi devozionali scanditi da cappelle. La costruzione risale al 1589, per opera del priore Costantino Massino, che scelse la collina dove prima era edificata una chiesa romanica dedicata alla Madonna. Dal Cinquecento il progetto iniziale subì numerose modifiche, e dal 1820, anno dell’ultimo ampliamento, il Sacro Monte di Crea è costituito dalla basilica, di impianto romanico, 23 cappelle maggiori che terminano con quella maestosa detta del Paradiso (posta sulla cima del monte, e dedicata all’incoronazione di Maria) e cinque minori, dette romitori. A fare da cornice, il Parco naturale e area attrezzata del Sacro Monte di Crea, con un’estensione di quasi 50 ettari, istituito dalla Regione Piemonte nel 1980 per tutelare anche i beni ambientali in cui è inserito il complesso del Sacro Monte.
Sacro Monte di Crea - Cascina Valperone, 1 - Ponzano • tel. 0141927120 - parcorea.it
Visite: su prenotazione
SEZZADIO
Chiesa di Santa Giustina
La leggenda indica Sezzadio come la località dove fu abbandonato un bimbo, figlio di nobili sassoni in viaggio verso Roma. Il bambino, di nome Aleramo, fu allevato dai monaci e divenne il primo marchese del Monferrato per volere del re Ottone I. L’impianto originale della chiesa di Santa Giustina risale al 722, anno della prima edificazione per volontà del re longobardo Liutprando. Nel 1030 i monaci benedettini fondarono l’omonima abbazia, mentre nel 1033 la chiesa fu quasi completamente ricostruita e notevolmente ampliata dal marchese di Sezzadio, Oberto. Il prezioso pavimento a mosaico della cripta è un esempio dei restauri compiuti in quel periodo. Nel secoli XII e XIII l’abbazia di Santa Giustina raggiunse il suo massimo splendore, per poi iniziare un lento declino che culminò nel decreto napoleonico che ne consegnò la proprietà ai veterani. In tempi moderni, nel 1956 cominciò l’opera di restauro della chiesa, unica superstite degli antichi edifici appartenenti al monastero. Oggi, mattoni e ciotoli di fiume caratterizzano i fianchi e la facciata dell’edificio. Il portale è rimasto di estrema semplicità architettonica, privo di ornamenti, mentre le tre navate convogliano lo sguardo sull’abside mediana e sugli affreschi del transetto, datati tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. L’annessa Villa Badia, sorta sulle fondamenta del preesistente convento benedettino, organizza pranzi e cene su prenotazione, per cerimonie o eventi, legati alla tradizione monferrina.
Chiesa di Santa Giustina - Villa Badia - via Badia, 53 - tel. 0131703659 - villabadia.com
TORTONA
Santuario della Madonna della Guardia
Il Santuario, edificato a partire dal 1926, fu fatto costruire per volere di don Luigi Orione (di cui conserva le spoglie) sul sito dove sorgeva l’antica chiesa di San Bernardino. Osservando il panorama della città, la statua dorata della Madonna con bambino posta sul campanile si staglia, coi suoi 12 metri, al di sopra di ogni edificio, ed è diventata negli anni il simbolo di Tortona.
Santuario della Madonna della Guardia
via don Domenico Sparpaglione, angolo corso don Orione - tel. 0131863492
Visite: tutti i giorni dalle 06.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 19.00
Duomo
Sebbene la facciata di ispirazione neoclassica, progettata dall’architetto Nicolò Bruno, risalga al 1880, la cattedrale di Santa Maria Assunta ha origini ben più antiche. L’edificazione è compresa tra il 1574 e il 1592, poi restaurata negli anni Trenta. Al suo interno sono conservate le opere di grandi artisti quali il Fiamminghino, il Moncalvo, il Vermiglio, il Luini e Camillo Procaccini. Nel presbiterio è conservata l’urna di San Marziano martire, primo vescovo e patrono della diocesi di Tortona. La cattedrale conserva le spoglie di un’altra figura storica di Tortona, il compositore e monsignore Lorenzo Perosi. Sulla piazza del duomo si affaccia anche il Palazzo Vescovile, costruito nel 1584.
Cattedrale di Santa Maria Assunta - piazza Duomo - tel. 0131861360
Visite: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30
Palazzo Guidobono
Il Palazzo venne edificato nel XV secolo e fu utilizzato per anni come dimora signorile.
Parzialmente ricostruito nel 1939, all’interno conserva ancora un soffitto ligneo quattrocentesco con motivi araldici e, nei sotterranei, resti di muratura e un pavimento a mosaico. Attualmente il Palazzo viene utilizzato per mostre temporanee, ed è in fase di completamento il progetto per realizzare qui il Museo Civico Archeologico, con resti provenienti dall’antica Iulia Dertona.
Palazzo Guidobono - via Ammiraglio Mirabello - tel. 0131864297 (Ufficio Eventi e Manifestazioni del Comune)
Visite: durante le mostre aperto nel fine settimana il venerdì dalle 15.00 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30
Santa Maria dei Canali
È la più antica chiesa cittadina, documentata dal 1511. La costruzione ha subito numerosi aggiornamenti nel corso degli anni, durante i quali vennero edificati le cappelle laterali e l’abside rettangolare; lo stile puramente romanico è stato contaminato di elementi gotici, frutto dei rimaneggiamenti. La struttura è rimasta tuttavia quella originaria, con tre navate. Di notevole interesse la tavola della Natività, di scuola leonardesca, proveniente dall’oratorio sconsacrato di S. Maria di Loreto.
Chiesa di Santa Maria dei Canali - via Giulia, angolo via Baluardo - tel. 0131863570
Visite: tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00
A pochi chilometri...
Rivalta Scrivia (8 km), con l’abbazia cistercense di Santa Maria, edificata nel 1180, di cui è sopravvissuta soltanto, oltre alla chiesa, la sala capitolare.
Di grande impatto il percorso che si snoda da Tortona verso la Val Curone fino alle altezze di Caldirola (40 km): meritano la sosta le tre pievi romaniche di Viguzzolo, Volpedo e Fabbrica Curone (X e XI secolo).
VALENZA
Duomo
Questa chiesa ha origini incerte: dell’antico duomo, di dimensioni inferiori rispetto a quello attuale e in stile romanico, si hanno notizie a partire dalla fine dell’XI secolo. A causa delle deplorevoli condizioni della struttura, nel 1606 il Consiglio generale decise di edificare la nuova cattedrale, affidando il compito a Paolo Falcone, architetto di Lugano.
La nuova facciata è più recente, datata intorno al 1890. All’interno meritano una citazione l’altare maggiore, del 1760, e la Madonna del Rosario, dipinto dal Moncalvo nel 1620. Su richiesta è possibile visitare il Museo dell’Opera del Duomo, in cui si trova un cospicuo patrimonio di tessuti e argenterie.
Chiesa di Santa Maria Maggiore - piazza XXXI Martiri - vicolo Visconti, 19 - tel. 0131941840
Visite: tutti i giorni dalle 6.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.30
Teatro Sociale
Riportato allo splendore che aveva a metà Ottocento, il Teatro Sociale è stato inaugurato nel 2007 dopo lunghi anni di restauri. Il nobile edificio fu voluto dalle famiglie più abbienti di Valenza, e costruito a partire dal 1853 seguendo le forme tardo-neoclassiche. La posizione in pieno centro cittadino era stata pensata per garantirne l’estrema fruibilità per i Valenzani, e così fu: il Teatro Sociale ha rappresentato per diverso tempo il cuore culturale della città. Oggi il cartellone è realizzato insieme con il Teatro Comunale di Alessandria, con una serie di spettacoli che vanno da novembre a fine aprile.
Cinema Teatro Sociale di Valenza - corso Garibaldi, 58 - tel. 0131942276 - teatrodivalenza.it
Palazzo Pellizzari
Sede del Municipio, il palazzo fu eretto nel XVIII secolo dal progetto dell’alessandrino Giuseppe Zani che, affidandosi allo stile neoclassico, consegnò a Simone Cordara Pellizzari quello che ancora oggi è considerato uno dei più bei palazzi della città. Le decorazioni interne sono sontuose e culminano negli affreschi mitologici della sala consiliare, opera di Luigi Vacca. Il piano terreno fu decorato invece dal padre, Angelo Vacca, all’età di 65 anni. Interessante la lapide in bronzo murata, posta in cima allo scalone del piano nobile, che riporta un’epigrafe di Salvatore Quasimodo in memoria del sacrificio dei partigiani di Valenza.
Palazzo Pellizzari - via Pellizzari, 2 - tel. 0131945246 (Urp)
Visite: solo in occasione di manifestazioni come Riso e Rose in Monferrato
Oratorio di San Bartolomeo - Chiesa di Santa Caterina
La Chiesa, ora sconsacrata, fu edificata nel 1584 da un maestro della famiglia Panizzari su commissione delle monache benedettine, ed è il monumento più antico della città. L’edificio fu riconsacrato e ribattezzato come San Bartolomeo nel 1835 dal governo napoleonico. L’apparato decorativo è in stile neogotico, mentre il portale del 1740 è in stile gotico. Nel 2007 San Bartolomeo è stato riaperto al pubblico dopo anni di restauri volti a conservare la complessa struttura architettonica, dalla pianta ottagonale agli affreschi gotici dell’Ottocento. La destinazione d’uso è prevalentemente per concerti di musica da camera o spettacoli di teatro.
Oratorio di San Bartolomeo - piazza Alfieri, angolo via Banda Lenti - tel. 0131945246 (Urp)
Visite: solo in occasione di manifestazioni come Riso e Rose in Monferrato
A pochi chilometri...
Valenza è rinomata in tutto il mondo per la sua produzione orafa, frutto di una sapiente miscela di arte, tecnologia e tradizione artigianale, con circa un migliaio di aziende che lavorano l’oro. Il Castello di Piovera (13 km), già citato nei manoscritti a partire dal X secolo, fu potenziato dai Visconti come roccaforte difensiva e utilizzato successivamente come dimora signorile.
VIGNALE MONFERRATO
Palazzo Callori
L’edificio, interamente costruito con la chiara pietra tufacea del Monferarrato, era l’antica residenza dei signori di Vignale, risalente al XV secolo e ampliato nel corso del XVII secolo. Oggi è sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato, a disposizione per produttori e consumatori per conoscere la selezione dei migliori vini della zona. Su richiesta vengono organizzati eventi di formazione didattica sull’enologia, degustazioni e visite guidate per gruppi. Nell’antica cappella barocca di Palazzo Callori è stata allestita la vineria dell’Enoteca, aperta nel periodo primaverile ed estivo.
Palazzo Callori - Enoteca Regionale del Monferrato - piazza del Popolo, 12 - tel. 0142933243 - enotecadelmonferrato.it
Visite: tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 13.30 alle 16.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00
Chiesa di Santa Maria di Castello
Già Duomo di Alessandria, questa chiesa è la custode delle testimonianze più antiche sulla fondazione di Alessandria. Su questo territorio sorgeva infatti il castello di Rovereto, accanto al quale la primitiva chiesa di Santa Maria fu costruita intorno al IX secolo. L’edificio originario è ancora riconoscibile in alcuni particolari dell’interno, ma la chiesa fu ristrutturata nel Quattrocento seguendo i canoni tardo-gotici, gli stessi dell’annesso convento e del chiostro, atto ad ospitare pellegrini e viandanti e oggi Ostello della gioventù, nonché sede di Alexala, ente di valorizzazione del territorio e di informazioni turistiche. Dopo la soppressione napoleonica, il convento venne adibito prima a magazzino, poi a ospedale e quindi a carcere e scuola. Tra le opere presenti nella chiesa, il Compianto su Cristo Morto, gruppo in terracotta policroma del XVI secolo, ristrutturato di recente dal maestro di Aramengo Guido Nicola, la Madonna con Bambino ad affresco attribuita a Giorgio Soleri (XVI secolo), e il coro seicentesco in legno.
Chiesa di Santa Maria di Castello
piazza Santa Maria di Castello
tel. 0131223489 (abitazione del parroco)
Visite: dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.30; il sabato dalle 14.00 alle 19.30; la domenica dalle 8.00 alle 12.00
Piazza della Libertà
Nell’antica piazza della città, per secoli vero centro civico e sede dell’antico duomo di San Pietro fatto demolire nel 1803 da Napoleone, oggi sorgono i più importanti palazzi di Alessandria. Sul lato meridionale il Municipio, soprannominato Palazzo Rosso per il colore della facciata, da un disegno del 1772 di Giuseppe Caselli. Sul lato orientale l’imponente Palazzo Ghilini, in stile barocco piemontese, un tempo sfarzosa residenza dei marchesi Ghilini e oggi sede della Prefettura e dell’Amministrazione Provinciale. Parzialmente nascosto, sulla destra di Palazzo Ghilini, sta Palazzo Cuttica di Cassine, oggi sede del conservatorio “Antonio Vivaldi”, edificato alla fine del Seicento come dimora familiare. Gusti rococò e neoclassico si ritrovano negli interni e nel balcone esterno sorretto da cariatidi. Proseguendo lungo via Parma si arriva alla cattedrale di San Pietro (con la seconda torre campanaria più alta d’Italia), di stile neoclassico, eretto nel 1875 da Edoardo Arbiorio Mella. Sul lato nord di piazza della Libertà, il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi, edificato in puro stile razionalista nel 1939 da Franco Petrucci, vanta un pregevole mosaico di Gino Severini sulla parte bassa della facciata, che racconta la storia dei servizi postali e telegrafici. Nell’angolo nord-occidentale l’ex Comando del Presidio Militare (in fase di restauro), ove durante il Medioevo sorgeva la sede del governo della città.
Museo del Cappello Borsalino
Il Museo è ospitato all’interno della storica sede della fabbrica di cappelli, fondata nel 1857 da Giuseppe Borsalino, che ha reso Alessandria famosa nel mondo. L’esposizione è collocata nella Sala Campioni, e comprende i campioni di tutti i copricapo realizzati dalla Borsalino dall’anno della fondazione fino a oggi, per un totale di circa 2000 esemplari, esposti negli storici armadi della Borsalino, disegnati da Arnaldo Gardella. Ogni sezione del museo racconta, con percorsi multimediali, il fitto intreccio tra la fabbrica e la città, che prosegue da oltre 150 anni. Il resto della struttura è occupato quasi interamente dall’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, che la utilizza come sede principale.
Museo del Cappello Borsalino - via Cavour, 84
tel. 0131326463 (Ufficio Borsalino) e 013140035 (Ufficio Cultura del Comune)
Visite: mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00 (per gruppi e scuole su prenotazione allo 0131234794)
Palazzo Monferrato
Il suggestivo palazzo, fatto edificare nel 1931 dalla Camera di Commercio di Alessandria, affronta con superbi risultati l’eclettismo architettonico del Novecento, opera dell’ingegnere Giovanni Chevalley. Lo stile si esplicita nella fusione di elementi barocchi a parti di impronta espressionista, con la contrapposizione di soluzioni auliche a semplici scelte funzionali. Dopo la ristrutturazione, il Palazzo ospita mostre, esibizioni ed eventi culturali, tesi a valorizzare il binomio arte-territorio. L’interno si estende per circa 2000 metri quadrati su quattro piani; da citare il salone in marmo, caratterizzato da una grande pittura murale, e la scala d’onore in travertino, che richiama lo stile dei palazzi nobiliari in età barocca.
Palazzo Monferrato - via San Lorenzo, 21 - tel. 848886622
Visite: durante le esposizioni a seconda degli orari stabiliti
A pochi chilometri...
Castellazzo Bormida (11 km) dove, all’ingresso del paese, si è accolti dal Santuario della Creta, meglio conosciuto come Madonnina dei Centauri, protettrice dei motociclisti. Ogni anno, in luglio, il Santuario accoglie migliaia di motociclisti da ogni parte del mondo, che formano un festoso corteo che si muove lungo le strade della provincia.
ACQUI TERME
Antiche terme di Acqui
L’antico nome romano della città, Aquae Stellae, allude all’abbondante presenza di acque termali, le stesse di cui già Plinio il Vecchio scriveva nel I secolo d.C. A quel periodo risalgono le prime strutture, parte delle quali ancora presenti oggi, che alimentavano piscine private, fontane e complessi termali. Dopo la scomparsa di numerose strutture nel corso dei secoli, dagli anni Trenta ad oggi le Terme di Acqui hanno vissuto una costante crescita, sia strutturale sia qualitativa, puntando sulla ricerca scientifica relativa alla fangobalneoterapia, con la costruzione di alcuni reparti di cura e la fondazione del Centro di Studi di Reumatologia e Fangobalneoterapia. Per pernottamenti c’è il sontuoso Grand Hotel Nuove Terme, collegato internamente allo stabilimento termale.
Terme di Acqui - via XX Settembre, 5 - tel. 0144324390 - termediacqui.it
Grand Hotel Nuove Terme**** - piazza Italia, 1 - tel. 014458555 - antichedimore.com
La Bollente
L’acqua sgorga da questa antica sorgente a 75° C. In epoca medievale, la piazza antistante era sempre animata da botteghe e ospizi, che traevano dalla fonte il proprio lavoro. Alla fine del XVI secolo i Gonzaga, privilegiando le fonti al di là del fiume Bormida, ne oscurarono l’importanza addirittura interrando la sorgente. Soltanto nell’Ottocento si decise di valorizzare di nuovo l’area, con la costruzione nel 1879 di un’edicola marmorea in stile contemporaneo. Suggestivo il colpo d’occhio che si ha guardando verso la Porta della Bollente, che collega direttamente con corso Italia, che un tempo era la porta di accesso principale della città.
Curiosità: si dice “sgaientò” il gesto augurale che chiunque arriva ad Acqui, in piazza della Bollente, è invitato a fare: mettere una mano nell’acqua sulfurea - bollente appunto - che sgorga dalla porta.
Palazzo Robellini
L’esterno del palazzo, con l’imponente colonnato, richiama gli anni dell’edificazione, ad opera di Giovanni Antonio Robellini, sul finire del Cinquecento. Gli interni si presentano invece più moderni, grazie alla ristrutturazione del XVIII secolo dei Dagna Sabina, a cui sono attribuiti lo scalone e gli ambienti aulici. Ai piani, Palazzo Robellini ospita attualmente gli uffici comunali dell’assessorato alla cultura e la sala mostre civica. Nelle ampie cantine ha invece sede l’Enoteca Regionale di Acqui Terme, dove sono stati selezionati i migliori vini della zona, proposti all’assaggio e all’acquisto. Sosta imperdibile.
Palazzo Robellini - piazza Levi, 7 - tel. 0144770272
Enoteca Regionale di Acqui Terme - piazza Levi, 7 - tel. 0144770273/4
Visite: martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 (chiuso lunedì e mercoledì)
Castello dei Paleologi
Sebbene sia conosciuto come il castello dei marchesi del Monferrato, la prima proprietà risale al 1056. Era il vescovo di Acqui Terme a utilizzare l’edificio come residenza privata. Passato nelle mani della famiglia dei Paleologi, Guglielmo VII ne promosse la ricostruzione nel decennio 1480-1490. Nel corso degli anni il castello subì numerosi rimaneggiamenti, dei Gonzaga prima, degli architetti Scapitta e Ferroggio poi: fu quest’ultimo a edificare nel 1789 le carceri. Dai tempi dei marchesi del Monferrato la funzione del castello rimase solo più militare: ne sono testimonianza i gravi danni alle cortine, inadeguate alle armi da fuoco francesi che la espugnarono nel 1746. Dal 1967 il castello ospita le collezioni del Museo Civico Archeologico, con reperti dal periodo preistorico all’epoca romana; il parco interno è stato ristrutturato e trasformato in una zona di tutela di animali e specie vegetali. Merita una visita per le suggestive scalinate che portano nelle varie sale del castello.
Castello dei Paleologi - via Morelli, 2 - tel. 0144.770272
Visite: dal mercoledì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30; domenica dalle 15.30 alle 18.30 (chiuso il lunedì e martedì)
A pochi chilometri...
Merita una visita Cassine (13 km), dove ogni anno ai primi di settembre si tiene la Festa Medievale, una rievocazione storica ambientata nelle vie del paese. La chiesa di San Francesco, a Cassine, rappresenta un perfetto esempio di stile gotico lombardo del XII secolo, con i due campanili (uno del Seicento) e la facciata in cotto decorata con archetti pensili.
Strevi (7 km) è un paese costituto da due nuclei, che gli abitanti chiamano “di sopra” e “di sotto”. La città annovera anche la Valle Bagnario, dove si produce il vino passito di uve moscato detto Strevi.
ALFIANO NATTA
Tenuta Castello di Razzano
Il castello sorge su un antico sito romano, con un impianto originale risalente con molta probabilità alla metà del IX secolo. La preziosa dimora nobiliare risale al 1697, e conobbe momenti di particolare prestigio durante il Settecento grazie alla famiglia Caligaris, che ne conservò la proprietà per oltre 200 anni. Dagli anni Sessanta la proprietà è passata alla famiglia Olearo che ha ridato splendore al castello, utilizzando le antiche cantine per l’esposizione dei vini prodotti in azienda, un museo delle contadinerie e varie sale di degustazione. All’interno del maniero è presente un relais con suites che si affacciano sulla bella corte che ospita un rigoglioso giardino all’italiana.
Tenuta Castello di Razzano - loc. Razzano, 2 - tel. 0141922124 - castellodirazzano.it
ALTAVILLA MONFERRATO
Cappella Votiva “La Rotonda”
La Cappella è inserita nel parco della casa di Mazzetti d’Altavilla, storica distilleria del Monferrato. L’edificio fu costruito dall’abate spoletino Agostino Vitoli, attivo nell’area di Casale Monferrato a partire dal 1785. Edificio a pianta circolare, alta oltre dodici metri, la Cappella è conosciuta come “La Rotonda” per via della sua forma e della parte superiore, costituita da lesene pure in mattoni. L’architettura è di impronta neoclassica, anche se lo stile del Vitoli presenta elementi di discontinuità con la concezione del neoclassicismo illuminista.
Cappella Votiva “La Rotonda” - viale Unità d’Italia, 2 - tel. 0142926147 - mazzetti.it
Visite: su prenotazione
BOSCO MARENGO
Complesso Monumentale di Santa Croce
Fu per volere di papa Pio V, Antonio Ghisleri, originario di Bosco Marengo, che il complesso conventuale domenicano di Santa Croce fu fatto edificare durante gli anni dei suo papato, tra il 1566 e il 1572. La chiesa, splendido esempio di Rinascimento alessandrino di Ignazio Danti, ebbe in origine il compito di custodire le spoglie del pontefice (che rimasero invece a Roma). All’interno, forti testimonianze artistiche si ritrovano nelle opere del Vasari (suoi, tra gli altri, l’originario altare maggiore, il Giudizio Universale e l’Adorazione dei Magi), l’imponente mausoleo di Pio V, in marmo verde e porfido, un crocifisso ligneo del 1570 attribuito al Siciliano. La chiesa, recentemente scelta dal World Political Forum come propria sede, sta subendo in questi anni importanti opere di restauro. Anche il primo chiostro dell’originario convento domenicano è in fase di restauro.
Complesso Monumentale di Santa Croce - piazza Vasari - tel. 0131299410
Visite: su prenotazione
CAMINO MONFERRATO
Castello di Camino
L’edificazione del castello viene fatta risalire attorno all’anno 1000, anno in cui, secondo gli archivi, gli aleramici fecero costruire l’imponente torre di 44 metri. Nel 1323 il maniero passò nelle mani della famiglia Scarampi, banchieri di Asti, e così rimase fino al 1950. Come molti dei castelli del Monferrato, Camino fu teatro di uno scontro epico, al limite della leggenda, raccontato da Matteo Bandello nella sua XIII novella. Per merito delle numerose opere di restauro e di un ottimo stato di conservazione, possono ancora essere ammirate le mura e le torri merlate del nucleo originario. Del Settecento la costruzione delle finestre ad arco sulla sommità della torre, la posa dei balconi in pietra sulla facciata e il rifacimento dello scalone e della sala dal ballo. Recentemente è stato anche restaurato il ponte levatoio. All’interno del castello oggi vengono organizzati eventi, prodotti i vini tipici del Monferrato, e nell’ala sinistra del maniero è stata realizzata un’affascinante foresteria con posti letto. Da visitare anche l’ampio parco che circonda il maniero.
Castello di Camino - via Castello, 30 - tel. 3355383307 (Associazione culturale di promozione sociale “Castello di Camino Monferrato”) - castellodicamino.it
Visite: su prenotazione
Tenuta Monastero di Rocca delle Donne
Il monastero sorge su uno sperone di roccia tufacea, sede di antichi insediamenti fatti risalire ai primi comitati degli Aleramici, intorno alla fine del X secolo. La leggenda vuole però che siano stati addirittura i Cimbri, di stirpe germanica, a rifugiarsi su questa roccia dopo la sconfitta contro il console Mario, chiamando il loro insediamento Rocca delle Donne. Fino al 1492, anno della chiusura, il monastero rivestì grande importanza, anche grazie alla guida di Adalasia, sorella del marchese di Monferrato Guglielmo IV, uno dei più prestigiosi personaggi della feudalità italica. Negli interni del monastero sono da ammirare i pregevoli soffitti a cassettoni, con volte a vela, la Sala Capitolare e quella del camino, che accolgono spesso sfilate di moda e mostre. Dopo essere stato per secoli il rifugio di viandanti e forestieri, il monastero di Rocca delle Donne ospita una struttura Bed&Breakfast, adibita nel caseggiato che chiude il lato orientale del monastero.
Tenuta Monastero di Rocca delle Donne - via Monastero, 10 - fraz. Rocca delle Donne - tel. 0142469326
Visite: su prenotazione
CASALE MONFERRATO
Castello dei Paleologi
La posizione strategica di questa struttura, chiusa tra l’argine del Po da un lato e dal semicerchio fortificato dall’altro, l’imponente pianta esagonale e l’ampio fossato lasciano intuire l’importanza militare e strategica che ebbe nei secoli per la città di Casale. Sul portale campeggia lo stemma in marmo dei Paleologi, signori del Monferrato. Al completamento dei lavori di restauro, a oggi in corso, il Castello ospiterà la biblioteca civica e un centro per le attività culturali della città.
Castello dei Paleologi - piazza Castello - tel. 0142444330 (ufficio comunale)
Il Castello è chiuso per restauro
Duomo
La cattedrale, in stile romanico, è dedicata a Sant’Evasio, patrono della città. Il primo impianto risale al 1108, anno della consacrazione, rimaneggiato successivamente fino a metà Ottocento. La maestosa facciata a capanna, in arenaria e mattoni, è delimitata da due campanili duecenteschi. La parte più imponente è il raro nartece che apre alle cinque strette navate. Di grande interesse la Cappella dedicata a Sant’Evasio, in corrispondenza del transetto, opera di Benedetto Alfieri, che riporta l’effigie del patrono cittadino.
Cattedrale di Sant’Evasio - via Liutprando, 22 - tel. 0142452520 (parrocchia) - 0142451999 (prenotazioni)
Visite: tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30; visite al tesoro del duomo su prenotazione o il 2° fine settimana di ogni mese dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00 17
Sinagoga
La Sinagoga, costruita a partire dal 1595, è considerata una delle più belle d’Europa. Dietro la facciata austera l’edificio nasconde pareti e soffitti interamente decorati di stucchi dorati, verdi e azzurri. Di grande interesse storico le Tavole della Legge contenute nell’Arca in legno dorato (VIII secolo), a sua volta delimitata da due bassorilievi raffiguranti le città di Gerusalemme e Hebron. Annesso alla Sinagoga, il Museo di Arte e Storia Ebraica custodisce importanti testi religiosi e preziose testimonianze relative alla storia della comunità ebraica di Casale Monferrato.
Sinagoga e Museo di Arte e Storia Ebraica - vicolo Olper, 44 - tel. 014271807
Visite: la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00; in settimana per gruppi e su prenotazione. Chiuso il sabato e in occasione delle festività ebraiche.
Museo Civico
Risale al XII secolo la sede del Museo Civico, che fa parte dell’ex convento agostiniano di Santa Croce. L’ampio chiostro accoglie alcuni affreschi del pittore Guglielmo Caccia detto Il Moncalvo, originario dell’omonimo paese del Monferrato. Seppure non sia stato esposto tutto il materiale in possesso, le Raccolte Civiche annoverano importanti pezzi della storia dell’arte piemontese e lombarda a partire dal XVI secolo. Immancabile una visita alla Gipsoteca Leonardo Bistolfi, in cui sono attualmente esposte 120 opere dello scultore, nato a Casale nel 1859.
Museo Civico e Gipsoteca Leonardo Bistolfi - via Cavour, 5 - tel. 0142444309 (museo) - tel. 0142444249 (prenotazioni)
Visite: sabato e domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30 (gli altri giorni su prenotazione)
A pochi chilometri...
Casale è stata capitale del Monferrato, e si estende in una zona caratterizzata dalla dolcezza dei rilievi collinari, dediti alla produzione di vini Barbera e Grignolino. Da Casale, verso Asti e verso Torino, si scorgono numerosi castelli che si ergono con le loro torri al di sopra dei vari paesi. Uno dei primi che si incontra è quello di San Giorgio Monferrato (5 km), che porta il nome di Castel Ricaldone, tra i più antichi del Monferrato (X secolo).
CELLA MONTE
Gli “infernott”
Il paese di Cella Monte sorge su una dorsale tufacea, e il suo nome ricorda le prime stanze scolpite nel tufo scavate a uso abitativo. A questa tradizione risalgono gli “infernott”, piccole cantine scolpite nella roccia, che un tempo erano utilizzate come dispensa per la conservazione dei cibi nei giorni di festa. Decisamente affascinanti per via della loro struttura, spesso anche con il tavolo e le mensole ricavati dal tufo, oggi gli infernott hanno perlopiù lo scopo di conservare i vini. Dove sorgeva l’antico castello di Cella Monte c’è Villa Perona, azienda vitivinicola e agrituristica, sorta nel 1874 e costruita interamente in tufo.
Villa Perona - strada Perona, 1 - tel. 0142488280 - www.villaperona.it
FRASSINELLO MONFERRATO
Castello di Lignano
Il passato del Castello di Lignano è ricco di storia e di suggestioni. Le sue origini, incerte, risalgono all’epoca romana (da cui il nome, Castrum Lignani), quando la struttura comprendeva l’odierno blocco del primo cortile. L’epigrafe presente nel cortile principale, a Lucio Herennio Lhennius, che probabilmente diede il nome al castello, e i continui ritrovamenti di reperti archeologici accreditano le prime tracce intorno al X secolo. Successivamente, nell’XI secolo, il castello fu ampliato con la struttura attuale, e delle quattro torri originarie ne rimane soltanto più una, che ha mantenuto l’originale composizione a mattoni e tufo. All’interno del maniero oggi è attiva un’azienda agricola vitivinicola, che estende le sue vigne sulla collina circostante, per un totale di quindici ettari.
Castello di Lignano - strada Castello di Lignano, 1 - tel. 0142925326 - castellodilignano.com
Visite: su prenotazione
FUBINE
Cascina Meraviglia - Enosis
All’interno della seicentesca Cascina Meraviglia, appartenuta un tempo ai conti Cacherano di Bricherasio, è stata inaugurata nel 2005 Enosis, un avanzato quanto rivoluzionario centro di servizi e ricerca nel campo dell’enologia e della viticoltura, voluto dall’enologo Donato Lanati. Nei 2500 metri quadrati in cui si estende la struttura, sono stati allestiti laboratori, sale di degustazione, cantine e sperimentali e zona universitaria (Enosis è anche sede didattica della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Torino). All’esterno, una vigna sperimentale di 5 ettari, la metà dei quali destinati alla coltivazione di 37 varietà autoctone italiane e alcune a diffusione internazionale.
Cascina Meraviglia - Enosis - via per Cuccaro, 19 - tel. 0131798311 - enosis.it
GABIANO
Castello di Gabiano
Le documentazioni parlano di un maniero fondato dallo stesso Aleramo all’estremo nord-ovest dell’attuale provincia di Alessandria, già nell’VIII secolo. È tuttavia dal 1164, con l’investitura di Gugliemo II del Monferrato per mano di Federico I, che il castello diventa nodo strategico per il Monferrato. Passato nelle mani dei Montiglio, dei Gonzaga e infine a Ferdinando di Mantova, viene infine ceduto ad Agostino Durazzo nel 1622. Dopo un attento restauro compiuto attorno al 1920, oggi il castello è sede di attività culturali e di un’azienda vitivinicola. Di pregevole importanza storica i torrioni a pianta quadrata e circolare.
Castello di Gabiano - via San Defendente, 2 - tel. 0142945004 - castellodigabiano.com
Visite: su prenotazione
GIAROLE
Castello Sannazzaro
Edificato dalla famiglia Sannazzaro nel XIII secolo su licenza del Barbarossa, il castello ha offerto per secoli un punto difensivo di estrema importanza per il Monferrato. La struttura è a pianta quadrilatera, con due torri anch’esse quadrate che interrompono le lunghe cinta murarie, in modo da permettere la difesa del castello pressoché da ogni punto. La terza torre, la più alta, era preposta invece all’avvistamento (ancora oggi dalla sua cima si possono avvistare i castelli e le torri adiacenti, fino a Casale Monferrato). Nel corso dell’Ottocento il castello ha subito alcuni rimaneggiamenti che hanno conferito tratti neogotici al complesso. Da segnalare, nell’ala Sud, il balcone del salotto dove Napoleone III e Vittorio Emanuele II si affacciarono per salutare la folla in festa alla vigilia della Seconda Guerra d’Indipendenza. Nel salone del pianterreno si possono ammirare due tele di Pier Francesco Guala, molto legato alla famiglia Sannazzaro, datate 1737. Annessa al castello, la chiesa di San Giacomo, edificata nel corso del XIV secolo come cappella gentilizia. Oggi è possibile pernottare all’interno del castello, ancora di proprietà della famiglia, soggiornando in camere arredate con mobili d’epoca.
Castello Sannazzaro - tel. 3472505519 - castellosannazzaro.it
MASIO
Castello di Redabue
Il Castello di Redabue, situato all’interno dei confini del paese di Masio, risale al XIII secolo, epoca di datazione di alcuni archi di tufo alternati a mattoni. La sua posizione strategica, tra la provincia di Alessandria e quella di Asti, a difesa della media valle del Tanaro, si rivelò spesso uno svantaggio a causa delle ripetute devastazioni e saccheggiamenti che dovette subire nel corso degli anni anche a causa degli scontri tra le famiglie dei Paleologi e dei Visconti per il dominio del Monferrato. Oggi sono aperti al pubblico gli spazi dell’antica cantina, alla base del castello, e la chiesta adiacente, disegnata da Filippo Juvarra come prototipo della futura Superga. Di rara suggestività il parco, che si estende per oltre dieci ettari con piante secolari come il lauro, il salice e l’ippocastano. Nelle case di fronte, un tempo adibite all’abitazione del fattore e della servitù, sono stati realizzati alcuni appartamenti, per un totale di circa 20 posti letto, per passare un suggestivo weekend.
Castello di Redabue - strada Redabue, 5 - tel. 3406589310 - redabue.it
NOVI LIGURE
Museo dei Campionissimi
Il Museo, inaugurato nel 2003 e fortemente voluto dalla comunità locale, è dedicato ai due Campioni di ciclismo di origine novese: Costante Girardengo e Fausto Coppi (quest’ultimo nativo di Castellania, paese poco distante). Nei 3000 metri quadrati dell’esposizione viene raccontata la storia della bicicletta, fino alle avventure dei due ciclisti che hanno reso famosa la città. La struttura ospita anche eventi fieristici, tra cui Dolci Terre di Novi, una rassegna enogastronomica annuale dedicata alla promozione dei prodotti tipici locali, e Mastro Artigiano, un’esposizione dell’artigianato d’eccellenza piemontese certificato con un marchio conferito dalla Regione Piemonte.
Museo dei Campionissimi - viale dei Campionissimi - tel. 014372585 (Iat) -
Visite: venerdì dalle 15.00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 19.00 (dal 1° aprile dalle 10.00 alle 20.00); altri giorni visite su prenotazione (solo per gruppi di almeno 10 persone)
Piazza Dellepiane
Questa piazza rappresenta l’antico cuore nobile di Novi Ligure, con i suoi palazzi dipinti che ricordano lo stile genovese (Novi ha fatto parte della Repubblica di Genova dal 1447 al 1815) e la presenza dei più importanti edifici della città. La Chiesa della Collegiata, dedicata a Santa Maria Assunta, fu fondata tra il VI e il VII secolo sopra le fondamenta di un tempio pagano, e successivamente modificata nel XVIII secolo. Di notevole interesse, Palazzo Durazzo e Palazzo Cambiaso Negrotto, entrambi di stile genovese. Sempre in piazza Dellepiane, il Palazzo Negrone-Costa, che presenta una meridiana basata sul calendario della rivoluzione francese. Al centro della piazza si innalza la grossa fontana, detta del Sale, perché donata da Lord Bentick dopo aver salvato il deposito di sale cittadino dall’assalto dei francesi.
Oratorio della Maddalena
L’oratorio, di proprietà della Confraternita dei Disciplinati, è dedicato a Santa Maria Maddalena, come si evince dalla superba statua barocca presente sul portale. L’interno è uno scrigno di opere d’arte, a partire dal Calvario in legno composto di ventuno statue a grandezza naturale disposte sulla parete del bacino absidale, che a colpo d’occhio danno l’impressione di trovarsi di fronte a un monte, quello del Calvario appunto. Di notevole interesse il crocifisso dello scultore del tardo Barocco Anton Maria Maragliano, la serie di rappresentazioni della Crocifissione di Cristo e il gruppo di otto statue in terracotta policroma ispirate alla Deposizione, risalenti ai primi anni del Cinquecento.
Oratorio della Maddalena - via Giuseppe Cesare Abba - tel. 014376600 (priore della Confraternita dei Disciplinati)
Visite: solo su prenotazione
Il Castello
Ormai rimangono solo più i resti dell’originario castello di Novi Ligure, ma sia l’edificio sia il parco che lo circonda meritano una visita. Spicca su tutti la torre a pianta quadrata risalente al 1233, alta 30 metri, mentre all’interno è possibile visitare il lungo tratto di sotterranei, che dal 1820 sono diventati parte dell’acquedotto. Gli alberi del parco risalgono al Settecento, e furono fatti piantare per volere del nobile genovese Gerolamo Durazzo. Nei pressi del castello è ancora possibile scorgere i resti della cinta muraria fatta erigere dalla Repubblica di Genova nel XV secolo.
Castello di Novi Ligure – parco del Castello - tel. 014372585 (Iat)
Visite: nel periodo estivo, durante la rassegna regionale di Castelli Aperti
A pochi chilometri...
Appena lasciata la città di Novi, proseguendo verso Sud, si stagliano le colline di Gavi Ligure, che insieme a quelle novesi rappresentano le terre di produzione del famoso vino bianco, conosciuto come Gavi. La città di Gavi (11 km) merita una visita per l’imponente forte (fine Cinquecento), edificato come nodo cruciale per la via che conduceva al mare, che dallo sperone roccioso su cui fu costruito domina tutta la Valle del Lemme. Altrettanto suggestivo l’itinerario che da Novi conduce alla Val Borbera, con paesaggi mozzafiato.
Seguendo il percorso del fiume Borbera si possono visitare le Strette di Pertuso, un tratto di gole lungo circa 6 chilometri, dove il fiume scorre impetuoso all’ombra degli imponenti muraglioni.
Nel Comune di Borghetto Borbera (17 km) si può ammirare il Castello Torre Ratti, risalente al XII secolo.
OVADA
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Conosciuta anche col nome di San Domenico, questa chiesa risale alla fine del Quattrocento. Durante il periodo napoleonico subì molti danni, dovuti soprattutto al fatto che i locali furono utilizzati per lungo tempo come caserma prima e magazzino poi. Nel 1986 un grave incendio distrusse completamente il coro e l’organo originali, ma tra le opere rimaste sono da citare l’altare di San Vincenzo Ferreri, situato nella seconda campata destra, in marmo policromo, e l’altare della Beata Vergine del Rosario, datato 1706. Negli oratori sono conservate alcune importanti opere, tra cui alcune casse processionali di Anton Maria Maragliano e dipinti del manierista Luca Cambiaso.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie - piazza San Domenico - tel. 014380206
Visite: tutti i giorni dalle 7.30 alle 11.00 e dalle 15.30 alle 17.00
Parrocchiale Antica di San Sebastiano
L’antica chiesa parrocchiale di Ovada, documentata già nel 1200 e intitolata originariamente a Santa Maria, fu venduta e smembrata nel 1791 (l’originale impianto romanico lo si scorge ancora nella zona dell’abside): il campanile divenne una prigione, mentre la navata centrale e quella sinistra furono trasformate nell’Oratorio di San Sebastiano, di proprietà dell’omonima confraternita. L’intitolazione rimase la stessa negli anni, anche dopo l’estinzione della confraternita, e nel corso dell’Ottocento l’oratorio venne trasformato nella Loggia di San Sebastiano, destinata al mercato coperto. Oggi l’edificio viene usato per mostre d’arte ed eventi.
Parrocchiale Antica di San Sebastiano - via San Sebastiano • tel. 01438361
Visite: aperta solo in occasione di iniziative culturali
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta
I due campanili di questa chiesa, costruita a partire dal 1772, svettano al di sopra della città. Dall’interno, a tre navate, si eleva la cupola, divenuta negli anni insieme alla facciata il simbolo del panorama di Ovada. Gli elementi architettonici sono di ispirazione tipicamente ligure, con decorazioni trompe-l’œil. Di interesse artistico l’altare maggiore, realizzato in marmo policromo su disegno dell’Antonelli, e la statua della Vergine Assunta, risalente al Settecento.
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta - via S. Teresa, 1 - tel. 0143832140/1/2
Visite: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
Palazzo Spinola
Il palazzo, a pianta rettangolare, fu fatto edificare nella seconda metà del XVII secolo sulla sinistra della chiesa di Santa Maria delle Grazie, traendo ispirazione dalle ville genovesi del Seicento. Il nome richiama la potente famiglia genovese che intrecciò spesso i suoi affari di finanza e di acquisto di terre nella zona di Ovada. Oggi la proprietà dell’edificio è della comunità dei Padri Scolopi, che officia le celebrazioni nella chiesa di San Domenico. Al piano rialzato sono presenti ampi e sontuosi spazi di rappresentanza, mentre il piano nobile è caratterizzato dai preziosi saloni.
Palazzo Spinola - piazza San Domenico - tel. 014380206
A pochi chilometri...
A causa della sua posizione di frontiera, al confine con la Liguria, l’Ovadese è una terra ricca di castelli e rocche poste a difesa della via che porta al mare. Da menzionare, il castello di Trisobbio (8 km), in cui è possibile soggiornare, visitando anche l’annessa chiesa di San Bernardo (XII secolo).
Il Santuario della Madonna delle Rocche, nel comune di Molare (5 km), si erge da oltre cinque secoli su uno dei ripidi pendii che interrompono la piana di Molare, nell’alta Valle Orba.
OVIGLIO
Castello Reale di Oviglio
Non si può datare con certezza l’edificazione di questo imponente castello, simbolo di Oviglio, ma ancor prima del 1367, anno in cui il paese cadde sotto il controllo dei Galeazzo Visconti, vi era un castrum con una cinta a bastioni. Il castello assunse il nome attuale dopo l’acquisto da parte della regina Cristina di Savoia, e già nel 1908 venne dichiarato monumento nazionale per la sua arte e la sua storia. Oggi ospita un relais di grande stile, con nove suites alle quali si accede passando per le antiche cantine, le sale, il deambulatorio e la biblioteca, abilmente ristrutturati. Si svolgono convention ed è a disposizione anche un servizio ristorante allestito nelle varie sale.
Castello Reale di Oviglio - via XXIV Maggio, 1 - tel. 0131776166 - castellodioviglio.it
ROSIGNANO MONFERRATO
Castello di Uviglie
Adagiato sui colli a est di Rosignano, il castello fu costruito tra il 1239 e il 1271 dalla famiglia dei Paucaparte. Passato ai Conti Pico-Gonzaga nel 1491, il maniero fu da subito improntato sull’attività agricola. Per mano dell’architetto Arborio Mella il castello subì importanti opere di ammodernamento nel corso dell’Ottocento, quando ne presero possesso i Conti Callori di Vignale Monferrato. È il 1879 quando subentra il Conte Cacherano di Bricherasio, socio fondatore della Fiat. Dal 1992 la Tenuta del Castello diventa sede di coltivazione viticola, che prosegue ancora oggi nelle antiche sale. All’interno del maniero è attivo il ristorante Cavalieri del Monferrato, arredato in stile medievale.
Tenuta e Castello di Uviglie - via Castello di Uviglie - fraz. San Martino - tel. 0142488132 - castellodiuviglie.com
SERRALUNGA DI CREA
Sacro Monte di Crea
La tradizione, non suffragata da elementi storici provati, vuole che sia stato Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, a salire la collina di Serralunga verso il 350 d.C., portando con sé la statua lignea della Madonna col Bambino, che viene venerata ancora oggi nella chiesa del Santuario. Le origini del modello del Sacro Monte si perdono negli anni della Controriforma, in cui si diffuse la pratica della realizzazione di percorsi devozionali scanditi da cappelle. La costruzione risale al 1589, per opera del priore Costantino Massino, che scelse la collina dove prima era edificata una chiesa romanica dedicata alla Madonna. Dal Cinquecento il progetto iniziale subì numerose modifiche, e dal 1820, anno dell’ultimo ampliamento, il Sacro Monte di Crea è costituito dalla basilica, di impianto romanico, 23 cappelle maggiori che terminano con quella maestosa detta del Paradiso (posta sulla cima del monte, e dedicata all’incoronazione di Maria) e cinque minori, dette romitori. A fare da cornice, il Parco naturale e area attrezzata del Sacro Monte di Crea, con un’estensione di quasi 50 ettari, istituito dalla Regione Piemonte nel 1980 per tutelare anche i beni ambientali in cui è inserito il complesso del Sacro Monte.
Sacro Monte di Crea - Cascina Valperone, 1 - Ponzano • tel. 0141927120 - parcorea.it
Visite: su prenotazione
SEZZADIO
Chiesa di Santa Giustina
La leggenda indica Sezzadio come la località dove fu abbandonato un bimbo, figlio di nobili sassoni in viaggio verso Roma. Il bambino, di nome Aleramo, fu allevato dai monaci e divenne il primo marchese del Monferrato per volere del re Ottone I. L’impianto originale della chiesa di Santa Giustina risale al 722, anno della prima edificazione per volontà del re longobardo Liutprando. Nel 1030 i monaci benedettini fondarono l’omonima abbazia, mentre nel 1033 la chiesa fu quasi completamente ricostruita e notevolmente ampliata dal marchese di Sezzadio, Oberto. Il prezioso pavimento a mosaico della cripta è un esempio dei restauri compiuti in quel periodo. Nel secoli XII e XIII l’abbazia di Santa Giustina raggiunse il suo massimo splendore, per poi iniziare un lento declino che culminò nel decreto napoleonico che ne consegnò la proprietà ai veterani. In tempi moderni, nel 1956 cominciò l’opera di restauro della chiesa, unica superstite degli antichi edifici appartenenti al monastero. Oggi, mattoni e ciotoli di fiume caratterizzano i fianchi e la facciata dell’edificio. Il portale è rimasto di estrema semplicità architettonica, privo di ornamenti, mentre le tre navate convogliano lo sguardo sull’abside mediana e sugli affreschi del transetto, datati tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. L’annessa Villa Badia, sorta sulle fondamenta del preesistente convento benedettino, organizza pranzi e cene su prenotazione, per cerimonie o eventi, legati alla tradizione monferrina.
Chiesa di Santa Giustina - Villa Badia - via Badia, 53 - tel. 0131703659 - villabadia.com
TORTONA
Santuario della Madonna della Guardia
Il Santuario, edificato a partire dal 1926, fu fatto costruire per volere di don Luigi Orione (di cui conserva le spoglie) sul sito dove sorgeva l’antica chiesa di San Bernardino. Osservando il panorama della città, la statua dorata della Madonna con bambino posta sul campanile si staglia, coi suoi 12 metri, al di sopra di ogni edificio, ed è diventata negli anni il simbolo di Tortona.
Santuario della Madonna della Guardia
via don Domenico Sparpaglione, angolo corso don Orione - tel. 0131863492
Visite: tutti i giorni dalle 06.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 19.00
Duomo
Sebbene la facciata di ispirazione neoclassica, progettata dall’architetto Nicolò Bruno, risalga al 1880, la cattedrale di Santa Maria Assunta ha origini ben più antiche. L’edificazione è compresa tra il 1574 e il 1592, poi restaurata negli anni Trenta. Al suo interno sono conservate le opere di grandi artisti quali il Fiamminghino, il Moncalvo, il Vermiglio, il Luini e Camillo Procaccini. Nel presbiterio è conservata l’urna di San Marziano martire, primo vescovo e patrono della diocesi di Tortona. La cattedrale conserva le spoglie di un’altra figura storica di Tortona, il compositore e monsignore Lorenzo Perosi. Sulla piazza del duomo si affaccia anche il Palazzo Vescovile, costruito nel 1584.
Cattedrale di Santa Maria Assunta - piazza Duomo - tel. 0131861360
Visite: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30
Palazzo Guidobono
Il Palazzo venne edificato nel XV secolo e fu utilizzato per anni come dimora signorile.
Parzialmente ricostruito nel 1939, all’interno conserva ancora un soffitto ligneo quattrocentesco con motivi araldici e, nei sotterranei, resti di muratura e un pavimento a mosaico. Attualmente il Palazzo viene utilizzato per mostre temporanee, ed è in fase di completamento il progetto per realizzare qui il Museo Civico Archeologico, con resti provenienti dall’antica Iulia Dertona.
Palazzo Guidobono - via Ammiraglio Mirabello - tel. 0131864297 (Ufficio Eventi e Manifestazioni del Comune)
Visite: durante le mostre aperto nel fine settimana il venerdì dalle 15.00 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30
Santa Maria dei Canali
È la più antica chiesa cittadina, documentata dal 1511. La costruzione ha subito numerosi aggiornamenti nel corso degli anni, durante i quali vennero edificati le cappelle laterali e l’abside rettangolare; lo stile puramente romanico è stato contaminato di elementi gotici, frutto dei rimaneggiamenti. La struttura è rimasta tuttavia quella originaria, con tre navate. Di notevole interesse la tavola della Natività, di scuola leonardesca, proveniente dall’oratorio sconsacrato di S. Maria di Loreto.
Chiesa di Santa Maria dei Canali - via Giulia, angolo via Baluardo - tel. 0131863570
Visite: tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00
A pochi chilometri...
Rivalta Scrivia (8 km), con l’abbazia cistercense di Santa Maria, edificata nel 1180, di cui è sopravvissuta soltanto, oltre alla chiesa, la sala capitolare.
Di grande impatto il percorso che si snoda da Tortona verso la Val Curone fino alle altezze di Caldirola (40 km): meritano la sosta le tre pievi romaniche di Viguzzolo, Volpedo e Fabbrica Curone (X e XI secolo).
VALENZA
Duomo
Questa chiesa ha origini incerte: dell’antico duomo, di dimensioni inferiori rispetto a quello attuale e in stile romanico, si hanno notizie a partire dalla fine dell’XI secolo. A causa delle deplorevoli condizioni della struttura, nel 1606 il Consiglio generale decise di edificare la nuova cattedrale, affidando il compito a Paolo Falcone, architetto di Lugano.
La nuova facciata è più recente, datata intorno al 1890. All’interno meritano una citazione l’altare maggiore, del 1760, e la Madonna del Rosario, dipinto dal Moncalvo nel 1620. Su richiesta è possibile visitare il Museo dell’Opera del Duomo, in cui si trova un cospicuo patrimonio di tessuti e argenterie.
Chiesa di Santa Maria Maggiore - piazza XXXI Martiri - vicolo Visconti, 19 - tel. 0131941840
Visite: tutti i giorni dalle 6.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.30
Teatro Sociale
Riportato allo splendore che aveva a metà Ottocento, il Teatro Sociale è stato inaugurato nel 2007 dopo lunghi anni di restauri. Il nobile edificio fu voluto dalle famiglie più abbienti di Valenza, e costruito a partire dal 1853 seguendo le forme tardo-neoclassiche. La posizione in pieno centro cittadino era stata pensata per garantirne l’estrema fruibilità per i Valenzani, e così fu: il Teatro Sociale ha rappresentato per diverso tempo il cuore culturale della città. Oggi il cartellone è realizzato insieme con il Teatro Comunale di Alessandria, con una serie di spettacoli che vanno da novembre a fine aprile.
Cinema Teatro Sociale di Valenza - corso Garibaldi, 58 - tel. 0131942276 - teatrodivalenza.it
Palazzo Pellizzari
Sede del Municipio, il palazzo fu eretto nel XVIII secolo dal progetto dell’alessandrino Giuseppe Zani che, affidandosi allo stile neoclassico, consegnò a Simone Cordara Pellizzari quello che ancora oggi è considerato uno dei più bei palazzi della città. Le decorazioni interne sono sontuose e culminano negli affreschi mitologici della sala consiliare, opera di Luigi Vacca. Il piano terreno fu decorato invece dal padre, Angelo Vacca, all’età di 65 anni. Interessante la lapide in bronzo murata, posta in cima allo scalone del piano nobile, che riporta un’epigrafe di Salvatore Quasimodo in memoria del sacrificio dei partigiani di Valenza.
Palazzo Pellizzari - via Pellizzari, 2 - tel. 0131945246 (Urp)
Visite: solo in occasione di manifestazioni come Riso e Rose in Monferrato
Oratorio di San Bartolomeo - Chiesa di Santa Caterina
La Chiesa, ora sconsacrata, fu edificata nel 1584 da un maestro della famiglia Panizzari su commissione delle monache benedettine, ed è il monumento più antico della città. L’edificio fu riconsacrato e ribattezzato come San Bartolomeo nel 1835 dal governo napoleonico. L’apparato decorativo è in stile neogotico, mentre il portale del 1740 è in stile gotico. Nel 2007 San Bartolomeo è stato riaperto al pubblico dopo anni di restauri volti a conservare la complessa struttura architettonica, dalla pianta ottagonale agli affreschi gotici dell’Ottocento. La destinazione d’uso è prevalentemente per concerti di musica da camera o spettacoli di teatro.
Oratorio di San Bartolomeo - piazza Alfieri, angolo via Banda Lenti - tel. 0131945246 (Urp)
Visite: solo in occasione di manifestazioni come Riso e Rose in Monferrato
A pochi chilometri...
Valenza è rinomata in tutto il mondo per la sua produzione orafa, frutto di una sapiente miscela di arte, tecnologia e tradizione artigianale, con circa un migliaio di aziende che lavorano l’oro. Il Castello di Piovera (13 km), già citato nei manoscritti a partire dal X secolo, fu potenziato dai Visconti come roccaforte difensiva e utilizzato successivamente come dimora signorile.
VIGNALE MONFERRATO
Palazzo Callori
L’edificio, interamente costruito con la chiara pietra tufacea del Monferarrato, era l’antica residenza dei signori di Vignale, risalente al XV secolo e ampliato nel corso del XVII secolo. Oggi è sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato, a disposizione per produttori e consumatori per conoscere la selezione dei migliori vini della zona. Su richiesta vengono organizzati eventi di formazione didattica sull’enologia, degustazioni e visite guidate per gruppi. Nell’antica cappella barocca di Palazzo Callori è stata allestita la vineria dell’Enoteca, aperta nel periodo primaverile ed estivo.
Palazzo Callori - Enoteca Regionale del Monferrato - piazza del Popolo, 12 - tel. 0142933243 - enotecadelmonferrato.it
Visite: tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 13.30 alle 16.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00
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