mercoledì 8 ottobre 2008

ITNERARIO ALLA SCOPERTA DELLE TERRE PIEMONTESI





Vigneti, noccioleti e boschi. Ma anche castelli, torri e borghi medievali. E poi i cortili delle cascine che riportano alle veglie contadine e le piazze assolate. Dove sembrano ancora riecheggiare i giochi e le feste popolari. Le Langhe e il Roero si svelano al visitatore. Territori dai mille volti. Ciascuno dei quali è depositario di storia e tradizioni.



Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino. Siccome sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi a dire in presenza di tutti "non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là". Con queste parole Cesare Pavese ricorda Santo Stefano Belbo nelle Langhe cuneesi in cui è nato nel 1908. E anche se soleva dire "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via", le Langhe restano una terra affascinante. Che riserva molte sorprese a chi ha il piacere di soggiornarvi, avvolgendone i sensi. Colline degradanti ricoperte da vigneti che paiono immensi se ci si ferma a osservarli dai tornanti che salgono su fino ai castelli e ai borghi che dominano l'orizzonte. Le Langhe e il Roero racchiudono un patrimonio inestimabile, un paesaggio fortemente caratterizzato dalla presenza della vite, una cultura che ha plasmato le colline e che offre agli occhi dei visitatori accostamenti cromatici spettacolari che variano con il susseguirsi dei mesi e il cambiare delle stagioni.



Il nostro viaggio tra Langhe e Roero seguirà idealmente la Strada Romantica realizzata dalla Gal Langhe e Roero: undici tappe che rivelano al viaggiatore lo straordinario paesaggio naturale e umano di questa terra. Dal Roero all'Alta Langa, attraversando la Langa del Barbaresco prima e quella del Barolo poi, questa strada porta i visitatori nei luoghi più suggestivi del territorio, invitandolo a leggere il paesaggio che lo circonda e suggerendo gli aspetti della cultura e della tradizione che ne hanno modificato il carattere. Una vera e propria interpretazione emotiva del territorio che toccherà i più affascinanti belvedere della zona. La prima di queste tappe è la rocca che domina Vezza d'Alba da cui si può godere una vista di 360 gradi sulle colline del Roero e sui suoi paesi, sui boschi e filari di viti. A Magliano Alfieri è consigliata una sosta al Castello e alla chiesa di Sant'Andrea. Se vi soffermate sul sagrato potete ammirare la valle del Tanaro, i primi rilievi delle Langhe, e, sulla destra, l'abitato di Alba. Colline, viti, boschi, borghi e castelli e poi, il fiume, il Tanaro tanto caro a Giuseppe Fenoglio, che attraversa Alba, la città delle cento torri e dal profumo di tartufo e che rappresenta lo spartiacque naturale tra Langhe e Roero.



Sembra che il cuore della gastronomia piemontese sia da ricercare proprio sulle colline che, tra settembre e dicembre, si arricchiscono dei famosi tartufi bianchi. "Cercatelo con i vostri tabui sotto le placide quercie o sotto gli antichi olmi, esplorate attorno ai solenni salici o fra la dirompente robinia: quando apparirà al vostro sguardo dal cuore della terra in tutta la sua sovranità, non potete che rimanerne conquistate". Queste parole si possono leggere sul sito dell'Unione delle Associazioni trifulau piemontesi, che sostiene l'attività dei "cercatori di tartufo" salvaguardando il mondo della trifola che da anni raccoglie attorno a sè atmosfere, leggende, fantasie. Sì, perchè la storia del tartufo ha origini antiche e ricca di sorprese.



La genesi ci narra di Giacobbe come un gustatore di "dudaims" e i greci ci hanno lasciato il termine ydnon da cui deriva quello di idnologia, la scienza dei tartufi. Plutarco lo definiva "un connubio tra pioggia, calore e terra" mentre secondo Plinio era "un vero miracolo della natura". La sua fortuna ovviamente è in parte dovuta alle presunte proprietà afrodisiache, ragione per cui il tartufo viene dedicato ad Afrodite, la dea dell'amore. Se nel Medioevo il tartufo viene estromesso dalla cultura ufficiale, sopravvivendo solo nelle tradizioni popolari, nel Settecento fu finalmente riscoperto. E ancora oggi, quando l'autunno diffonde nell'aria i suoi profumi e ci mostra i suoi caldi colori. Alba indossa il suo abito più bello per accogliere coloro che amano il nobile tubero. Ogni anno infatti la cittadina ospita la Fiera del Tartufo Bianco. Nata nel 1929 come Fiera mostra campoinaria a premi dei rinomati Tartufi delle Langhe, è inserita a tutti gli effetti nei festeggiamenti della Festa Vendemmiale. I tartufi, che normalmente si vendevano a 120 o 150 lire al chilogrammo, nel sabato di fiera potevano raggiungere anche le 200 lire. Sospesa durante la guerra, venne riproposta nel 1945 come testimonianza del desiderio degli Albesi di riprendere e di riscoprire le antiche tradizioni. A quel punto il prezzo del tartufo aveva raggiunto le 3000 lire al chilogrammo. Oggi è un evento internazionale che vede sfilare oltre all'ormai celeberrimo Tuber Magnatum Pico, anche i grandi vini, i salumi e i formaggi tipici. Letteratura e gastronomia, ecco due modi per accostarsi a queste terre.



Seguendo il percorso che Cesare Pavese racconta ne "La Luna e i falò", in "Paesi tuoi" o ne "I mari del sud" è possibile compiere un vero e proprio viggio letterario. "Sentivo tra i peschi arrivare il treno e riempire la vallata" dice Pavese e ancora oggi il profumo dei peschi di Santo Stefano Belbo si spande nella vallata. La prima Fiera del Pesco si tenne proprio in quel 1908 in cui nasceva Pavese, una fiera che era l'espressione di una comunità che attraverso l'innovativa cultura della pesca cercava di migliorare la propria condizione economica e sociale. Oggi il pesco roerino è un presidio tutelato da Slow Food. Il nostro viaggio tra Langhe e Roero può poi continuare fino all'antico borgo di Neive, in provincia di Cuneo, uno dei borghi più belli d'Italia per merito delle sue incantevoli dimore storiche. Il centro storico presente un impianto medievale con le caratteristiche case dai tetti rossi che si affacciano sui vicoli e addossate l'una alle altre. Il nome di questa cittadina viene legato a quello del suo parroco, don Giuseppe Cogno, che nel 1961 fondò la Cantina del Parroco di Neive.



Era nato a Novello, vicino a Barolo, e nelle sue vene scorreva il tenace sangue del langarolo. Negli anni sessanta fu nominato parroco della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Neive dove, per convincere i giovani del paese a restare a lavorare la terra invece che emigrare verso Torino, non esitò ad utilizzare le vigne della parrocchia. E' anche grazie all'opera di questo intraprendente prete, infatti, il quale arrivò a produrre fino a 90 mila bottiglie l'anno tra Barbaresco, Dolcetto e Barbera, se Neive è oggi uno dei luoghi di elezione del Barbaresco. La Cantina San Michele, erede diretta di quella fondata da Cogno, ne persegue gli obiettivi: le ridotte produzioni per ettaro, la particolare collocazione dei vigneti, le tecniche di coltivazione e di vinificazione aggiornate al progresso tecnologico ma sempre nel rispetto della tradizione. E' solo in questo modo che vengono garantite salubrità ed eccellenza dei vini. Su ogni borgo di Langhe e Roero veglia un castello. Dalla sommità delle colline gli antichi manieri raccontano la storia di questa terra e delle famiglie di cui portano il nome: Falletti, Roero, Alfieri. O narrano ancora le leggende di cui sono stati protagonisti.



Come il Castello della Volta di Barolo o quello di Pruneto, circondati da un'aura di mistero e di tradizioni popolari. Il Castello di La Volta, visibile sin dalla piana di Alba che da quella di Narzole, si trova sulla cima della dorsale che conduce da Novello a La Morra. Dal Castello si gode un panorama di una bellezza solo leggermente inferiore a quello del famoso belvedere di La Morra. Da una parte, il mare collinoso dell'astigiano, dell'Alto Monferrato e delle Langhe e dall'altro, la valle del Tanaro e l'altipiano che si estende da Mondovì a Cuneo, sotto l'imponente cerchia delle Alpi Marittime e Cozie. Secondo alcune memorie, conservate nell'archivio storico di Casa Barolo, durante le guerre tra Francesco I re di Francia e Carlo V imperatore di Spagna, i francesi occuparono queste terre considerandole come imperiali e ordinarono la distruzione dei castelli di La Morra, L a Volta e Barolo, tutti di proprietà dei Falletti. Proprio Scipione Falletti, che si trovava in Francia tra il 1510 e il 1520, riuscì a far sospendere la demolizione. Purtroppo questo suo intervento non riuscì a salvare il Castello dalle distruzioni delle guerre successive. Treiso era con ogni probabilità il punto in cui era stata posta la pietra del terzo miglio della strada romana Magistra Langarum che da Alba Pompeia conduceva nella Provenza francese. Intorno a Treiso sorgono diverse cappelle campestri e monumenti, tra cui quello dedicato ai caduti in ricordo degli eroi della Resistenza.



Una delle leggende legate al borgo di Treiso narra di sette fratelli blasfemi che, colpiti dall'ira divina, sprofondarono nelle gole naturali del territorio. Oggi queste zone, chiamate appunto gole delle Rocche dei Sette Fratelli, si possono ammirare ancora. Su queste colline sono state scritte intere pagine di storia d'Italia.



Beppe Fenoglio, narratore, partigiano e testimono di quegli anni, definì Treiso "un paese per vivere in pace" in contrasto con il dolore che trasudava dalle pagine dei suoi romanzi. Oggi su queste colline, in autunno, si vendemmia il Nebbiolo da Barbaresco, da cui nasce l'omonimo vino. Quasi al confine tra Langhe e Monferrato, Trezzo Tinella è un piccolo borgo circondato dai boschi. Dal Boscasso sembra di essere sul tetto del mondo. Da lì si possono vedere le montagne che si rincorrono tra la Valle d'Aosta e la Liguria. In queste terre le tradizioni contadine e la necessità di commercio hanno creato certe figure che sono ormai entrate nella leggenda, come i cadreghé, costruttori artigianali di sedie, e i cartuné, carrettieri. Il loro andare di cascina in cascina per portare prodotti e notizie da altre città alimentavano scambi e leggende. La narrazione era un bene prezioso nelle veglie che, dopo il tramonto, trasformavano le cascine in veri e propri teatri improvvisati. Benevello, Bossolasco e Murazzano si trovano vicino allo spartiacque tra il bacino orografico del Belbo, a sinistra, e del Cherasca. Qui si possono distinguere i versanti a franapoggio, con pendenze più dolci ed esposti a nord-ovest, che ospitano seminativi, cascine e coltivi, da versanti a reggipoggio, esposti a sud-est e coperti di vegetazione.



Nello semisferio di Benevello è tuttora praticato lo sport tradizionale delle genti della Langa e dell'entroterra ligure, il "balon", o pallone elastico, descritto da Pavese, Fenoglio e Arpino con maestria.



Benevello segna l'ingresso nell'alta langa, il belevedere naturale sul territorio circostante. Qui le colline sono ricoperte da boschi rigogliosi con cui gli uomini della Langa hanno instaurato un legame forte, reso indispensabile da un'economia semplice e indissolubile grazie al rispetto per la natura. Al centro del paese si trova un castello, risalente al 1100 che, ancora oggi, costituisce il cuore del centro storico. Stiamo per entrare nella terra del Dolcetto e del Barolo, tra colline e vigneti, dove regnano armonia e quiete. E' qui che sorge Sinio, antico borgo di origine medievale con un concentrico a forma di scudo araldico, una struttura non particolarmente diffusa nelle Langhe. Sinio è dominato dal castello, sorto sulle rovine di quello precedente andato distrutto per volere degli Sforza nel 1413 e risorto grazie alla famiglia Del Carretto. A Sinio il 14 agosto rivive la tradizionale "Notte delle Masche" con le fattucchiere, ritenute responsabili dei sortilegi e degli avvenimenti terribili che popolavano i racconti dei vecchi del paese, e gli incubi dei più piccoli. Cissone, borgo che domina la vallata selvaggia e ricoperta di boschi scavata dal torrente Riavolo, sembra avere origini romane. La conferma arriva dal ritrovamento della stele funeraria che oggi è conservata nel Municipio. Spostandosi da Cissone verso Serravalle Langhe è possibile vedere il classico paesaggio "a mosaico" della Langa originaria: in uno spazio ristretto convivono mais e grano, noccioli, pascoli, boschi e qualche vigna.



Bossolasco, la "perla delle langhe" nonchè "Paese delle rose", merita senz'altro una sosta. Crocevia per Dogliani, il paese ha origini antichissime. Nel 173 a.C. venne promossa da parte del console Pompilio Lenate una sanguinosa campagna punitiva nei confronti dei Langharoli, rei di non rispettare il potere di Roma. I superstiti trovano rifugio presso il Belbo, a pochi chilometri dalla sorgente, tra lre boscaglie. Il piccolo agglomerato che, in seguito, sorse in quella zona venne chiamato Buxale ad Belbum, vale a dire "luoghi che alimentano i bossi presso il Belbo". Il paese fu poi trasferito in collina e assunse il nome di Buxlacum. L'ultimo dei marchesi di Bossolasco, della famiglia dei Balestrino di Alberga, lasciò a ricordo del suo dominio il palazzone di mole quadrata che ancora oggi domina la piazza della chiesa. Oggi Bossolasco è conosciuto soprattutto per le passeggiate che propone alla scoperta della natura, come quella della "Lavanda" sul declivo del boschetto di conifere dello Squailetto o quella della "Torre del Cassino", romantica stradina attraverso castagneti ricchi di funghi, fontane e ruscielli. Definito "scudo e chiave del Piemonte", il paese di Murazzano si trova in una posizione davvero strtegica. La sua torre quadrata, che raggiunge i 33 metri di altezza, è la meglio conservata tra quelle che punteggiano le colline dell'Alta Langa. In periodo di scorrerie saracene, la torre aveva funzione di avvistamento e segnalazione. Ma questo antico borgo lega il suo nome a uno dei formaggi più famosi del Piemonte, il Murazzano. L'origine della più antica e prelibata tra le Robiole del Piemonte risale addirittura ai Celti: il termine "rubeola" indicava infatti il tipico colore rossiccio assunto dalla crosta del formaggio quando la stagionatura veniva prolungata nel tempo. Nelle Langhe il Murazzano è l'emblema di una tradizione contadina radicata che vede nella robiola una fonte essenziale di sostentamento, frutto del duro lavoro della terra. Non ci si deve stupire pertanto se le sue origini sono ammantate di leggenda. Normalmente il Murazzano viene consumato alla fine del pasto, in solitudine o abbinato ad altri formaggi piemontesi ma è strepitoso se degustato con pepe e olio extravergine di oliva. Per i vini non ci si deve allontanare da quelli delle Langhe. Notevole l'abbinamento con il Barbera d'Alba.



Con i suoi 896 metri sul livello del mare, Mombarcaro è il punto più alto delle Langhe. Nei suoi dintorni meritano una passeggiata la chiesa sconsacrata di San Rocco, piccolo edificio in pietra definito da Fenoglio "una più nera nave ormeggiata sulla nera cresta del nulla" e la pittoresca borgata di Cadilù, epicentro del breve e sarcastico racconto "Pioggia e la sposa", sempre di Fenoglio. Monbarcaro deriva il suo nome dal latino mons, che significa "monte" e barcari, barbarizzato da barche, il monte da cui sorgevano velieri e grosse barche. Un nome emblematico per quella che viene definita "la vetta delle Langhe". Da qui, infatti, lo sguardo può spaziare dalle cime delle Alpi Marittime alle nevi perenni del Monte Rosa e si dice che, nelle giornate particolarmente limpide, sia possibile scorgere il luccichio delle onde del mare di Liguria. I dintorni di Monbarcaro stupiscono: la campagna è punteggiata da piccoli borghi, spesso costituiti da poche case in pietra lungo la strada.



A ridosso della Valle Bormida e dall'Alta Valle Belbo, si trova Camerana, una serie di borgata adagiate su un'ampia conca del fondovalle lungo la Bormida. Tra i rigogliosi boschi della Selva Pallarea e del Foresto, il pianoro si protende verso la Valle Belvo fino al capoluogo, il borgo la Villa, annunciato dallo svettare dell'antica torre che si erge ancora in piedi a dispetto del passare dei secoli. L'antico maniero, di cui oggi restano solo le mura e le fondamenta, risale al X secolo: in un documento del 967 si fa menzione di un piccolo appostamento difensivo.La posizione era strategica, a cavallo delle maggiori vie di comunicazione che collegavano l'entroterra piemontese con la riviera ligure, la cosiddetta "via del sale". In seguito, la fortificazione fu trasformata in un castello. Demolito il maniero nel 1937, si salvò solamente la torre. Ma questo avvenne solo per il fatto che nessuno sapeva come abbatterla. Dalla sua sommità si gode la vista del borgo di Villa e si può osservare l'intera Valle Bormida. Anche qui, come in molti altri luoghi di questo itinerario ideale, è la natura a farla da padrona: la Riserva Naturale delle Sorgenti del Belbo è una zono incontaminata, perfetta per passeggiate a cavallo o escursioni. Nelle Langhe sono molti i frutti spontanei che la natura offre all'uomo: noci e castagne con il loro alto valore energetico sono ingredienti di base di numerose ricette tipiche della cucina langarola. Le piante e le erbe aromatiche sono spesso utilizzate per cucinare: l'ortica, ad esempio, viene usata come ripieno per gli agnolotti, mentre la malva è conosciuta per le sue proprietà sedative. Ve ne sono alcune però che sono soggette a protezione assoluta: stiamo parlando di circa 70 specie di piante di cui è assolutamente vietata la raccolta nel territorio di Langhe e Roero, tra cui spiccano 43 varietà di orchidee, circa la metà del patrimonio italiano.
LA MAGIA DEL CIOCCOLATO





E' il peccato di gola assoluto, uno dei simboli gastronomici del terzo millennio. Anche sulla tavola di Natale oltre a panettone e pandoro trionfani i dolci al cacao.



Ci sono le regole ci sono le eccezioni. Una regola in materia di dolci per le massime ricorrenze della cristianità dice: panettone e pandoro a Natale, uova di cioccolato a Pasqua. Poi ci sono gli uomini con le loro passioni e i loro piccoli vizi, con quegli strappi alle regole che permettono di andare avanti e di ingoiare rospi amari, grossi e indigesti. Così da una decina di anni, cacao e cioccolato sono diventati il peccato di gola assoluto. Se si dovessero scegliere un paio di simboli nel nuovo secolo, forse a livello di "salato" si potrebbe promuovere il tonno appena scottato e non vi è dubbio che a livello dolce il più votato sarebbe il cioccolato. Le carte dei ristoranti, alla voce dessert, sono almeno per metà piene di preparazioni al cacao e aprono pasticcerie e gelaterie dove il cioccolato è ovunque, anche nell'insegna. E ancora le barrette dai mille profumi che fanno impallidire i ricordi di quando, io ragazzino, potevo scegliere solo tra cioccolato bianco e quello al latte, perchè già quello fondente era una rarità solo per adulti.



Nel settore si confermano fuoriclasse come Amadei, Domori e Valrhona; e spuntano i nuovi campioni come l'Offelleria Rizzati e Giraudi con lavorazioni sempre più spinte verso giochi di texture, di forme e di colori, azzardando insoliti accostamenti con spezie, vino e birra. Tra i grandi maitre chocolatier italiani spicca Gobino, tradizionalmente legato al suo Piemonte, che crea creme al gianduia e gianduiotti, senza disconoscere le potenzialità dei vari cioccolati monorigine per le loro svariate sfumature gustative, ideali in degustazioni magari insolite con distillati di birra di Vittorio Capovilla e un nuovo laboratorio in Torino. Il cioccolato interpretato da Boidi della pasticceria Giraudi in provincia di Alessandria è unico. Afferma che i clienti vogliono per la maggiore prodotti legati fortemente alla tradizione, come i cremini e le creme al gianduia, anche se riconosciamo la bravura di questo artigiano in processi innovativi, con giochi di consistenze e spessori nati da prodotti aggiunti al cioccolato come caffè, pistacchi e nocciole.



Il suo gioco si completa con i "cioccolatini d'aperitivo", ripieni di varie tipologie di formaggi, del bravo affinatore Guffanti (alias Carlo Fiori) o a cui vengono aggiunti vari tipi di sale. Per Devoti la tendenza è comunque rivolta verso la semplicità, cercando di partire dall'inizio, per far conoscere profondamente il vero gusto del cioccolato al consumatore, partendo dal blend per ottenere migliori cioccolate da tazza e giocare sulla qualità nutrizionale e gustativa delle creme spalmabili, che dovrebbero essere assaporate in un'ottica di raffinatezza assieme a un buon vino. Per assaggiare tutte e tre le creme di Rizzati bisogna essere fortunati: questo pasticcere di Ferrara è stato il primo in Italia a proporre creme di cioccolato fondente al vino rosso, con l'Amarone o con il Sassonero. Invece, col mastro birraio Teo Musso collabora da anni per proporre cioccolatini e creme alla birra doppio malto Noel.



Rizzati allievo del grande Catinari, è un crogiuolo di idee. Produce ben ottanta tipologie diverse di praline come quelle al tartufo, alle mandorle, zucca candita violina, pistacchi di Bronte, caramello e burro salato fino alle nuove praline serigrafate dal n° 1 a 15 ognuna contenente uno scrigno fatto di varie spezie. Le sue nuovr concezioni di canditi sono incredibili; si va dalla giuggiola candita e ricoperta di cioccolato 70 %, fino alla rivisitazione dell'arancia candita. Caffarel seguendo l'idea del Bicerin torinese ha creato Monvisio, una pralina con all'interno, in armonico equilibrio, panna, caffè e liquore. Venchi per il dolce Natale propone Tuffée Prestige confezionati interamente a mano in tre sorprendenti varietà: Prestige Oro, Rosso o Argento. Venchi produce da anni il tradizionale gianduiotto, fatto secondo tradizione con una massa di burro di cacao e crema gianduia di nocciole del Piemonte e cioccolato.

venerdì 3 ottobre 2008

AMBIENTE E MEZZE VERITA’

“Sulla salute della gente non si deve creare allarmismo per fini politici”
Nelle ultime settimane la nostra città è stata oggetto di una serie di accuse di un certo ambientalismo di maniera, usato a fini strumentali politici come elemento di accusa verso il Sindaco in carica, quasi che i problemi ambientali abbiano una origine recentissima.
Da tale quadro la nostra città è stata dipinta a tinte fosche, quasi come un girone infernale, infestato da miasmi e microbi (con tanto di fotografie sulla stampa di grottesche mascherine mediche, che notoriamente hanno una funzione ben diversa e non servono certo ad impedire di aspirare bacilli, come sanno, seriamente, gli addetti ai lavori). Allora, poiché il tema ambientale è una cosa seria, cominciamo a parlarne in modo serio, con dati e informazioni.
Intanto non è affatto vero che la nostra città è una specie di agglomerato di inquinamento da terzo mondo.
Infatti, il Rapporto Ecosistema Urbano 2008. effettuato da Legambiente con l’elaborazione dell’Istituto di Ricerche Ambiente d’Italia, e pubblicato su il Sole 24 Ore nel mese di ottobre 2007 (su dati dei Comuni del 2006, e quindi ben prima della nostra amministrazione), indagando sul quadro ambientale nei 103 comuni capoluogo di provincia attraverso una serie di parametri (e non solo pretestuosamente su uno), dimostra che non c’è una città in grado di stagliarsi nettamente sopra le altre per qualità ambientale complessiva.
Vero, dirà qualcuno, che la logica del “mal comune mezzo gaudio” non soddisfa, ma intanto documentiamo ai nostri denigratori due cose semplici e vere: la prima, che non è vero che siamo un caso limite, la seconda, che l’ambiente non è di destra o di sinistra.
Si rileva poi una seconda considerazione: le condizioni di salute di un territorio non si misurano, negli studi seri, solo puntando il dito (per ragioni evidenti di parte) su una questione, ma analizzando un paniere di indicatori (nello studio in esame ben 125), che osservano molti elementi (Pm10, passeggeri del trasporto pubblico, sistemi di raccolta rifiuti, sistemi di smaltimento fanghi, depurazione, NO2, solo per citarne alcuni).
Ma accettiamo pure (per ora, indicheremo prossimamente altri temi su cui vi sono ben altre responsabilità) il confronto su un solo parametro, quello del Pm10 o polveri sottili: ebbene, nel 2006 la nostra città era al 75° posto in classifica, con valori sopra la media, ma per onestà intellettuale noi riconosciamo che non era la sola, trovandosi con ben altri 33 Comuni capoluogo a segnalare, con le centraline, valori al di sopra del limite normativo.
Una sola domanda: perché allora, con un Sindaco di sinistra, l’Assessore Provinciale all’Ambiente non aveva nulla da dire? Non mi pare corretto interpretare i dati per fare politica. E poi gravissimo farlo usando la demagogia per creare allarmismo tra i cittadini. Parliamo pure dei Pm10, che, a giudizio di questi ambientalisti a metà, sarebbero la causa delle malattie della gente (tanto da dover mettere mascherine per girare in città, poco prima di evacuarla). Ebbene, si leggano la dichiarazione del famoso oncologo Umberto Veronesi, intervenuto a Milano alla presentazione dello “Studio su mobilità e inquinamento da Pm10 in ambito urbano”.
“Non è vero, ha detto Veronesi, che le polveri sottili (Pm10) sono tra le prime cause di tumori polmonari”.
Sulla base della triste classifica rappresentata dal rapporto ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (dati 2004), Veronesi ha indicato che ai primi posti per i rischi alla salute ci sono la cattiva alimentazione (35%) ed il fumo da sigaretta (30%), mentre l’inquinamento atmosferico incide in modo marginale, collocandosi penultimo in classifica (2%). Non basta: un altro luogo comune vuole che siano le auto le principali responsabili di tale inquinamento, che pure come abbiamo ricordato ha un peso minore sulle gravi patologie. E’ una convinzione errata. Secondo gli ultimi dati ufficiali (anno 2004) della Commissione Europea, pubblicati su Il Sole 24 Ore, il traffico privato contribuisce alla produzione della CO2 di origine umana solo per il 12% contro il 14 dei trasporti pubblici, il 16 delle attività industriali, il 19 dei consumi domestici, il 39 degli impianti di produzione di energia. Secondo i dati della Organizzazione Mondiale della Sanità, sopra citati, il traffico stradale che va a gasolio è responsabile solo del 29% delle emissioni di Pm10, ma le auto incidono, su tale percentuale, solo per l’8%, e di questa ultima percentuale, solo l’1% è generato dalle vetture che sul libretto di circolazione risultano compatibili con le direttive Euro 3 e Euro 4, cioè quelle di ultima generazione.
Come si legge, non sono opinioni, ma dati, e non di parte, perché tra le fonti di uno studio commissionato al Csst (Centro Studi Sistemi di Trasporto) si posso citare l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e servizi tecnici) e l’Arpa (Agenzia regionale prevenzione e ambiente della Lombardia.
E non si pensi che il parco auto di recente generazione sia minoritario, perché a livello italiano esse oscillano tra il 30% ed un 45% del totale. Quindi, impedire a tale parco auto di circolare, ad esempio con sistemi di chiusura totale del traffico, incide in misura millesimale sul contenimento delle polveri sottili.
Vogliamo allora costringere le persone anziane a non circolare in centro città perché non hanno le risorse finanziarie per acquistare un’auto di nuova generazione? Ma quanti chilometri percorrono queste persone, qualcuno lo ha calcolato, oppure si vuole andar dietro alle esigenze di incremento di vendite delle case automobilistiche? Seriamente, recenti studi, basati sulla chiusura dei principali centri urbani italiani negli scorsi anni, dimostrano che gli stop al traffico non servono a ridurre la quantità di polveri sottili presenti in atmosfera, perché sono altre, come si è visto, le principali cause inquinanti: sono le fabbriche, le centrali termiche, i sistemi di riscaldamento.
Ma è comodo, per giustificare scelte politiche quali la chiusura del centro storico, usare l’ambiente come deterrente, sfruttando l’ignoranza della gente su questi temi così specifici e per addetti ai lavori. Comodo, ma politicamente scorretto.
Per questo, se vogliamo ragionare di ambiente in termini seri e non con una presuntuosa ottica di parte, dobbiamo predisporre piani integrati di difesa dell’ambiente, che esaminino tutti i parametri, basati su dati e non su opinioni, con il supporto di autorevoli esperti, affinché vadano veramente a difendere i cittadini, e non a costituire errate premesse preconcette e, come si è dimostrato, del tutto inutili a ottenere una reale tutela della salute pubblica.

Piercarlo Fabbio
IO SONO ONOREVOLE





Io che mi alzo al mattino anche quando ho sonno, e vado a lavorare con i mezzi pubblici schiacciato tra la gente, magari sotto l'ascella di qualcuno più alto.



Io che pago l'abbonamento ai mezzi pubblici con i miei soldi, e non mi muovo abusando di automobili pagate da altri.



Io che lavoro onestamente e con serietà, che mi impegno per essere più professionale.



Io che faccio la spesa con attenzione per far quadrare i conti.



Io che pago l'affitto con i miei soldi.



Io che butto le carte di caramella nel bidone, e non per strada.



Io che offro un caffè al mio collega.



Io che in metropolitana mi alzo per far sedere una signora.



Io che pago il conto in pizzeria.



Io che a volte perdo il sonno per la difficoltà della vita.



IO SONO ONOREVOLE, e tutti quelli come me.
PIEMONTE SEMPRE PIU’ POVERO E PENALIZZATO

Il sostegno della Regione Piemonte al sistema imprenditoriale è sensibilmente diminuito con la Giunta-Bresso. La conferma viene da un recente studio, il rapporto Met (Monitoraggio economia territorio): nel corso del 2006, ultimo anno rilevato, le agevolazioni erogate dalla Regione alle imprese sono state pari al 35% del totale delle risorse pubbliche erogate, contro un 46% riferito al 2004, ultimo anno in cui ha governato in Piemonte una Giunta di Centrodestra. Nel corso degli anni il peso degli aiuti regionali è andato costantemente aumentando, anche per l’attenzione del decentramento legato alla legge Bassanini.
Con la Giunta-Bresso si è avuta una secca inversione di tendenza, che probabilmente è stata determinante anche nel ridurre il complesso delle risorse assegnate alle imprese. Ad esempio, nel 2004 sono stati erogati aiuti per 350 milioni di euro, contro i 313 del 2005 e i 318 del 2006.
Sono elementi che confermano il sostanziale immobilismo della Giunta di Centrosinistra in materia di attività produttive. Il trend calante del sostegno alle attività produttive, industriali ed artigianali, è rilevabile anche nel rapporto relativo all’incidenza delle erogazioni sugli investimenti: era il 5,2% nel 2004, è sceso al 4,4% nel 2006.
L’aumento dell’indebitamento della Regione non è servito ad alimentare gli investimenti né pubblici, né privati. E’ un fatto grave che rischia di minare la competività del Piemonte nel prossimo futuro. Inoltre, contrariamente alle ottimistiche promesse della Giunta, i tempi dei pagamenti si sono allungati, mettendo in grave difficoltà interi reparti dell’economia. Ciò non tocca unicamente le risorse direttamente erogate dalla Regione, ma anche quelle che passano tramite i Comuni e gli altri Enti, che gestiscono fondi regionali. Le attese si allungano in modo scandaloso, compromettendo i bilanci di molte aziende. Anche il blocco degli impegni stabilito dalla Giunta negli ultimi due mesi del 2007, non è stato che un espediente contabile,, che di fatto ha trasferito molte spese nel 2008, accrescendo le difficoltà a darvi copertura.
Invece, a quanto risulta dalle dichiarazioni del Ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, i conti dello Stato sarebbero floridi. Allora viene spontaneo chiedersi perché il Governo non versi alla Regione i 4 miliardi di euro che deve al Piemonte? A fine anno l’ormai (fortunatamente) ex presidente Prodi aveva annunciato la riduzione del deficit al 2%, un dato migliore delle attese, e nei giorni successivi lo stesso ministro Padoa Schioppa, solitamente prudente, ha diffuso una nota in cui certifica la buona situazione dei conti pubblici, soprattutto per l’accresciuto gettito fiscale, cioè per il fatto che gli italiani pagano più tasse. Ma di ciò ha beneficiato unicamente il Governo, che ha persistito nel tenere ben stretti i cordoni della borsa rispetto invece ai soldi che deve alle Regioni ed agli Enti Locali, che presentano difficoltà più o meno gravi di cassa.
E la Regione Piemonte è costretta ad iscrivere il proprio bilancio qualcosa come 4 miliardi di euro di residui passivi, cioè di somme accertate, derivanti per la maggior parte da trasferimenti statali. Io stesso ho presentato un’interrogazione alla Giunta-Bresso per chiedere il motivo per cui non ritenga di sollecitare il Governo a pagare il dovuto alla Regione. Intanto siamo ormai giunti a metà del cammino dell’ottava legislatura della Regione Piemonte e, con la chiusura del 2007, inizia il primo periodo dei bilanci.
Dopo l’anno che ci siamo lasciati alle spalle non possiamo che registrare un risultato complessivo che, come tutti i piemontesi possono constatare ogni giorno, non può che avere un segno fortemente negativo. A cominciare dalla situazione dei trasporti, il 2007 non può che essere definito un “Annus Horribils” per l’intero territorio regionale, sia sotto l’aspetto delle prospettive future sia per quanto concerne l’amministrazione del quotidiano. La concentrazione della TAV e del Terzo Valico ancora latita e l’impegno della Giunta a sostegno dei progetti continua ad essere altalenante, nella speranza che la decisione finale (qualunque essa sia) venga presa da altri e la maggioranza non debba così subirne le conseguenze.
Contemporaneamente la fotografia della rete dei trasporti pubblici regionali è, ogni giorno, più drammatica: i pendolari soffrono quotidianamente sia per i ritardi sia per condizioni igieniche e di sicurezza costantemente in peggioramento. Con il 2007 e la pianificazione dei nuovi orari, è poi stata addirittura “metabolizzata” la dilatazione dei tempi di percorrenza: il nuovo record, per i treni in arrivo a Porta Nuova tra le 8 e le 10 del mattino, assegna il ritardo in ben il 53% dei casi.
Incapacità amministrativa della Giunta, che Alleanza Nazionale ha continuato a sottolineare e denunciare in tutto il corso dell’anno, soprattutto quando diventa grave, come nel caso del “colpo mortale” assestato dalla Presso al Sistema Sanità del Piemonte. Se infatti l’agonia dei trasporti e delle comunicazioni della Regione, tra Ztl e limitazioni, colpisce sia i pendolari e le fasce deboli sia l’artigianato, il commercio e la piccola imprenditoria, il nuovo Piano Sanitario aggredisce in modo indiscriminato tutti i piemontesi. Avevamo ribadito in Aula come, dietro al nuovo Piano, non vi fosse altro che aumenti di spesa e tagli ai servizi.
Purtroppo in pochi mesi le nostre considerazioni hanno avuto la conferma nei fatti: la dilatazione sconsiderata delle liste d’attesa e una spesa balzata dai 6 miliardi di euro nel 2004, ai 7 miliardi e mezzo nel 2007, non sono che i primi risultati, mentre le province piemontesi già temono per la sopravvivenza delle proprie ASL e delle proprie strutture ospedaliere e l’indice di gradimento della nostra Sanità viaggia in picchiata. Sempre nel 2007 sono poi stati completamente dimenticati dall’amministrazione Presso sia i piccoli Comuni sia le esigenze delle categorie produttive: solo garantirà alle famiglie piemontesi una reale e concreta libertà di scelta del modello educativo (aumento degli assegni di studio, dotazioni organiche e rimborsi per il trasporto).
E’ una buona legge sullo studio, che consentirà a tutti di scegliere dove studiare senza creare alcun favoritismo per i ceti ricchi. Ci auguriamo che, con il 2008 e le tante nuove sfide che attendono il nostro Piemonte, ci possa essere una collaborazione maggiore e meno spirito di parte. Fin qui l’azione Presso e della sua Giunta non ha dato certo risultati positivi, vedremo ora cosa riserverà il futuro: Alleanza Nazionale saprà sempre continuare ad essere presente e fare la propria parte.
IL PETROLIO VOLA: CI SALVA L’EURO. PER ORA

L’inarrestabile corsa del prezzo del petrolio, che ieri ha toccato la quota record di 89 dollari, verso la barriera psicologica dei 100 dollari al barile (una misura internazionale che equivale a 159 litri) è un evento dal quale gli italiani non hanno ancora subito le conseguenze nelle loro tasche. Nel senso che, ad esempio, il prezzo della benzina non è schizzato all’insù come sarebbe stato normale. Il merito? E’ tutto del dollaro la cui persistente debolezza ha finora compensato quasi del tutto l’impennata del prezzo del greggio.
Ma fino a quando potrà durare la forza dell’euro che ci consente di acquistare petrolio pagandolo quasi allo stesso prezzo di prima solo perché servono meno dollari in cambio di un barile? La pacchia (si fa per dire) non potrà durare a lungo. La debolezza del dollaro, infatti, è destinata a finire quando George Bush lascerà l’anno prossimo la Casa Bianca al suo successore (Hillary Clinton, Barach Obama o chi altri) il cui obiettivo primario sarà quello di ridurre l’impegno delle truppe americane in Iraq. A quel punto il biglietto verde tornerà a rafforzarsi e noi finiremo inevitabilmente per sentire la morsa piena del prezzo del petrolio. A meno che il prezzo del barile, nel frattempo, non torni a scendere a livelli più accettabili (che gli esperti indicano tra i 40 ed i 60 dollari).
E’ una previsione verosimile? Tutto dipende dalle tensioni in Medio Oriente (il braccio di ferro tra gli Stati Uniti e l’Iran non depone bene in questo senso) e dalla ripresa economica mondiale sulla quale pesa non poco l’enorme fame di energia di paesi come Cina e India che stanno crescendo a un ritmo del 10% l’anno.
Per non legare i nostri destini a quanto succede fuori da casa nostra, l’Italia ha una sola strada da percorrere che, a parole, il Governo ha già detto di voler seguire: quella di usare l’elevatissima tassazione della benzina come cuscinetto per compensare il rialzo del petrolio.
Ogni volta che sale il greggio, il Governo ridurrebbe le tasse in modo di lasciare invariati i prezzi al consumo. Ma la confusa situazione politica italiana renderà possibile tradurre questa semplice promessa in realtà?
ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE

E’ ovvio che ogni giorno per raggiungere il risultato di economizzare sulla spesa e ottenere comunque piatti appetitosi è necessario impegnarsi un po’ nella scelta degli ingredienti, nel modo di cucinarli e dedicare un certo tempo non solo alla preparazione ma anche all'ideazione degli stessi. Ed è proprio il tempo che manca a molte donne che lavorano e che nelle poche ore libere hanno sulle spalle le faccende, la cura dei figli e tutto quanto fa riferimento alla famiglia.
Le operazioni necessarie per la spesa e la cucina pur essendo importanti per l'andamento familiare vengono spesso infilate di corsa, nei ritagli di tempo, tra una cosa e l'altra. Ed ecco che si comprano ingredienti che fanno risparmiare tempo (ma assolutamente non denaro) come l'insalata già lavata, le verdure surgelate perché già pronte per essere cucinate, i sughi in vasetto che basta solo scaldare e molti altri piatti già pronti solo da infilare per qualche minuto nel microoonde.
Il conto della spesa sale perché oltre al prezzo dell'alimento in se, si paga anche il tempo è stato necessario a qualcun altro per prepararlo, grande azienda o artigiano che sia. In tempi in cui molte famiglie dichiarano di non arrivare alla fine della terza settimana, proponiamo due esempi di menù a costo molto contenuto completi di primo secondo e contorno, dolce o frutta di stagione, completamente cucinati in casa.
Con Euro 7,862, per quattro persone pari a 1,96 Euro a persona
Calorie totali 6570 pari a 1642 calorie a persona
Spaghetti al sugo di salsiccia Euro 1,955
Ossibuchi di tacchino impanati alle erbe aromatiche Euro 3,787
Insalata Euro 0,58
Semolini dolci agli amaretti Euro 1,54
SPAGHETTI AL SUGO DI SALSICCIA
500 grammi di spaghetti 0,54 euro - 1775 calorie, 150 grammi di salsiccia 0,77 euro - 837 calorie, 100 grammi di cipolla 0,069 euro - 20 calorie, 400 grammi di pelati 0,49 euro - 88 calorie, 20 grammi di olio di oliva 0,086 euro - 180 calorie.
Totale 1,955 euro - 2900 calorie.
OSSIBUCHI DI TACCHINO IMPANATI ALLE ERBE AROMATICHE
800 grammi di ossobuchi 3,24 euro - 1692 calorie, 50 grammi di farina 0,031 euro - 180 calorie, 2 uova 0,43 euro - 150 calorie, 20 grammi di olio di oliva 0,086 - 180 calorie, pane grattugiato, rosmarino, alloro, aglio.
Totale 3,787 euro - 2202 calorie.
Preparazione: Passare nel mixer la farina unendovi qualche foglia di alloro, due o tre rametti di rosmarino senza il ramo legnoso centrale, uno spicchio d'aglio. Infarinare con questo composto gli ossibuchi bene da ambo i lati poi passarli prima nell'uovo e poi nel pane grattugiato. Friggere come d'abitudine.
INSALATA
400 grammi di insalata verde 0,49 euro - 96 calorie, 20 grammi di olio d'oliva 0,086 euro - 180 calorie, aceto, sale.
Totale 0,58 euro - 276 calorie.
SEMOLINI DOLCI AGLI AMARETTI
125 grammi di semolino 0,40 euro - 450 calorie, 250 grammi di latte 0,30 euro - 170 calorie, 50 grammi di zucchero 0,044 euro - 197 calorie, 50 grammi di amaretti 0,50 euro - 120 calorie, 1 uovo 0,21 euro - 75 calorie, 20 grammi di olio d'oliva 0,086 euro - 180 calorie, pane grattugiato.
Totale 1,54 euro - 1192 calorie.
Preparazione: Preparare un semolino con il latte e lo zucchero, incorporandovi poi gli amaretti pestati. Lasciate raffreddare il semolino preparato, dopo averlo steso ad uno spessore di due centimetri. Tagliare a quadretti, e passarli nell'uovo e poi nel pane e friggere a piacere nell'olio ben caldo.